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Gazzetta, la ri-fondazione come bene storico-culturale

La notizia dell’avvio del procedimento per la dichiarazione d’interesse culturale del bene Archivio storico/La Gazzetta del Mezzogiorno, è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica

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La notizia dell’avvio del procedimento per la dichiarazione d’interesse culturale del bene Archivio storico/La Gazzetta del Mezzogiorno, su iniziativa della Sopraintendente Annalisa Rossi è al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, non solo della nostra regione. Condivido in toto l’appello rivolto ieri dal prof. Eugenio Scandale, presidente dell’Accademia Pugliese delle Scienze, ai Rettori e alle istituzioni culturali di Puglia e Basilicata. È opportuna, pertanto qualche considerazione sulle motivazioni di questa iniziativa, che un economista del valore di Luigi Einaudi, provvisto anche di una solida preparazione giuridica, se fosse stato in vita, avrebbe senz’altro definito così: un «attaccapanni procedurale».
Il concetto liminale del bene culturale. A tal fine va considerato che il concetto giuridico di bene culturale ha subito un’importante evoluzione nel corso di questi anni, non priva di riflessi sulle modalità di espletamento della procedura di dichiarazione d’interesse culturale.

In effetti il concetto di bene culturale (ogni bene che costituisca testimonianza avente valore di civiltà) che la commissione Franceschini del 1964 ha avuto il merito di aver introdotto nell’ordinamento giuridico, è stato definito un concetto liminale. perché non si limita ai soli profili giuridici, ma rinvia all’apporto di altre discipline tanto che fu definita una porta tra il diritto e le altre materie.
Un secondo passo avanti nella maggiore apertura del concetto esclusivamente giuridico all’apporto di altre materie è compiuto dalla specifica disciplina di settore (d.lgs. 2004, n. 42 s.m.i.), che riconosce al patrimonio culturale la possibilità di assumere il ruolo di leva strategica per lo sviluppo dei territori mediante il ricorso a forme tipiche di valorizzazione. Questo in conformità alla Costituzione (art. 118, ult. co.) e nel solco delle politiche di coesione territoriale e sociale dell’Unione Europea che richiedono un reale coinvolgimento della popolazione mediante “una buona governance per affrontare con successo l’aspetto della dimensione territoriale”.
Il superamento dell’impermeabilità alla scienza economica della Pubblica Amministrazione
Nel contempo nella finanza locale l’esclusiva articolazione in schemi giuridico/burocratici, ha determinato il problema degli squilibri regionali non solo tra Nord e Sud, ma anche all’interno di tutte le regioni. Proprio sulla spinta di questa esigenza, la riforma costituzionale del 2012 determinata dall’europeizzazione della politica della finanza pubblica, ha conferito rilevanza costituzionale alla necessità che la statuizione di principio venga accompagnata dalla relativa norma di comportamento. Infatti, con l’ìntroduzione di un nuovo primo comma all’art 97, è stato assegnato al buon andamento della Pubblica Amministrazione anche una valenza finanziaria perché tutte le P.A., in coerenza con l’ordinamento della UE, devono assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
Sotto la spinta dell’innovazione costituzionale la più qualificata dottrina giuridica ha sostenuto la fine dell’impermeabilità alla scienza economica della Pubblica Amministrazione ( cfr Cfr.Bernardo Giorgio Mattarella Burocrazie e Riforme Il Mulino, Bologna, 2017, pag. 95/98 );

La duplice valenza del ” buon andamento” della P.A. allocata dal Ministro on Dario Franceschini nel Codice dei Beni Culturali.
Nel Codice dei Beni Culturali, edizione aggiornata con la legge 18/XI/2019 il ministro dei Beni Culturali, on. Dario Franceschini, ha impostato tutta la gestione dei Beni Culturali sulla duplice valenza del ”buon andamento”, declinandola in termini operativi con una serie di norme specifiche. Così l’articolo 6 stabilisce che la valorizzazione del patrimonio culturale consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Inoltre il capitolo II individua i princìpi che devono guidare la valorizzazione dei beni culturali definendo nell’articolo 111 come deve essere articolata l’attività di valorizzazione finalizzata all’esercizio delle funzioni ed al perseguimento delle finalità indicate nel concetto generale della valorizzazione del patrimonio culturale. Vengono altresi distinte due diverse procedure di valorizzazione a seconda che si tratti di beni di appartenenza pubblica (art.112) o di proprietà privat a(art.113) e definite la forme di gestione (art.115 ) ed i livelli di qualità della valorizzazione che devono essere rispettati dai soggetti che hanno assunto la gestione delle attività di valorizzazione.

Perché la valorizzazione del marchio ’Archivio storico' deve comprendere anche La Gazzetta del Mezzogiorno.

Da quanto detto risulta obiettivamente che la procedura impostata dalla Sopraintendete Annalisa Rossi per il riconoscimento di bene culturale del Marchio(’Archivio storico // “La Gazzetta del Mezzogiorno”) attua il “duplice principio del buon andamento della gestione dei beni culturali”. Infatti non si ferma alla sola statuizione di principio (attribuzione della rilevanza giuridica di bene storico al patrimonio culturale dell’Archivio) ma ne attua anche la norma di comportamento rappresentata dalla declinazione operativa stabilita dall’art. 6 con la procedura di valorizzazione, avendone riscontrato il presupposto di fatto e di diritto.
In particolare il fenomeno economico il cui verificarsi ha determinato il compendio unitario del Marchio(Archivio storico/Gazzetta del Mezzogiorno) è che l’archivio essendo un’esternalità positiva non può produrre detto effetto utile al proprio interno, perché utilizza La Gazzetta del Mezzogiorno come generatore di detta utilità. Poichè questo giornale, dopo 132 anni è ancora il primo quotidiano della regione, con oltre 500mila lettori l’obiettivo dell’art.6 può essere conseguito solo assicurando le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica de La Gazzetta del Mezzogiorno. Infine l’attività di valorizzazione così declinata applica il principio di sussidiarietà perché dimostra la capacità di maturazione dal basso di interessi espressi dal corpo sociale, che diventano pubblici.
Di conseguenza poiché l’attivita di valorizzazione dovrà essere articolata secondo la procedura prevista dal Capo II bisognerà anzitutto provvedere ad un’organizzazione stabile di risorse. A tal fine andrà compiuta una scelta tra le due forme di gestione previste dai commi 2 e 3 dell’art.115. Non e possibile, allo stato attuale, predeterminare una scelta definitiva,tuttavia non può essere trascurato il ruolo delle Fondazioni di origine bancaria che possono essere non solo conferitarie dell’Archivio ma anche soggetti finanziatori, essendo la tutela dei beni culturali tra gli obiettivi loro assegnati dalla legge istitutiva. A tal fine può essere raccolto il concorso finanziario di altre Fondazioni e degli enti locali pugliesi e lucani. Infine ,per quanto riguarda i livelli di qualità richiesti (art.114 ), sono certamente soddisfatti nella migliore delle maniere dal corpo redazionale in essere.

Conclusioni
Da quanto detto risulta evidente il “buon andamento “della procedura per la dichiarazione dell’interesse culturale del bene Archivio storico/Gazzetta del Mezzogiorno.perche basata sull’esistenza dei due presupposti previsti dalla normativa. In particolare vsa sottolineato:
A) Il presupposto di fatto, la fattispecie concreta, ossia la situazione effettuale su cui l'Amministrazione intende incidere, è rappresentata dal nesso tra l’economia esterna (Archivio) e la sua fonte originaria e interna (La Gazzetta del Mezzogiorno).
B) Il presupposto di diritto: la precisa corrispondenza tra atto assunto e previsione normativa.


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