Giovedì 29 Ottobre 2020 | 09:43

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Ue: Crimi, Conte sta lottando, ora è tempo di insistere

Un’ambiguità consolidata nel linguaggio della politica continua ad avvalersi della retorica, adattandosi alle opinioni meno impegnative, per evitare di fare i conti con il nucleo fondante delle vicende storiche drammatiche. La scusa, nella stagione del Coronavirus, è di evitare di abbassare e rendere patologico l’equilibrio psicologico di milioni di italiani.

Sarebbe quindi la compassione a guidare la politica del nostro tempo.

Anche quando sarebbe doverosa una credibile sintesi tra compassione e verità. Purtroppo anche una parte consistente della comunicazione scientifica cade in questo tranello. Nelle parole di entrambi i fronti si legge una lettura sottilmente sciovinistica: siamo stati sfortunati ad essere sommersi per primi in Europa dalla tempesta del Covid-19, poi però siamo stati bravi a organizzarci e a dare le risposte appropriate, tanto da fare meglio dei cugini francesi e della Gran Bretagna, per non parlare della Spagna e degli Stati Uniti. Alcuni scienziati non fanno parte del coro, e bisogna riconoscerlo. Soprattutto in questa fase preoccupante della recrudescenza della pandemia.

Ma la forza delle democrazie sta proprio nell’onestà degli intenti di chi è chiamato temporaneamente a governare, nel riconoscimento e nel rispetto della dignità di ogni singola persona e nella trasparenza continua e qualificante degli argomenti, della discussione e della comunicazione. I leader politici non sono chiamati a parlare ad un popolo generico e indistinto, ma ad ogni singola persona, giovane, adulta o vecchia che sia, tutti individui pensanti e riflessivi con le loro esperienza e la loro cultura di vita. Se l’Occidente democratico sta pagando un alto costo di vite e di sofferenze, più alto della Cina dove il virus si è sviluppato, deve rispettare i valori fondativi, diversamente i nemici della libertà sempre in agguato potrebbero dire che la pandemia si combatte meglio concentrando il potere in un organo o addirittura in un singolo soggetto.

E’ veramente triste assistere al continuo rincorrersi in tv e sui social di una litania che tratta le persone come incapaci di intendere. Ed è triste ascoltare e leggere parole ripetitive, incapaci di trasmettere l’assunzione di un impegno e di una responsabilità veramente nuovi. Bonus e superbonus occupano spazi e menti, ma mai una parola sui nostri doveri irredimibili anche con elargizioni generose e senza condizionalità. Doveri che sarebbe necessario ricordare con una certa costanza, in modo limpido, che spingono ad agire in modo ordinato e senza spazi vuoti, evitando le trappole di una legislazione e di una burocrazia che si stratifica in modo inesorabile.

Sfida epocale - Due i campi della sfida epocale: il successo contro un virus che sta mettendo a dura prova la nostra tenuta, sia nelle risposte sanitarie sia nella resilienza economica e sociale; l’utilizzazione e la valorizzazione del Recovery Fund, soprattutto nella parte che riguarda gli obiettivi della New Generation Eu. Mai come in questo momento futuro del Sud e futuro della nuova generazione coincidono.

Noi meridionali, in particolare, siamo chiamati a una terza e decisiva sfida: correggere in modo profondo, sincero e senza incertezze le nostre cattive abitudini e le nostre attese di provvidenze assistenziali. Siamo chiamati ad interpretare lo spirito europeo nel modo autentico, come il nostro primo alleato in questa difficilissima congiuntura: esaltare la nostra responsabilità, fonte di autostima, quasi come ossessione permanente, valorizzare ogni euro per migliorare la nostra istruzione e le nostre conoscenze, migliorare la qualità della ricerca e delle nostre produzioni a cominciare dalle filiere di successo, dall’agroalimentare alla meccanica, dall’abbigliamento all’aerospazio, rivoluzionare la formazione permanente bandendo furbizie e scorciatoie normative. Demagogia e opportunismi elettoralistici rischiano di precipitarci nell’abisso.

Nei mondi paralleli della spesa pubblica si sogna il transito di centinaia di miliardi europei per poter alimentare clientele e flussi improduttivi, quando invece dovremmo invocare obiettivi chiari, competenze all’altezza delle sfide e verifiche certe e continue sui soldi spesi. Il Sud invochi la condizionalità, invece di contrastarla, se la condizionalità riguarda il rispetto dei valori umani, della qualità della spesa, dell’amministrazione e della gestione. La vera rivoluzione meridionale è possibile solo con una grande alleanza tra persone, insiemi produttivi, comunità di ricerca, gruppi sociali e culturali con valori da difendere e promuovere: un’alleanza per l’emancipazione dall’arretratezza e dal sottosviluppo e per esaltare le vocazioni personali, il talento di ciascuna persona, senza nessuna esclusione. Un’alleanza per lottare e imporre le buone pratiche, evitando razionalità astratta e scorciatoie discrezionali. Questa è la strada per vincere le disuguaglianze e non quella di uno Stato accentratore e distributore.

Ma senza verità non è possibile il cambiamento, anche quando si tratta di verità dure, nella fase drammatica della pandemia, questa volta estesa a tutto il Paese. Un punto di partenza lo abbiamo: la testimonianza e l’esperienza di sanitari e operatori di comunità che hanno dedicato la loro vita alla presa in cura degli altri, il coraggio e l’intraprendenza di docenti che si sono spesi senza chiamata burocratica ad organizzare gli spazi per la nuova educazione ed istruzione, la tenacia e la creatività di imprenditori con la valigia pronta per esplorare nuovi mercati. Cominciamo da questi esempi e percorriamo, tutti insieme, la strada tracciata dalle donne e dagli uomini che fanno il loro dovere, ciascuno con il proprio talento. E’ l’unico modo per ampliare valori umani e buone pratiche, prima di leggere migliaia di pagine di articoli, rimandi e correzioni di decreti, norme e ordinanze precedenti.

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