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Le strategie dei partiti con la galassia dei no vax

Dalle periferie del web la protesta ha fatto irruzione nella realtà

Le strategie dei partiti con la galassia dei no vax

Dalle periferie del web la protesta ha fatto irruzione nella realtà. E ora ha nomi, volti, idee, slogan e soprattutto mani con cui afferrare una matita e disegnare una bella «X» sulla scheda elettorale. La galassia di chi protesta - contro i vaccini, le restrizioni, il green pass, il governo Draghi e chi più ne ha più ne metta - è un fenomeno montante, una marea crescente e (come vedremo) non necessariamente minoritaria, con cui la politica è chiamata a fare i conti. E li farà da par suo, sospettiamo, all’italica maniera: scomunicando, da un lato, e corteggiando, dall’altro, ma tenendo rigorosamente fuori dall’uscio le analisi ragionate e soprattutto la comprensione di un fenomeno che si pretende di aver capito senza, magari, nemmeno averlo guardato in faccia.

Una riflessione seria dovrebbe partire da una considerazione che sa tanto di quadro di Magritte: il movimento no vax non è un movimento no vax. Nelle proteste salite agli onori delle cronache non ci sono solo gli avversari «ideologici» dei vaccini o i ferventi sostenitori di cospirazioni intergalattiche. Ovvio, sono lì anche loro, ma non è detto che costituiscano davvero la maggioranza dei cittadini in rivolta. Le cronache ci raccontano qualcosa di diverso. In piazza c’è chi in passato si è vaccinato ben volentieri ma ora non si fida della natura pionieristica di alcuni sieri.

C’è chi il vaccino se l’è fatto, magari pure in doppia dose, ma si batte contro il green pass temendo contraccolpi per la propria attività. Non mancano nemmeno le frange più accese del liberalismo - da sempre avversarie per principio di qualsiasi contrazione della libertà individuale - i docenti di scuola prossimi a «subire» l’obbligatorietà dell’iniezione e perfino qualche medico per il quale si progettano sanzioni. Sono dentro anche movimenti di estrema destra e di estrema sinistra nonché chi, senza un motivo specifico, ma per tanti messi insieme, amerebbe vedere il Governo accomodarsi fuori dalla porta.

Insomma, possiamo pure raccontarci il contrario, ma c’è di tutto in quei cortei e non necessariamente gli analfabeti funzionali da ridicolizzare a favor di campagna vaccinale. Non solo, ma l’impressione è che il bacino d’utenza sia destinato a crescere, piuttosto che a contrarsi, con l’eventuale avanzare del contagio.
E la politica che fa? La Lega di Matteo Salvini li corteggia e Fratelli d’Italia pure. Silvio Berlusconi, invece, si è smarcato e, idealmente, è andato a intrupparsi in quel centrosinistra che, su questi temi, non cede di un millimetro e anzi morde ferocemente i sovranisti, rei di amoreggiare con i nemici del bene comune.

Fin qui il gioco delle parti. Un passaggio interessante, però, è la valutazione che il mondo progressista, attraverso i suoi giornali e i suoi intellettuali, dà delle frange in protesta: sono minoritari, un po’ come i no euro. Un paragone piuttosto infelice considerando che Salvini, proprio battendo su quel tasto, ha portato un Carroccio morente, inchiodato al 6%, fino ad oltre il 30% in appena due o tre anni.

Sono così tanti i noeuro in Italia? Certo che no, sono probabilmente pochi al pari dei no vax duri e puri. Ma erano (e sono) tantissimi gli euro-critici così come sono parecchi gli scontenti, magari stremati da mesi e mesi di pandemia, a cui l’andazzo non piace per nulla, vaccino o non vaccino. Sono loro quelli a cui Salvini e Meloni guardano con interesse, il primo - più goffamente - per controbilanciare la propria partecipazione a un esecutivo dal consenso traballante, la seconda per capitalizzare il proprio ruolo di oppositrice ad ampio raggio.

Anche il M5S, il fu partito della rete, avrebbe in pancia molti protestatari ma ormai, dopo la svolta a sinistra, è di fatto costretto a ignorarli ponendosi fra i custodi dell’ortodossia bicefala vaccini&green pass.

Il risultato è una sostanziale frattura dell’arco partitocratico, solo in parte mitigata dall’incesto di governo, che troverà il primo banco di prova nelle prossime amministrative la cui data, manco a dirlo, è ancora incerta. C’è chi proverà a capitalizzare la propria fermezza, chi a mettere a valore le aperture alla protesta, nonostante il contesto elettorale non c’entri nulla con i nodi sanitari. Si vota per i sindaci, non per i vaccini o i permessi europei. Ma c’è da scommettere che, come al solito, la faccenda peserà e non poco. Il tutto sempre ammesso che si voti. Se per ragioni pandemiche l’apertura delle urne dovesse slittare ancora prenderà fuoco l’ennesimo pagliaio, insieme a tutti gli altri. Comunque la si pensi, la realtà è una: non è (più) solo una faccenda da no vax.

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