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In Puglia e Basilicata

Il commento

Quando il futuro si salda col passato

Quando il futuro si salda col passato

Nel Brindisino anziano chiama i CC per un po' di compagnia

Indugiare nei ricordi per rispolverare la memoria gestita con una sorta di catalogo di fatti, eventi, azioni, predisposto al tempo in cui accaddero

27 Dicembre 2020

Michele Mirabella

Caro direttore De Tomaso, una volta non si poteva fare. Oggi, sì. Lo faccio con devozione e interesse: leggo la Gazzetta on line. Mi avvento sul computer con avidità per liberarmi da quello spaesamento che affligge molti di noi emigranti.

Il risultato è buono: riesco a seguire la vita regionale e cittadina quasi sempre. Data la sporadicità, appassionata dei miei vagabondaggi mediatici, la perlustrazione della vita barese, insieme a molti ritrovamenti, mi riserva di indugiare nei ricordi.

A fronteggiare lo spaesamento soccorre la memoria gestita con una sorta di catalogo di fatti, eventi, azioni, predisposto al tempo in cui accaddero: le nostalgie di un futuro ancora indistinto frammentate e già, al tempo in cui le provammo, stilate come un appunto per ritrovamenti a venire. E per storie da scrivere nei domani che ci sarebbero toccati in sorte. Bottiglie con messaggi affidate non ai flutti e alle onde del mare di acqua limitrofa, ma all’oceano di quei domani.

Pesco e, nella bottiglia, ritrovo quanto narrai anni or sono. Riepilogo a memoria: il souvenir è adatto a sedare la malinconia del tempo amaro che stiamo vivendo. Dunque, come eravamo.

I bighelloni “spatriati” che, negli anni Sessanta, andavano a “stare” (allora si poteva) davanti alle porte luminose dell’indimenticabile Bar Saicaf, all’angolo tra Via Cavour e Via Dante, quel mitico Caffè dove si serviva la migliore miscela di Bari, quindi del mondo, forse ricordano ancora un paio di figure pittoresche dell’album delle memorie. Uno era un venditore di bandierine che si avvicinava ai capannelli degli stazionanti e, facendosi spazio con discrezione prudente, offriva la merce di carta velina colorata, chiedendo: “Quandi (sic) figli avete?”. Era un suo modo, vestito di tenerezza, per fare un preventivo di vendita. Non ottenendo risposta, continuava a stazionare nell’arruffo dell’animata conversazione spianando le sue bandierine e squadrando gli interlocutori con curiosità interessata.

Qualche volta sentenziava “Cudd tèn rasciòn!” A questo punto, lo si allontanava con decisione chiudendo il crocchio e ricominciando la discussione. E il vessillifero spostava la sua rassegnazione ad altro assembramento. Allora, come dicevo, si poteva assembrarsi.

L’altro personaggio notevole era un giornalaio che invitava a comprare i giornali con la tecnica dello strillonaggio. Proclamava, cioè, i titoli delle notizie importanti calibrando la voce a seconda del rilievo che constatava sulla pagina. La mansione aveva la preziosa funzione di attirare i renitenti alla modesta spesa: i giornali, allora, costavano relativamente poco, ma la riottosità alla lettura era, forse, più coriacea.

Il rituale si accentuava di pomeriggio tardi per esitare sulla bancarella i giornali della sera che alimentavano un ribadire vespertino delle notizie di attualità. Il valoroso edicolante, dopo aver proclamato le notizie, con un calare percettibile della voce e un tono severo, anche se pacato, raccomandava “Mbaràtv a lésc, accattàtv u’ giornal!”. “Imparate a leggere, comprate il giornale”. Trovavo la raccomandazione non paradossale, pur se paternalistica e mi figuravo che l’edicolante avesse buone ragioni per la sconsolata raccomandazione. Questa, venendo da fonte non accademica o paludata, risuonava ancora più imbarazzante per le orecchie dei bighelloni e molti assecondavano lo strillonaggio con l’acquisto della copia fresca d’inchiostratura, non foss’altro che per scegliere il film per chiudere la serata, posto che non si decidesse per una capatina ribalda alle “Travi”.

In un’altra bottiglia natante nel mare dei ricordi pesco questo acquerello.
I nostri barbieri di una volta, arrivate le feste di Natale, accoglievano i clienti con una ripulita al Salone e con qualche rustico abbellimento. Gli esercizi più modesti si accontentavano di formulare pensieri augurali: ostentavano sugli specchi, per la clientela, una scritta con lettere ricavate da arzigogoli bianchi di ovatta appiccicati con la colla che significava gli auguri di principale e lavoranti a tutti coloro che sceglievano il salone. Un messaggio per frequentatori noti e abituali, ma, anche, passanti e clienti occasionali. Quello che si chiama, nella teoria della comunicazione, un messaggio unidirezionale a percettori teoricamente innumerevoli.

Il telefono, che era, invece, un mezzo che assicurava la comunicazione bidirezionale tra due soli interlocutori, è diventato un mezzo che permette una comunicazione pulviscolare: da uno a tutti e tutti per uno. Per le feste questa potenzialità si manifesta in maniera esplosiva. Chiunque può, con sforzo esiguo, inviare a tutti i titolari dei numeri della rubrica lo stesso messaggio: nel caso delle feste, lo stesso striminzito, e stucchevole pensierino. I più pratici riescono a tagliare dall’indirizzario i numeri di enti, società, creditori e nemici giurati, ma molti trascurano questa misura e fanno di tutt’erba un fascio di destinatari i quali vengono, così, gratificati di auguri da persone di cui possono aver smarrito ogni ricordo. C’è che manda gli “affettuosi auguri a te e famiglia” al radiotaxi, a persone defunte, all’INPS, alla Asl, a nemici giurati, ad ex fidanzati ormai sposati con figli, alla badante bulgara dello zio. Trovo che questa abitudine sia bolsa. I più ridicoli sono quelli che si esprimono con le battute di spirito o quelli in rima. Insopportabili quelli che i doppi sensi: per la befana vi lascio immaginare cosa siano capaci di articolare con la parola scopa.

Adesso scrivo non una scheggia di memorie, ma una notizia di questi giorni. A Natale, in un paese dell’Emilia un vecchio di 94 anni, un uomo solo che si è sentito solo ed era solo, nella sera non ha mandato un messaggio, ha telefonato ad un numero forse imparato a memoria, quello dei Carabinieri. Ha chiesto aiuto, ha implorato compagnia. I Carabinieri lo hanno subito raggiunto e hanno festeggiato il Natale con lui. Erano auguri veri nelle reciprocità degli affetti tra cittadini. Faccio gli auguri anch’io. Al cittadino di 94 anni e ai Carabinieri. Buon Anno Direttore.

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