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Metà giugno, è questa la nuova data da segnare

Puglia, zona gialla «anticipata»: già ieri folla e assembramenti

foto Luca Turi (archivio)

Doveva essere la notte di mezz’estate del bacio non dato come prova d’amore, del ballo di gruppo evitato come simbolo di amicizia, del metro di distanza come segno di unione. Doveva essere la bella stagione dei negozi aperti, se si ha fame si lavora anche con 40 gradi, con città vuote ma non troppo, povere ma non troppo, vecchie ma non troppo. Città bastonate ancora dal Covid. Con una popolazione che emerge nella solitudine delle strade come ogni estate, ma quest'anno ancora di più. A volte senza pensieri. Il caldo non li ama. 

Doveva essere, è stata l’estate scorsa. La prima dell’era pandemia. Quale, come, dove sarà la prossima imminente stagione è presto per dirlo. Sappiamo di essere salvi, non tutti ma molti, e «gialli», dopo le otto e oltre settimane in cui la Puglia è stata in lockdown rosso scuro.

Gialli, liberi, pronti ad affollare ristoranti e bar, teatri e cinema. Già con la testa al viaggio in Grecia dove ci sono le isole Covid-free. E non fa niente se occorre prudenza. Tanto è chiaro, dagli errori passati non abbiamo appreso nulla. La vita a volte ti costringe a cambiare, ora non c’è riuscita. Occorrono prudenza e organizzazione, in un Paese in cui anche la campagna di vaccinazioni procede «ognuno per i fatti propri». Con il guaio dei vaccini che iniziano a scarseggiare. È accaduto già nel Lazio e in Campania, con gli ambulatori in stand by. Rischia di accadere in Puglia, dove all’accelerata nel wek end scorso, ha fatto da contraltare il rischio di un brusco stop.

Tutto dipenderà da quel che accadrà oggi: se ci sarà una distribuzione straordinaria di dosi si riparte, altrimenti si ferma tutto per un paio di giorni. Altro che vaccini ai 50enni. In realtà da ieri sono aperte le prenotazioni, ma i tempi sono ancora lunghi. Decideranno le scorte.

È il Paese in cui tutto dipende da qualcosa. Siamo fuori dalla terza ondata? Dipende dagli assembramenti, dalla movida, dagli eccessi, da se e come saranno fatte rispettare le norme di sicurezza. È la foto di un’Italia in cui vale tutto, pure l’imprudenza di infischiarsene. Pure togliere parcheggi in una città in cui sono oro, qual è Bari, per far sistemare i tavolini del locali che hanno sale al chiuso e per ora non possono aprire. Ma è giusto così. 

La certezza comunque è che le prossime settimane saranno lo spartiacque tra il dire e il fare, la calma e la frenesia, la mente e il braccio. Perché l’appiglio del coprifuoco sì o no, alle 23 o a mezzanotte non funziona. Non funziona nemmeno dal punto di vista dell’economia se è vero che solo in Puglia sono 22mila le attività, tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi che possono svolgere servizio al tavolo all’esterno, ma con fatturati che sono praticamente dimezzati per effetto degli orari ridotti e dell’impossibilità di lavorare al coperto. E allora non resta che tornare al punto di partenza, affidandosi ad uno dei pochi politici che capisce anche di virus, il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri. È fiducioso sull'andamento dell'epidemia e fa le sue previsioni per l'immediato futuro. «Cosa mi aspetto? Entro due settimane tutte le regioni in fascia gialla, il coprifuoco alla mezzanotte» e pure «una zona bianca per l'estate». Una prospettiva che regala un sospiro di sollievo ma che, al tempo stesso, rischia di diventare un «liberi tutti» senza condizioni. Perché è necessario trovare il compromesso tra riaperture e aumento dei casi, che sarà inevitabile.

La data da segnare è per metà giugno «quando 30 milioni di italiani avranno ricevuto la prima dose», dice Sileri. Vaccinazioni, temperature in rialzo e rispetto delle norme anti-contagio potranno riportare l'Italia a una quasi normalità. Poi spetta a noi mantenerla.

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