Martedì 29 Settembre 2020 | 15:46

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Il Belpaese alle urne ma a macchia di leopardo

C’è chi si troverà tra le mani tre schede, chi due e chi solo una. Votare sarà comunque una gran rottura di scatole tra lungaggini, gel, guanti, mascherine e varie misure di sicurezza

Il belpaese alle urne ma a macchia di leopardo

Prendiamo i tre proverbiali figuri, buoni per qualsiasi esempio: Tizio, Caio e Sempronio. Tizio vive in Puglia, magari ad Andria, ed il 20 e 21 settembre andrà a votare per Comunali, Regionali e referendum. Caio, invece, è genovese: a lui toccano solo Regione e consultazione referendaria. Infine Sempronio, romano, dovrà semplicemente scegliere se «sforbiciare» o meno Camera e Senato.

Come ovvio quando sono in ballo elezioni territoriali, il voto è diverso ovunque. C’è chi si troverà tra le mani tre schede, chi due e chi solo una. Ora, come un vecchio film in bianco e nero che qualcuno si è premurato di colorare, introducete nel balletto anche il «fattore C», ovvero l’elemento pandemico. Banalizzando, il malcelato sospetto che - fra code e passaggi di mano di schede e matite - le aule deputate alla consultazione non siano propriamente dei bunker a prova di virus. Nel peggiore dei casi si rischia di prendere il Covid, nel migliore votare sarà comunque una gran rottura di scatole tra lungaggini, gel, guanti, mascherine e varie misure di sicurezza. Il risultato del combinato disposto fra rischi per la salute e diverse gradazioni di «coinvolgimento» sarà un voto profondamente disomogeneo.  

Non a caso, la legge del 2011 che disciplina gli accorpamenti elettorali incoraggia, per ragioni di agilità e risparmio, la sommatoria di consultazioni diverse nello stesso giorno (l’election day), ma tiene fuori i referendum. Perché? Per due motivi. Il primo è che la consultazione referendaria, con la campagna elettorale di mezzo, finisce sempre per vestire gli stracci da Cenerentola con le sorellastre, Comunali e Regionali, in prima linea al gran ballo del reame. Il secondo si lega invece all’intensità della partecipazione: il Tizio dell’esempio, chiamato ad esprimersi su tutti i fronti, subirà una «spinta» verso il voto ben superiore a quella di Sempronio che dovrebbe uscire di casa soltanto per dire sì o no al taglio dei parlamentari. E quindi è presumibile che le percentuali saranno profondamente squilibrate: dove ci sono Comunali e Regionali anche il referendum viaggerà su numeri significativi, dove invece il taglio dei parlamentari è l’unico e solo motivo per recarsi alle urne, il rischio flop è dietro l’angolo.

Qualcuno dirà che, comunque, l’orientamento degli italiani non sarà tradito da questo incedere a macchia di leopardo. Se la popolazione vorrà tagliare o no i parlamentari, lo deciderà comunque. Vero, ma c’è un elemento in più: se a votare per il referendum saranno soprattutto quelli chiamati a esprimersi su sindaci e governatori, i partiti rischiano di farla da padrone.

Nel senso che il voto militante e inquadrato, frutto di una mobilitazione ideologica o di interesse (anche nella declinazione più «innocente» possibile), sarà il primo motore della competizione a ogni livello. Un bel paradosso considerando che il taglio dei parlamentari - giusto o sbagliato che sia - nasce proprio dall’impulso di dare un bel calcio nel sedere alla «casta», abbassandone i numeri e contenendone il dilagare.

Tutto questo, ovviamente, al netto dell’indecisione e dello scoramento che comunque attraversano l’intera società italiana.

Come certificato anche dal sondaggio Swg per le Regionali commissionato dalla Gazzetta il partito di chi non ha ancora le idee chiare è sempre il più nutrito. I politici cercheranno di recuperare i potenziali astenuti ma lo faranno, ovviamente, calcando la mano su Regionali e Comunali. Ma dove si vota solo per il referendum chi si sforzerà di tirar fuori di casa il nostro Sempronio, magari allettato dall’ultimo sole di stagione? Un buon punto di partenza potrebbe essere quello di tutelare davvero l’elettore sotto il profilo sanitario, ma senza rendere l’esercizio del voto una gimkana nell’inverno nucleare. Insomma, bisogna farla sicura ma farla semplice. E poi confidare nella voglia degli italiani di riprendersi i propri spazi di decisione dopo i mesi di quarantena.

A cominciare da chi blaterava e blatera di improbabili «dittature sanitarie» e ridicoli nazismi in mascherina. Bene, ora c’è l’occasione per dire la propria. Cerchiamo di non rimanere a casa proprio adesso.  

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