Lunedì 26 Settembre 2022 | 10:51

In Puglia e Basilicata

ELEZIONI POLITICHE 2022

Centrodestra

43,91%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

26,46%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,85%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,07%

Movimento 5 Stelle

Centrodestra

44,12%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

26,24%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,81%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,29%

Movimento 5 Stelle

 

L'analisi

Uno sciopero impopolare e nel momento sbagliato

sciopero generale

Sono tre le “i” che caratterizzano lo sciopero di ieri dei dipendenti statali

10 Dicembre 2020

Sergio Lorusso

Sono tre le “i” che caratterizzano lo sciopero di ieri dei dipendenti statali – passato per lo più sotto silenzio essendo i media polarizzati sull’emergenza pandemica e sulle scaramucce nella maggioranza di governo – del personale della pubblica amministrazione: impopolare, inutile e inopportuno

Impopolare perché, in questo momento la cui eccezionalità è fuori discussione, indire uno sciopero – seppur per ragioni condivisibili – si traduce in uno schiaffo dato a tutte quelle categorie che, non godendo di un reddito fisso, sono alla prese – più o meno disperatamente – con il tentativo di non finire definitivamente affossate dalle conseguenze sull’economia globale del Covid-19 e, nel frattempo, a cercare di sbarcare il lunario per coprire le spese primarie non coprendo certo i sussidi dello Stato le perdite che imprenditori, artigiani e professionisti subiscono giorno dopo giorno, senza una prospettiva certa in ordine al momento in cui la normalità riprenderà il suo corso. Un momento che presupporrà un’inevitabile gradualità.

Ecco. L’opinione pubblica, allora, non può certo comprendere le ragioni di un tale sciopero, pur se legittimo, e questo atteggiamento rischia di creare una conflittualità sociale di cui oggi non si sente proprio il bisogno. “Ma come”, si chiederanno in molti, “proprio coloro che fruiscono di un reddito fisso e peraltro garantito dalla macchina statale”, quindi sostanzialmente intangibile, “scendono virtualmente in piazza per rivendicare aumenti salariali”? In realtà non è esattamente così, ma è questo il messaggio che passa.

A tutto ciò si aggiunga la non ottima reputazione di cui gode la pubblica amministrazione nostrana, cui si rimprovera un’inefficienza che è diventata un dato strutturale, che non induce certo a fare sconti tutti coloro che si trovano quotidianamente a scontrarsi con i pesanti ingranaggi della macchina pubblica.
È vero che nel pubblico impiego i contratti sono bloccati da anni, è vero che esiste una massa di precari che attende di essere stabilizzata, è vero che la sicurezza sul lavoro non sempre è garantita, ma siamo sicuri che non vi era altra strada per rendere concreto e produttivo il confronto con il governo?

Ha prevalso lo schematismo operativo del sindacalismo abituale, mentre si sarebbero potuti ottenere gli effetti desiderati adottando una differente strategia, cui probabilmente il governo non avrebbe detto no in considerazione delle ampie risorse che si renderanno disponibili nei prossimi mesi. Ecco dunque la seconda “i”.
Uno sciopero inutile perché non in grado di sortire alcun effetto sul recepimento delle richieste dei sindacati che – a voler essere un po’ maliziosi – probabilmente hanno imboccato questa strada per ottenere un po’ di visibilità in un periodo di stanca e di fare la conta tra i propri iscritti. La Triplice, in versione pubblico impiego, prova insomma a riconquistare lo spazio perduto.

È paradossale tuttavia che un’organizzazione qual è il sindacato, che nasce come strumento che tutela i lavoratori e le fasce più deboli della popolazione, dimentichi che vi dev’essere solidarietà in ogni contesto sociale. Tanto più se colpito da un evento imprevedibile e devastante dal punto di vista della sopravvivenza fisica ed economica. Un tempo, era usuale dimostrarsi solidali con le categorie più sfruttate. Lo spettacolo, oggi, è quello di una élite – almeno sotto il profilo della stabilità del posto di lavoro che, mai come adesso, è considerato l’obiettivo più ambito, quel “posto fisso” croce e delizia degli italiani ironicamente glorificato (tanto per sdrammatizzare un po’) da Checco Zalone nel suo film Quo Vado? (2016) – che paradossalmente ignora gli strati sociali veramente in difficoltà, anteponendo i propri interessi individuali. Una borghesizzazione del sindacato, potremmo dire.

Certo, sappiamo bene come le retribuzioni di vari comparti della pubblica amministrazione, a partire dalla scuola, siano davvero inadeguate (se non vergognose), e come il succitato precariato – dilatato nel tempo – ponga una serie di annose problematiche di cui nessuno ha mai voluto occuparsi in maniera seria e fattiva. Ma, in questo momento, riportare in prima linea tutto questo risulta a dir poco sconveniente.
Ed ecco la terza “i”.

Uno sciopero inopportuno, destinato ad essere percepito come incomprensibile. A fronte della precarizzazione comunque protetta e agli stipendi non degni di determinati lavori, è facile contrapporre oggi la sorte di categorie per le quali all’obolo concesso dallo Stato si contrappone l’incognita della ripresa dell’attività privata da cui si dipende. I primi, volenti o nolenti, appaiono dei privilegiati. E il governo?
Beh, anche l’esecutivo non è indubbiamente esente da colpe. La ministra per la Pubblica amministrazione, la grillina Fabiana Dadone, si è detta “attonita” per una “scelta esorbitante”, però ha convocato le rappresentanze sindacali per oggi. Dunque, per il giorno successivo allo sciopero… Non proprio la voglia di risolvere le questioni, insomma.
Ad ogni modo, che l’Italia bloccata per mesi dal lockdown si fermi (seppur solo per qualche ora) per un mini lockdown sindacale è – comunque la si pensi – a dir poco incredibile. È l’emblema di un Paese in cui si accentuano le diseguaglianze, a dispetto di chi un po’ romanticamente pensava – a suon di canti sui balconi e di concerti sui terrazzi – che l’Italia si sarebbe riscoperta più buona e solidale dopo questa drammatica esperienza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725