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La politica torna a dividersi sulla giustizia. Anche perché non solo di giustizia si tratta. Come chiarito a più riprese dal Guardasigilli Marta Cartabia, infatti, la riforma sistemica che l’Italia metterà in campo sarà una delle premesse decisive per l’accesso ai denari del Recovery Fund.

Dunque, bisogna procedere e anche in fretta. Il piano è ambizioso, quasi «titanico», e prevede una riduzione del 40% dei tempi dei giudizi civili e una del 25% di quelli penali. L’indicazione viene da Bruxelles, l’impegno a tradurre l’auspicio in fatti, però, dovrà essere tricolore: tutte le riforme (civile, penale e Csm) dovranno infatti essere approvate entro il 2021. Ed è qui le che le posizioni dei partiti iniziano a dividersi, anche all’interno della stessa maggioranza di Governo. La prescrizione, ad esempio, è uno dei temi che «spaccano» l’esecutivo Draghi. La volontà di superare la riforma Bonafede sembra evidente come dimostra la doppia opzione messa in campo dei tecnici: la prima contempla la sospensione della prescrizione per due anni dopo condanna in primo e per un anno la condanna in appello. La sospensione è invece da ritenersi esclusa per l’assolto. La seconda presenta invece un profilo più radicale e guarda a modelli esteri come quello americano. In sostanza, la prescrizione si interrompe con l’esercizio dell’azione penale. E se il processo dura più di 4,3 o 2 anni rispettivamente per primo grado, appello e Cassazione vige l’improcedibilità. Forza Italia e Azione di Calenda abbracciano la prima soluzione, il Pd guarda alla seconda, anche se i dem, dopo la segreteria di ieri mattina dedicata proprio alla giustizia, si riservano di fornire il proprio piano in settimana. «Sospeso» il Movimento 5 Stelle che prende tempo per approfondire la questione, mentre la Lega - abbracciando il referendum dei Radicali sulla responsabilità civile dei magistrati e sulla separazione delle carriere - riaccende un tema su cui proprio il Partito democratico predica cautela («è solo un’azione di propaganda», ha tagliato corto il segretario Enrico Letta).

Sulla eventualità di una consultazione referendaria sulla giustizia si espresso con cauto favore anche il sottosegretario Francesco Paolo Sisto: «Il referendum sulla giustizia non danneggerà il processo di riforma - osserva - : la democrazia diretta è sempre un plus, se esercitata nelle forme previste dalla Costituzione. Al contrario, questa iniziativa può essere un modo per sensibilizzare ulteriormente il Paese sulla necessità di intervenire sul sistema giudiziario»
Di certo però la rivoluzione targata Cartabia è partita e promette di entrare nel vivo, cioè in Aula, la prossima settimana, terminata la prima fase di ascolto. Tra i più entusiasti del nuovo corso c’è certamente Forza Italia. Per la presidente dei senatori azzurri, Anna Maria Bernini, «le critiche dell’ala giustizialista alla Cartabia confermano che le linee generali delle riforma vanno nella giusta direzione. In questo senso - conclude è ineludibile superare l’abolizione della prescrizione che è stata lo strappo più grave della politica a trazione giacobina».

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