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Il peccato originale della legge elettorale

Le associazioni hanno buoni motivi, ora, per rivolgersi al Consiglio di Stato e chiedere la legittimità costituzionale della legge pugliese.

tar bari

BARI - Quando la politica si affida ai giudici, si diceva una volta, vuol dire che ha fallito. E come altro definire, se non un fallimento, la mancata parità di genere nelle elezioni regionali 2020? I togati del Tar hanno respinto il ricorso presentato da alcune associazioni il cui intendimento, sulla base del mancato rispetto dell’alternanza uomo/donna in alcune liste, era far uscire dall’emiciclo di via Gentile alcuni «maschietti» risultati eletti per far entrare le «femminucce» rimaste fuori. Il punto, però – come affermato dai togati – è che le leggi non possono essere «piegate» alla volontà dei singoli o «interpretate». E se la legge regionale pugliese non va al di là di una semplice ammenda sulle liste che, per volontà o incapacità di reclutare candidate, non rispettano quella parità, è inutile girarci attorno: continueranno a farlo anche nella prossima tornata elettorale. È come dire agli automobilisti di non passare col rosso: se lo fai ti multo. Il che, però, non impedisce che ci sia qualcuno che continui a passare col rosso. 

La legge elettorale andava riformata a monte, rendendo impresentabili alle urne le liste che si proponevano a prevalenza maschile nei singoli collegi e non vincolando gli elettori all’obbligo «morale» della doppia preferenza nell’urna. Perché, poi, come fai a chiedere ai giudici di considerare illegittima l’elezione avvenuta di un maschietto solo perché quell’obbligo non è stato osservato, gli elettori hanno espresso la loro preferenza e per sanarlo, da parte della lista inadempiente, è sufficiente pagare una multa?

Le associazioni hanno buoni motivi, ora, per rivolgersi al Consiglio di Stato e chiedere la legittimità costituzionale della legge pugliese. Il problema è che la Costituzione, senza troppi arzigogoli, ha chiarito che non vi è differenza tra i generi, come non vi è per il colore della pelle o la religione. La legge elettorale regionale, invece, arrivata solo grazie a un’estrema forzatura da parte del Governo (i consiglieri regionali uscenti non ne volevano sapere) lascia aperti troppi varchi. E la politica pugliese, ancora così «maschile» rispetto al resto del mondo, ci si infila.

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