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La forza delle donne così l'Italia cambia rotta

In poco più di 29 secondi puoi conquistare il mondo. E poi scoppiare a piangere

La forza delle donne così l'Italia cambia rotta

In poco più di 29 secondi puoi conquistare il mondo. E poi scoppiare a piangere. Ecco perché questa ragazzina di 16 anni bruna forte e sorridente è la più bella immagine femminile di questo tempo.

Benedetta Pilato, la tarantina che ha stabilito il nuovo record mondiale dei 50 stile rana. Prima di lei Novella Calligaris e Federica Pellegrini, ma in Benedetta c'è qualcosa di ancora più potente. Sì, anche per la sua appartenenza meridionale e non sembri retorica: Benedetta - al pari di Pietro Mennea oltre 50 anni fa - non ha avuto grandi impianti sportivi per allenarsi, da Taranto si è spesso dovuta spostare a Bari per tuffarsi in una piscina degna.

Taranto, già, la città dell'acciaio, delle morti e del cinismo (preferisci morire di tumore o morire di fame?). Anche questo c'è in quei baleno di vasca divorata in 29 secondi e 30. Anche questo c'è nelle sue lacrime.

È donna, piccolina, è chiaro che pianga: c'è dunque la fragilità in quel pianto o non forse la metafora del Talmud ebraico, «Dio conta le lacrime delle donne», una frase straordinariamente evocativa che evidenzia la bellezza delle lacrime femminili, versate per dolore o per amore, per rabbia o per felicità nell'unica certezza che un pianto di donna liberi forza interiore ed esprima la consapevolezza di piangere per il bene.

"Io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito, se hanno peccato, o se nacquero perverse, perché io sento che hanno pianto, hanno sofferto per sentire o per tradire o per amare… io mi metto con loro" la dedica di Eleonora Duse alle altre donne.

Non sembri estremo riconoscere nell'affermazione mondiale della nostra nuotatrice l'inarrestabile cammino femminile. Parlare di Marta Cartabia come successore di Sergio Mattarella è un'ipotesi non certo fantapolitica e una donna a capo dei Servizi segreti, un tempo, sarebbe stata la sceneggiatura di una fiction. Invece lei si chiama Elisabetta Belloni e Draghi l'ha nominata capo del Dis, l'intelligence italiana.

Bionda, elegante e tosta sembra in effetti Julia Montague, il Segretario di Stato della serie Bbc Bodyguard, ma si sa che i britannici quanto a figure di potere femminili sono avvezzi da Elisabetta I in poi. È l'Italia che sta cambiando rotta, scrollandosi di dosso subculture arcaiche quanto l'eredità del Berlusconismo, quel ventennio in cui le donne, ben più della Prima Repubblica, potevano sì entrare in politica, ma solo perché a sceglierle era il sultano.

"Ho dovuto dimostrare che potevo farcela e ho dovuto impegnarmi forse un po' più dei miei colleghi", le parole della Belloni dopo la nomina. Beh, perché poi non è che possiamo dimenticarci che in questo cammino inarrestabile, alle donne nessuno regala niente. E non è retorica o rivendicazionismo. Lo sai fin da bambina che dovrai dare di più, dovrai dimostrare, dovrai lottare a mani nude qualsiasi cosa tu voglia fare. Versando lacrime o ridendo di soddisfazione (come Benedetta Pilato).

Con tenacia, con impegno e senza resa, "perché le donne conoscono il buio come nessun uomo saprà mai", ci spiega Virginia Woolf. Invertiamo la rotta, dunque. Anche nella cronaca dei nostri tempi, laddove violenza, femminicidio, odio di genere, vittima sono diventati l'unico hashtag, laddove il costume femminile come tutte le battaglie per i diritti sono tornati ad essere terreno di pregiudizio se non - ancora una volta - di giudizio. Troppo comodo liquidare il genio femminile in una riserva di quote o, peggio, di stereotipi. "Tu che giudichi il mio cammino prova a farlo sopra a questi tacchi": perdono per la citazione scanzonatamente pop (Loredana Bertè) ma oltre alle lacrime le donne conoscono l'ironia.

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