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Come prima, più di prima l’Italia (non) si amerà

La libertà ritrovata è una festa da cui non si sfugge

Come prima, più di prima l’italia (non) si amerà

È come la pausa di riflessione nella coppia. Quando si torna insieme, se si torna, o si sta attenti o è la fine. I circa 70 giorni di lockdown sono così: quando se ne esce, e se ne sta uscendo, o si sta attenti o è la fine. La «fase 3» è come un matrimonio in crisi, con un «liberi tutti» sulla fiducia, ultima chance che è vietato sprecare. Allora se il coniuge redento dovrebbe appendere sul letto un cartello «Non fare più l’idiota», nelle città italiane assieme alle raccomandazione di esperti e pseudotali, dovrebbe apparire la gigantografia: «Occhio agli idioti».

La libertà ritrovata è una festa da cui non si sfugge.

La fotografia dell’Italia senza confini interni e con pochi esterni, è di una gioia irrefrenabile e arriva dallo stretto di Messina e le sue code agli imbarchi. Certo la Puglia per esempio ha mostrato il volto più serio del rigore, così chi rientra deve autosegnalarsi e conservare per trenta giorni l’elenco dei luoghi visitati e dei contatti avvenuti; mentre in Sardegna c’è l’obbligo di registrazione. Dettagli in confronto a quanto s’è visto già nelle scorse settimane nelle città, sulle spiagge, nelle auto, tra fidanzati vecchi, nuovi e per l’occasione, congiunti, finti congiunti, amici, amiche, comitive.

E’ una festa in realtà in atto da tempo, ufficializzata dal governo che ha dato lo starter alla mezzanotte e un minuto di mercoledì, ma che presenta un velo di preoccupazione angosciante, dovuto alla esistenza di una particolare categoria: gli imbecilli.

Beninteso, in Italia gli imbecilli ci sono sempre stati ben mimetizzati in molte tipologie del genere umano e difficile da combattere. Il problema è questo. Molti, troppi erano sulla linea di partenza da settimane, con le pinne e il telo da spiaggia e lo Spritz aspirazione di massima felicità.

Qualcuno rispose, quando gli fu prospettato un programma per eliminare gli imbecilli: «E’ un piano troppo ambizioso». Adesso ce ne rendiamo conto, aveva ragione. E agli italiani, per accorgersene, c’è voluto il coronavirus, col suo carico di morti, dolore e sofferenza, la cui curva sta in effetti scendendo, ma il cui futuro è impossibile predire.

Poi ci sono le curiosità che ci rendono pittoreschi: al valico di Ventimiglia, i cugini francesi bloccano i frontalieri italiani a causa di meticolosi controlli sull’autocertificazione. Ma se a passare il confine dall’altra parte è un cugino d’oltralpe va tutto liscio. A Milano, capitale della regione più martoriata dal Covid, la stazione centrale è tornata quasi ai livelli pre pandemia. A Roma si blocca il gran raccordo e così imparano i cultori del «nulla tornerà come prima». Tutto sta tornando come prima e anche peggio, se possibile, con il rischio (lo diremo fino allo sfinimento, anche a rischio di passare per iettatori, ndr) di ritrovarci tra un po’ a svolgere inconsapevolmente il ruolo di sviluppatori di un possibile riflusso del virus.

C’è sì De Luca, il neo vip social, nonché governatore della Campania, che si sgola: «Mascherine? Dobbiamo combattere chi non la indossa e chi la porta appesa al collo. Questo è imbecille doppio», ma è una voce quasi isolata, scambiata per «sceneggiata» da chi preferisce così. In ogni caso le restrizioni arcinote restano. Ma è l’immagine del virus sconfitto che non va per niente bene se messa a fianco dell’esasperata voglia di fare, di muoversi, di correre, di mangiare, nuotare e, perché no, far l’amore.

Il mondo della scienza ha poco di che scontrarsi al suo interno e dividersi tra chi canta vittoria e chi lancia sentenze da menagramo. È vero che il Covid appare indebolito, stremato, quasi vinto e terrorizzato dall’incoscenza italica. Ma durerà questa apparente resa? Aggiungendo due-tre piccoli particolari: al momento non ci sono farmaci efficaci, non c’è un vaccino e le terapie intensive sono al lumicino.

Ecco, in questa situazione di totale incertezza l’ago della bilancia ce l’hanno in mano gli imbecilli. «L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero... c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida», disse Johann Wolfgang von Goethe.

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