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Buona parte dei governatori - ormai persi nel circo dell’apri-chiudi-apri, sta cercando disperatamente di anticipare l’ingresso in zona gialla

Giallo e non rosso il colore di Natale

Mai come in questo momento quella vecchia frase di Goethe - «il giallo è il colore più vicino al sole» - potrebbe diventare una specie di slogan comune. Soprattutto per affratellare i governatori delle Regioni italiane ormai sempre più lanciati in una corsa a perdifiato verso l’obiettivo monocromatico.
Si tratta, a dirla male, di cestinare il tricolore. Non il canonico verde, bianco e rosso, quello che, per intenderci, sventolava dai balconi quando la misura pandemica non era ancora colma e qualcuno riusciva perfino a sorridere. Piuttosto è quello rosso, arancione e giallo, targato Covid, a doversi stingere in una specie di «giallo rafforzato», valido per tutti.

Il Natale, un tempo quasi «barese» nel suo bianco e rosso, avrà quella tonalità, salvo cataclismi e drammatiche eccezioni. E sarà una liberazione perché il gioco dei 21 parametri con annesso mercimonio - spostami, toglimi, aggiungimi - si stava trasformando in una specie di vendita di pentole a contrattazione continua. Tutti uguali, tutti gialli e tutti a capo.
Pur con le limitazioni del caso - e ce ne saranno - si potrà respirare un po’. Respireranno gli esercizi commerciali (ma quanto, in realtà?) e le famiglie, si riaffacceranno vecchie liturgie conviviali ormai dimenticate, si prenderà, insomma, un po’ d’aria nella speranza di tenere un minimo la barra a dritta (leggasi senso di responsabilità del comune cittadino). Ma non sarà una passeggiata di salute.

Il giallo è un colore complicato. Di certo è necessario perché chi pensa che ad ingrossare le file dei negazionisti sia solo la disinformazione online sbaglia di grosso: la disperazione economica, la sterilità di una vita da confinati e, perché no? anche la noia di una eccezione diventata regola giocano un ruolo decisivo nella protesta montante. Allentare serve. E poi c’è tutto il filone della produzione e dei consumi cui offrire un abbozzo, seppur minimo, di ripartenza sul campo e non di sopravvivenza a botte di ristori sempre insufficienti.

Occhio alle ipocrisie e agli ottimismi, però: la boccata d’ossigeno non basterà. Servirebbe ben altro. Per questo buona parte dei governatori - ormai persi nel circo dell’apri-chiudi-apri - sta cercando disperatamente di anticipare l’ingresso in zona gialla (il toscano Giani è scatenato). Certo, magari fare qualcosa di più in estate, in tempi di vacche grasse e di «venghino signori, venghino», avrebbe reso l’intera faccenda più gestibile. E disinnescato a monte il più grande timore dei rigoristi e cioè che di energie se ne liberino fin troppe facendo saltare il banco e riavviando così la ruota del disastro.

È l’altra faccia del giallo soprattutto in Regioni, come la Puglia, che non se la passano proprio benissimo (un paio di giorni fa, e non era un diabolico scherzo della Cabala, un tampone su quattro risultava positivo). Riecco il dubbio: sarebbe stato necessario un po’ più di rosso nelle settimane appena passate? Forse ma, anche qui, è inutile rimuginare. Il Natale sarà giallo e il futuro, si spera, verde, rosa, senza colore, trasparente.

Qualunque simbolo testimoni la normalità ritrovata. Per ora godiamoci il «sole» giallo del Solstizio d’Inverno. Certo, è il più corto dell’anno. Ma è già qualcosa.

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