Giovedì 17 Giugno 2021 | 22:16

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L’ultimo rapporto Bankitalia certifica ciò che viviamo tutti sulla nostra pelle, ogni giorno: le famiglie faticano ad arrivare a fine mese

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Non sappiamo se le frasi a effetto di Mario Draghi siano studiate a tavolino o facciano parte del corredo retorico di un leader dai toni misurati. Ma indubbiamente l’approccio è efficace. Il «Whatever it takes» pronunciato alla fine di luglio 2012 di fronte al gotha della finanza e dell’industria a Londra è entrato nella storia: da presidente della Bce tranquillizzò il mondo dicendo che avrebbe fatto «qualunque cosa si renda necessaria» per fronteggiare una crisi che, a vederla oggi, dall’abisso del Covid, sembra una passeggiata di salute.

Giovedì sera nell’annunciare un nuovo decreto con misure per 40 miliardi ha concluso: «Il miglior sostegno è la riapertura». Un’affermazione dentro la quale ci sono molte verità. La prima è che nessuno stimolo economico esterno, calato dall’alto, può essere davvero efficace se non agisce su un tessuto economico e sociale ricettivo.

La seconda è che la riapertura passa per una campagna vaccinale completa, unita al mantenimento di comportamenti collettivi prudenti. La terza, come sintesi delle due precedenti, è che imprese e famiglie devono far loro per prime «whatever it takes» per ricostruire sulle macerie della pandemia.

Non sarà facile. L’ultimo rapporto Bankitalia certifica ciò che viviamo tutti sulla nostra pelle, ogni giorno: le famiglie faticano ad arrivare a fine mese. Il calo del reddito è stato vistoso e se le proteste di piazza non sono ancora sfociate in rivolta è perché il sistema sociale tiene insieme i pezzi. Saggiamente Draghi ha prorogato ancora di qualche mese il blocco dei licenziamenti, a fine agosto. Una data simbolica. È facile prevedere - se non ci saranno ulteriori rinvii - che a settembre migliaia di piccole e medie imprese in difficoltà non riapriranno e manderanno a malincuore a casa i dipendenti. Si teme un autunno dove il conteggio di ricoveri e tamponi sarà sostituito da quello sui licenziamenti.

Inutile dire che la prospettiva è ancora più nera se vista da Sud. La Basilicata trema al solo pensiero che la ex Fiat abbandoni Melfi a favore delle fabbriche francesi di Citroën e Peugeot della neonata Stellantis. La Puglia guarda all’acciaieria di Taranto e non sa più che cosa augurarsi: se chiuda e smetta di distribuire malattie e morti o se resti in piedi credendo all’ennesima promessa di ammodernamento e rilancio e posti di lavoro puliti.

Allora, intanto dobbiamo rimboccarci le maniche. D’altronde, siamo abituati a farlo e lamentandoci meno di quanto sarebbe giusto fare. È opportuno seguire ancora scrupolosamente le misure prudenziali anti-contagio, perché ricominciare le attività non sia uno sbraco, anticamera di una nuova ondata di dolore. È doveroso vaccinarsi il più possibile e prepararci a nuovi richiami vaccinali ogni 6-8 mesi: con il virus Covid-19, hanno spiegato gli scienziati, dobbiamo imparare a convivere e a difenderci. Nei 40 miliardi di euro di aiuti varati dal governo c’è anche uno stanziamento per la ricerca nazionale sui vaccini, cosicché il paradosso di ReiThera (siero italiano efficace ma bloccato dalla Corte dei Conti) non si ripeta più.

Sono questi i primi sforzi che dobbiamo fare perché si realizzi la precondizione di Draghi: «Il miglior sostegno è la riapertura».
Le mutazioni del virus si possono contrastare solo con i comportamenti e le ricerche scientifiche. Ma anche con la generosità - interessata e cinica, se proprio non vogliamo scomodare la parola «solidarietà» - dei Paesi ricchi che devono attivarsi per le coperture vaccinali dei Sud del mondo, fonte di diffusione senza controllo.
Ecco, se usiamo i prossimi mesi per preparare il terreno, i semi dell’ultimo decreto Draghi e gli investimenti del Recovery fund produrranno frutti duraturi. In fin dei conti il miglior sostegno all’economia siamo noi stessi con i nostri comportamenti.

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