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Quell’inferno cantieri sulla via delle vacanze

Traffico autostrade intenso

Traffico autostrade intenso

«Lasciate ogni speranza o voi che entrate». Autostrade per l’Italia dovrebbe accogliere così, attraverso i display luminosi

22 Luglio 2021

Roberto Calpista

«Lasciate ogni speranza o voi che entrate». Autostrade per l’Italia dovrebbe accogliere così, attraverso i display luminosi, gli sventurati inscatolati lungo la rete di infrastrutture più pazze d’Italia.

Sopravvissuto al lungo lockdown, il popolo del secchiello e paletta è pronto per l’agognato riposo. Viaggi in auto, rigorosamente dentro i confini nazionali, mare, monti, laghi. La direttrice è più Nord-Sud che viceversa, ma poi Sud-Nord per il grande ritorno, avanti e indietro su strisce d’asfalto arroventate da un’estate che non fa sconti. E sono dolori. La rete autostradale fa schifo, obsoleta, mal tenuta e con pedaggi particolarmente salati. Ma ci sono dei tratti in cui il disagio si fa incubo.

Come in quella colonna vertebrale che sale e scende dalla penisola sul versante adriatico. Si chiama A/14 l’inferno di cantieri, viadotti sotto sequestro, code chilometriche, asfalto non drenante che è come ghiaccio. Bari-Bologna e poi lo svincolo fino a Padova per esempio: meno di 750 chilometri a circa 80 euro di pedaggio, che richiedono, se si è fortunati, più di dieci ore di viaggio, a meno di non incappare in una giornata no lungo il «tratturo» tra Abruzzo e Marche.

Fa rabbia essere protagonisti, intrappolati ai 40 gradi del solleone italico, di questa fotografia di un Paese che si deteriora anno dopo anno. Qualcuno dirà che ci sono i cantieri, è un buon segno, sui display la scritta «stiamo lavorando per voi». Una beffa, perché si esce da quasi due anni di traffico zero a causa dei divieti della pandemia, e ovunque si sarebbe approfittato. Ovunque tranne che in Italia.

Certo qualche cantiere sta chiudendo temporaneamente, lungo l’A/14 come sull’ancora più disastrata rete della Liguria. Ma è poco e senza logica in una stagione segnata dal Covid, che ha convinto circa l’80% dei vacanzieri a scegliere di muoversi in auto. Insomma, è un po’ una riedizione del caos del 2020 e un’anticipazione di quello del 2022, perché bisogna farci l’abitudine: in buona parte del Paese, il degrado è tale che i lavori sono destinati a durare per tutto questo decennio o poco meno.

I punti più critici sono la Liguria e la parte centrale dell’A14, cui si aggiungono i nodi di Firenze e Bologna, le autostrade siciliane, l’A/1 e l’Autobrennero, ormai incapace di far fronte alla mole di traffico.

Così il 30 giugno, davanti alla commissione Lavori pubblici del Senato, il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, ha potuto solo ammettere che «il sistema autostradale e stradale è in grave difficoltà» e che ora si sta cercando di «dare soluzioni concrete, ma in un quadro di ritardo complessivo di vari soggetti». Ma non è tutto, sopravvissuti al Covid, ai blocchi in autostrada e salassati al casello, a destinazione ci si accorgerà del portafogli notevolmente più leggero a causa di un’altra caratteristica estiva: il caro benzina. Siamo al solito combinato disposto: si usa l'aumento del prezzo del petrolio al barile per ritoccare verso l'alto il costo dei carburanti alla pompa, tanto più a ridosso delle vacanze. Anche se i paesi dell’Opec annunciano un aumento della produzione, i prezzi dei carburanti calano poco e lentamente.

Il tutto, secondo le associazione di consumatori, si tradurrà in una stangata per la collettività pari ad almeno 7,2 miliardi di euro, considerando anche l'aumento dei costi di trasporto che a sua volta peserà sul prezzo al dettaglio di beni e servizi, dalle bollette di luce e gas ai generi i alimentari.

Un rincaro record che diventa «stellare» per chi fa rifornimento in autostrada dove il pieno costa notoriamente di più: in questi giorni la media, sarebbe di 1,740 euro al litro (1,888 euro il servito) per la benzina, il gasolio costo 1,6 euro al litro se in self e 1,775 se ci si avvale del benzinaio.

Solo colpa del rialzo del greggio? Fino a un certo punto: in Italia il costo dei carburanti segue sempre in maniera rapidissima l'aumento del prezzo mondiale del petrolio, ma non segue la stessa dinamica al ribasso quando le quotazioni dell'oro nero scendono. I consumatori sono sul piede di guerra e chiedono al governo di intervenire sulla speculazione in atto, che non a caso non colpisce il prezzo del metano, non solo svincolato dal costo del petrolio, ma che riguarda solo una parte marginale del parco auto nazionale circolante.

A proposito di tasse, l'Unione petrolifera puntualizza che il problema in Italia resta quello dell'alta pressione fiscale che incide per circa i due terzi sul costo finale alla pompa di benzina e gasolio. Ma questa è una battaglia persa. Nelle cassa dello Stato entra ogni anno un fiume di miliardi pari a una finanziaria. Un flusso cui non si rinuncerà mai. E poi c’è tutta la parte a valenza umanitaria a cui per coscienza non si può rinunciare. Tra questi ricordiamo: 0,000981 euro di finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936); 0,00723 euro di finanziamento della crisi di Suez (1956); 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963); 0,00516 euro per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966). Naturalmente, più Iva.

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