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Dalla disparità di genere alla violenza di genere

Nella Puglia che ancora non sa come arginare il caos delle donne in lista arriva lo «sfregiato dall'acido», altra orrifica creatura di un malsano rapporto coniugale o di un raptus di follia

Dalla disparità di genere alla violenza di genere

I “fenomeni” non sono nemmeno lontanamente paralleli. Crimini e misfatti sia che li compia un lui, sia che li compia una lei, sono sempre reati e tali restano. Ma nell'orrore che è diventato ormai l'immaginario comune di questo anno bisestile e di questa era impossibile, finora esisteva la “sfregiata dall'acido”.

Quel volto ormai pauroso e notissimo che corrisponde al nome di Gessica Notaro, la bellissima ragazza “punita” dall'ex fidanzato nel 2017 e diventata paladina delle tante martiri di quello che ovviamente non si può chiamare amore.

Ora, nella Puglia che ancora non sa come arginare il caos delle donne in lista – prese in giro con il sistema “60/40” - arriva lo “sfregiato dall'acido”, altra orrifica creatura di un malsano rapporto coniugale o di un raptus di follia. La scena è la seguente: lei compra l'acido muriatico per disincrostare lavandini, lui è alla guida dell'auto e lei, pare – secondo i primi accertamenti – glielo riversa in faccia e sul corpo. L'episodio gravissimo è accaduto a Brindisi e il marito della donna è in gravi condizioni, in Rianimazione al “Perrino” con ustioni sull'80% del corpo. Anche lei è ferita e piantonata in ospedale, quasi una metafora di come facendo del male ci si fa male.

E il malessere di questa coppia sembra già emergere dalle prime indagini, tanto che pare che la donna avesse bisogno di sostegno psicologico e che i malumori tra i due scoppiassero spesso. Tra le vittime della pandemia c'è anche il disagio sociale di chi ha rinviato ogni cura e ogni decisione, insieme alla possibilità di occuparsi di salute in un sistema economico e familiare che sta piombando sempre più in basso.

Colpisce l'uso ricorrente dell'acido. Non sono pochi in Italia e nel mondo i casi di “vitriolage” che è tra l'altro una tecnica terribile utilizzata – e qui è il punto – per sottrarre diritti umani alle donne in Paesi come il Bangladesh, l'India, il Pakistan, Sudafrica o Kenya o altre zone della Terra in cui la violenza contro le donne è legata a precisi obiettivi politici e perpetrata nel nome di coalizioni religiose e di potere che nei secoli hanno detenuto e continuano a detenere lo scettro del comando. Un acido, quasi un oggetto del quotidiano, che diventa strumento di morte. Tanti gli uomini che vi hanno sciolto la bellezza delle loro donne e adesso una moglie che lo ha buttato sul marito, chissà perché, chissà in che modo. E ancora: la mafia e quei terribili delitti dell'acido, quei corpi disintegrati dalla malvagità che nel tempo è stata sferzata anche contro i bambini, o i pentiti o i figli dei pentiti.

Non c'è differenza tra una mano maschile e una mano femminile, quando queste portano atrocità. Non ha un sesso la violenza, ha solo il suo nome, i suoi temibili effetti e le sue radici nascoste in malesseri e paure ancestrali, follie e raptus improvvisi. Molti anni fa, era il 1993, Laterza pubblicò una raccolta di saggi di studiosi sulla violenza sessuale nella Storia, curata da A. Corbin e la galleria millenaria di vittime mette ancora i brividi. Così come la collana Idòla dello stesso editore raccontò nella serie “Falso!” la tesi un tempo risuonata nei tribunali con quel terribile “L'ho uccisa perché l'amavo”. In questo pamphlet Loredana Lipperini e Michela Murgia raccontavano l'odissea di odio alla quale molte donne sono state sottoposte, prima di finire a quel fatidico “ultimo appuntamento” che – come avvertono gli esperti (donne, state attente!) - è sempre prologo di una fine tremenda.

Per amore non si uccide, non si versa l'acido. Per amore di se stessi e dei cocci che restano di quella magnifica e difficile unione che è la famiglia, non si versa l'acido. Avvocati e magistrati appureranno cosa sia scattato in mente alla signora di Brindisi in un giorno di agosto caldissimo, in cui nessuna mano salvifica è riuscita a fermare il suo gesto. Non possiamo fermare gli acidi e le follie, le incomprensioni e gli odi, ma possiamo – se il disagio capita sotto i nostri occhi – ricordarci che una mano tesa non costa nulla e che un sorriso, anche nascosto da una mascherina, può diventare un tesoro, uno scampolo di umanità in un'era che mette ai saldi tutto, anche noi e i nostri defunti valori.  

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