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L’opportunità di riportare l’Italia al centro della scena

Per la prima volta, infatti, al nostro Paese spetta la Presidenza di turno del G20, il forum delle principali economie del pianeta nato nel 2008 come tentativo di coordinamento multilaterale per fronteggiare la crisi finanziaria globale

L’opportunità di riportare l’Italia al centro della scena

In un anno estremamente critico a livello internazionale, caratterizzato da una crisi sanitaria senza precedenti sulla quale si potrebbe innestare una crisi economica dalle conseguenze potenzialmente ancora più devastanti nel lungo periodo, l’Italia ha una grande occasione per tornare a contare nel mondo. Per la prima volta, infatti, al nostro Paese spetta la Presidenza di turno del G20, il forum delle principali economie del pianeta nato nel 2008 come tentativo di coordinamento multilaterale per fronteggiare la crisi finanziaria globale.

Anche oggi il G20 è chiamato ad elaborare risposte condivise ad un’emergenza di proporzioni mondiale e che non risparmia nessuno: risposte isolazioniste e tentazioni protezioniste infatti non possono essere efficaci per sconfiggere la pandemia da Covid-19, in una fase in cui potremmo dire che la globalizzazione ha raggiunto il suo apice. Dunque il meccanismo del G20, che negli ultimi anni si era un po’appesantito e sembrava andare avanti per inerzia, potrebbe avere quest’anno una importante opportunità di riscatto per riconquistare efficacia e avere un impatto vero sulla gestione delle principali questioni internazionali. L’agenda dell’Italia riprende giocoforza la maggior parte dei temi già toccati dal G20 negli anni passati: i gruppi di lavoro si sono estesi nel corso del tempo abbracciando numerose aree di policy, allargandosi dal coordinamento macroeconomico e finanziario per cui fu originariamente istituito nel 2008.

Venne elevato (ricordo ancora bene l’entusiasmo di quegli anni avendo ricoperto il ruolo di Sherpa G20) a forum di discussione ed elaborazione di politiche negli ambiti più vari, dalle questioni commerciali a quelle legate alla transizione energetica e ambientale, dagli investimenti in infrastrutture al contrasto alle disuguaglianze di genere. Tuttavia, la Presidenza italiana ha scelto di impostare il dibattito del G20 su questi temi attorno a tre “pilastri” principali: le Persone, il Pianeta, e la Prosperità. Scopo dell’Italia è infatti quello di mettere al centro l’individuo (non a caso per il logo è stato scelto di riprendere l’uomo vitruviano – un simbolo già visto ma dalla forte potenza iconica) e di partire dalle sue esigenze al fine di costruire una società più equa, rispettosa dell’ambiente e finalizzata ad uno sviluppo economico che garantisca benessere e opportunità per tutti. Potrebbe sembrare un ragionamento scontato, ma in realtà questo paradigma apparentemente semplice sembra l’unico appropriato per cercare di uscire dalla pandemia rapidamente e per far sì che le nostre economie ripartano senza mettere a repentaglio la coesione sociale.

È evidente che, in questo contesto, i temi legati alla salute e alle politiche sanitarie occuperanno una posizione prioritaria: del resto, il contrasto alla pandemia e le misure per favorire la ripresa economica post-Covid saranno il leit motiv della Presidenza italiana del G20. Non a caso il Governo italiano ha voluto fortemente inserire, nell’ambito del calendario degli eventi che culmineranno con il summit dei leader a fine ottobre, il vertice mondiale sulla salute – il Global Health Summit – che si svolgerà a Roma il 21 maggio. Sarà fondamentale che la discussione tra Stati non si concentri solo sul breve periodo – ovvero come uscire il più in fretta possibile dalla pandemia accelerando e rendendo accessibile a tutti le vaccinazioni – ma che adotti soprattutto una prospettiva di medio-lungo periodo. Come si dovranno elaborare piani internazionali per la prevenzione, il contenimento e il contrasto delle epidemie, e pandemie, future? Come si potranno ristrutturare e riformare le politiche e infrastrutture (materiali e non solo) sanitarie per non farsi più trovare impreparati come avvenuto l’anno scorso? In un mondo sempre più interconnesso nel quale gli spostamenti erano diventati sempre più facili e rapidi, ci siamo trovati improvvisamente vulnerabili di fronte a minacce che non si è stati in grado di bloccare sul nascere. Queste sono dunque le domande prioritarie che saranno messe sul tappeto e che richiederanno risposte il più possibile condivise.

Del resto, da una priorità attribuita con maggiore decisione alla salute dei cittadini potrebbero avere origine anche importanti opportunità per la crescita economica. La pandemia ha messo in luce come le fasce della popolazione più vulnerabili – anziani e persone affette da comorbidità – debbano essere tutelate: i trend demografici ci dicono chiaramente che le società delle economie sviluppate sono più “vecchie”. L’aumento delle aspettative di vita richiede dunque un ripensamento dei nostri modelli di sviluppo, che pongano al centro settori produttivi quali l’industria farmaceutica, delle life sciences, della cura della persona. Comparti che si affidano fortemente alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica nei quali il nostro Paese è già molto forte.

Tuttavia, il focus del G20 non sarà solo sulla salute, ma non verranno dimenticati i temi tradizionali intorno ai quali si perseguono decisioni congiunte, ovvero in termini di coordinamento macroeconomico e finanziario. In questo senso, il “ritorno in campo” degli Stati Uniti di Biden potrebbe offrire un assist clamoroso alla Presidenza italiana: la proposta formulata un paio di settimane fa dal Segretario al Tesoro Yellen in occasione della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 per l’istituzione di una tassa minima comune del 21% sui profitti aziendali ha un’importanza storica nell’ambito di questo forum. Dopo anni di disimpegno multilaterale da parte di Trump, che aveva intrapreso una “gara al ribasso” in termini di tassazione, la proposta degli USA è coraggiosa e potrebbe raggiungere un triplice obiettivo: trovare risorse per finanziare la ripresa economica senza dimenticare i più deboli, contrastare l’evasione fiscale internazionale e innalzare l’asticella delle regole del gioco comuni,

L’auspicio dunque è che il G20 provi a trarre una lezione positiva dalla tragica situazione che stiamo vivendo da ormai più di un anno e a prendere decisioni lungimiranti che pongano al centro il benessere della persona, superando egoismi sia a livello nazionale che privato. La congiuntura attuale impone quindi agli Stati la necessità di lavorare il più possibile insieme, e il G20 è indubbiamente il forum più adatto per favorire la creazione di un “idem sentire” a livello politico che porti poi all’assunzione di decisioni e all’elaborazione di politiche nelle sedi preposte.

Si continua a parlare di “geometrie variabili” che cerchino di migliorare l’efficacia e l’inclusività di questo forum, ad esempio riducendone la composizione (e rendendolo in sostanza un “G7 plus” allargandolo a Russia, Cina, India) oppure rendendolo ancora più ampio (includendo più Paesi africani o in via di sviluppo, che attualmente sono sotto-rappresentati). Le critiche al formato sono probabilmente solo un pretesto per giustificare l’inefficacia di un forum che ha subito l’eccessiva divergenza di opinioni tra i propri membri (pensiamo allo scarso impegno degli Stati Uniti durante gli anni di Trump).

Oggi, però, la situazione è molto diversa e impone di mettere da parte – almeno temporaneamente e parzialmente – le rivendicazioni nazionali. Il Governo di Draghi ha dunque l’irripetibile opportunità di far tornare a funzionare il G20 e, con esso, di riportare l’Italia al centro della scena globale.

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