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In Puglia e Basilicata

Analisi

Tanti candidati ma nemmeno uno straccio di programma

Tanti candidati ma nemmeno  uno straccio  di programma

La macchina per le elezioni regionali è in moto e ogni giorno sforna nuovi nomi

11 Luglio 2020

Michele Partipilo

La macchina per le elezioni regionali è in moto e ogni giorno sforna nuovi nomi. Si dovrebbe votare il 20 e il 21 settembre in Puglia, Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Toscana, Marche e Campania, questa almeno l’indicazione del governo che dovrebbe essere ufficializzata dalle singole Regioni. Si tratta di una data insolita, determinata dall’emergenza Coronavirus e che ha già sollevato molte polemiche. Alcuni presidenti regionali – compreso Michele Emiliano – avrebbero voluto anticipare le elezioni portandole agli inizi di settembre. La campagna elettorale ne risulterà condizionata in quanto è prevedibile che non vi sia un inizio e un crescendo fino alle giornate del voto, bensì una prima fase in cui si cerca di formare le liste, costruire alleanze e organizzare la propaganda; una fase centrale di sostanziale pausa durante le due settimane a cavallo di Ferragosto e, infine, uno scatto dall’ultima settimana di agosto.

La domanda è come reagirà la gente, cioè i votanti, di fronte alla novità della data e di una campagna elettorale a singhiozzo. Lo scopriremo solo vivendo. Nel frattempo partiti, gruppi e movimenti si stanno organizzando per costruire quella macchina del consenso che dovrà andare a pieni giri fra qualche settimana.

Come avviene ormai da tempo, nessuno sta badando a idee e programmi, ma la caccia è agli uomini e se – come auspicabile – dovesse passare la doppia preferenza di genere, ambite saranno pure le donne. In questa ipotesi le figure ricercate sarebbero con ogni probabilità diverse.

Per quanto riguarda gli uomini, al momento le attenzioni sono rivolte verso chi controlla, o si presume possa controllare, consistenti pacchetti di voti e verso chi può mettere sul tavolo denari in quantità per sostenere le spese elettorali. Minore attenzione viene riservata a personaggi che possono sfruttare la loro notorietà fuori dal campo politico: intellettuali, attori, cantanti, professionisti. Ancora minore attenzione è riservata a persone che possono dare un contributo di idee e di osservazioni critiche. Nella logica di potere che anima la politica contemporanea questa categoria è assai poco gettonata, non solo in Puglia ma in tutto il Paese.

Per quanto riguarda le candidature femminili, al momento sono piuttosto scarse e tali rimarranno se nel frattempo non sarà in qualche modo sdoganata la cosiddetta preferenza di genere, cioè la possibilità di votare due candidati a patto che siano di sesso diverso. In questa ipotesi, a giudicare dalla parziale esperienza passata delle cosiddette «quote rosa» nelle varie liste, i partiti punteranno con ogni probabilità su candidate in qualche modo già note agli elettori pugliesi, vuoi per il ruolo politico vuoi per l’impegno in altri settori, come per esempio le attività culturali, il volontariato, lo spettacolo. I più spregiudicati, in una logica tutta maschilista, punteranno su candidate di… facciata. Le idee, cioè, anche in questo caso non contano.
In uno scenario di questo tipo ancora una volta la parte del leone la farà la comunicazione, cioè la capacità dei leader di far parlare di sé a ogni costo, non escluso qualche colpo basso di cui già si bisbiglia. È facile prevedere che saremo inondati di annunci clamorosi, di critiche al veleno, di scoop da film americani. Tranquilli, sarà solo fumo con dentro anche qualche fake news, come non guasta ormai in ogni campagna elettorale che si rispetti.

I veri grandi assenti saranno i programmi e le idee. O meglio, ci troveremo di fronte a enciclopedie di propositi, magari copiati da qualche vecchio verbale delle assemblee di partito, scritte in perfetto burocratese e con i più improbabili e ciclopici obiettivi. Quanto bene farebbe alla maturazione politica dei pugliesi e ad arginare la fuga dai seggi, soprattutto dei più giovani, avere dei programmi di una cartella al massimo e con 4-5 cose concrete da realizzare. Non abbiamo bisogno di programmi che risolvano i problemi dell’umanità, ma di sapere da coloro che aspirano ad avere la nostra fiducia che cosa intendono fare rispetto a sanità, trasporti, ambiente, sicurezza e lavoro. Basterebbero tre righe per ciascuna categoria indicando obiettivo, tempi e modalità e mettendoci però la faccia. Una sorta di agenda del candidato condivisa con la gente. Le promesse mancate, i paradisi perduti, i traguardi fumosi fanno solo perdere fiducia nella politica facendola precipitare ancor più nei suoi vizi.

Recuperiamo le poche virtù e tra queste la trasparenza e la chiarezza: ciascun aspirante presidente dica in poche oneste parole che cosa vuole realizzare per il bene di questa regione sempre sul punto di spiccare il volo, ma con ancora troppa zavorra del passato. E questa volta c’è anche il bagaglio lasciatoci dal Covid di cui occorre farsi carico.

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