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Ascoli Satriano, si dice premio ma si legge «taglia»

Cinquemila euro è la “ricompensa” fissata dal sindaco Sarcone per la banda che l’altro giorno ha appiccato il fuoco alla pineta cosiddetta «bosco Serpente»

Ascoli Satriano, guarita dal Coronavirus prima paziente contagiata nel Foggiano

È una promessa di premio, nel gergo si legge “taglia”. Non siamo in un film di Sergio Leone ma ad Ascoli Satriano, cittadina dal passato illustre sui monti dauni in provincia di Foggia, dove il salto evolutivo o l’involuzione definitiva (dipende dai punti di osservazione) mostra la connessione con le dinamiche estreme del nostro tempo.

Cinquemila euro è la “ricompensa” fissata dal sindaco Sarcone per il wanted oppure la banda al momento ignota che l’altro giorno, complice il vento ed una temperatura vicina ai trentacinque gradi, ha appiccato il fuoco alla pineta cosiddetta «bosco Serpente», venti ettari di verde a poche centinaia di metri dal centro abitato e quasi a ridosso del parco archeologico dei Dauni.

Il sindaco ha tolto i guanti alla lingua e promesso la gratifica milionaria a chi aiuterà ad individuare i piromani dopo che vigili del fuoco e personale della protezione civile hanno accertato la «scientificità» del dolo con il fuoco appiccato con zelo in punti strategici del bosco.

Non sappiamo se il sindaco abbia assunto una decisione del genere perché annerito dalla rabbia di vedere in cenere un piccolo polmone verde (in parte per fortuna si è salvato) oppure perché davvero convinto che non basta l’ordinarietà dello Stato per far fronte ad una situazione del genere e che richiama appunto il “far west” dei comportamenti e il “fai da te” delle regole e delle punizioni. Potrebbe essere un equivoco irrazionale, ma di fatto la “taglia” c’è e probabilmente questo scatto ringhioso contro i piromani della zona non ci sarebbe stato in maniera così plateale e virulenta senza il precedente di Faragola, la spettacolare villa romana portata alla luce dopo anni di scavi e ricerche e pesantemente e violentemente distrutta da un incendio avvenuto a settembre del 2017, anche in quel caso “doloso”.

Uno scempio della natura e dell’eredità del passato che la dicono tutta anche sulla consistenza morale dei piromani, decisi a distruggere il paesaggio naturale incastonato nei siti archeologici. Una convergenza delle ostilità (dolose) che fanno affiorare l’esperienza della debolezza. Ed è probabilmente quello che ha provato il primo cittadino di Ascoli Satriano, ancora alla ricerca di un “indiziato” non di un colpevole per lo spaventoso rogo della villa romana di Faragola, punto di riferimento per gli studiosi e per gli appassionati del turismo culturale ed archeologico in particolare. Perché Ascoli Satriano, tra calo demografico ed economia rurale, un futuro alternativo l’aveva tratteggiato dopo la deludente esperienza dell’industrializzazione come compensazione allo sfruttamento dei pozzi metaniferi della zona. I beni culturali come momento di riscatto, tanto che i popolarissimi “Grifoni” - custoditi nel bellissimo museo di Ascoli - hanno rappresentato la Puglia all’Expò di Milano. Poi arrivano i piromani e distruggono prima Faragola, ed ora parte di Bosco Serpente. Continuare ad essere spettatori mentre si è vittime di questo sistema dissonante non è oggettivamente accettabile. Ecco perché le azioni devono essere all’altezza delle parole quando si fa riferimento alla presenza dello Stato in tutte le sue articolazioni. Il sindaco - che è la prima linea della Repubblica - deve probabilmente essersi sentito più solo che isolato. Ed ha pensato alla “taglia” modello far west. Ma non siamo in una fiction. Questa è la realtà di una Capitanata sorretta con le parole ed abbandonata nei fatti.

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