Lunedì 01 Giugno 2020 | 08:19

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Il commento
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Bosso, forte di una sensibilità europeistica raffinata, ragionò sul concetto di Unione affermando che: «quanto è bella la parola Unione»

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Un padre fondatore dell’Unione europea. Anche questo è stato e rimane il maestro Ezio Bosso deceduto pochi giorni fa.
Del resto la musicalità di queste parole lo dimostrano inequivocabilmente: «È bello poter dire sono un europeo. Sono me stesso e sono insieme all’altro. Sono unito. Perché l’Unione europea non è solo un’istituzione. È la definizione di un sentire. È la dichiarazione di un sentimento. L’Unione europea siamo tutti noi. Ogni giorno». Concetto che espresse aderendo alla campagna di sensibilizzazione in occasione delle elezioni del Parlamento europeo. Bosso, forte di una sensibilità europeistica raffinata, ragionò sul concetto di Unione affermando che: «quanto è bella la parola Unione. Deriva da unus, essere uno. Significa divenire un unico corpo, condividendo le nostre singolarità e nutrendo attraverso l’altro la nostra esistenza. È una parola che racchiude la sacralità insita nell’essere umano, la sacralità del vivere ogni giorno per rendersi inseparabili e proteggersi quotidianamente. Se ci pensiamo è la prima parola associata all’amarsi, rende quell’amore oggetto terzo, lo dichiara: è la base su cui poggiamo il desiderio di essere famiglia. Bella è quindi la scelta di popoli che si sono avvicinati e sono divenuti una nazione più grande grazie al contributo di ogni singola cultura, esperienza, fortuna, di ogni trauma».

Bosso, diede forma al motto dell’Unione europea “Uniti nella diversità”, con questa meravigliosa metafora “umana – musicale”: «Io in una sera, quando dirigo o suono, ho la fortuna di poter essere tedesco, inglese, austriaco, ceco o polacco pur restando con orgoglio italiano. Partecipare a un’Unione diventa una forma di liberazione vera e propria, è l’opportunità di trascendere nell’idea di “altro”. La nostra Unione è questa: portare contributo, poter appoggiarsi e avere sostegno alle nostre fragilità, poter rispecchiarsi. L’opportunità di riconoscersi è un diritto così voluto, cercato, così fondamentale».

Ma non è tutto. Forte della sua disabilità fisica volle personalmente offrire un contributo intellettuale al Parlamento europeo durante la conferenza ad alto livello dal titolo «Patrimonio culturale in Europa, collegare passato e futuro» che si tenne a giugno 2018 in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale. L’ingresso nel Parlamento europeo di Bruxelles fu un emozione per tutti. Il Parlamento gli tributò una standing ovation che racchiuse l’abbraccio accorato di tutti gli europei.
Il maestro Bosso, visibilmente emozionato, nel suo indimenticabile discorso seppe fondere nobili concetti legati all’arte, alla vita, alla musica incastonandoli come note preziose e profumate nel pentagramma della storia dell’Unione europea.
«Da quando avevo quattro anni sono stato abituato a essere europeo - disse con convinzione -. Noi che dedichiamo la nostra vita alla musica sin da piccoli frequentiamo germano austriaci come Beethoven, o francesi come Debussy, o tedeschi come Brahms e Mendelssohn. Vedete, non c’è un confine». Rese omaggio anche al direttore d’orchestra Claudio Abbado che quarant’anni prima aveva inventato l’orchestra dei giovani dell’allora Comunità europea.

Prima di congedarsi il suo “manifesto”: «La musica ci insegna la cosa più importante ad ascoltare e ad ascoltarci un grande musicista non è chi suona più forte ma chi ascolta più l’altro e da lì i problemi divengono opportunità. Ecco. Credete nella musica credete nell’Europa».
In ultimo ma non per ultimo merita un forte plauso l’impegno a favore dei diversamente abili portato avanti del maestro Bosso così come evidenziato nell’articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: «l’Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità». Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli in un messaggio ha precisato che: «La battaglia del pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso contro la malattia neurodegenerativa che l’aveva colpito ha commosso tutta Italia. Se la notizia della sua scomparsa oggi ci rattrista, di certo non cancella i tanti momenti di arte sopraffina e umanità intensa che ha saputo - e voluto - donarci. Addio, Maestro. E grazie: da tutte e tutti noi».
E allora perché non pensare ad un grande Premio europeo che renda omaggio a questo gigante dell’Unione europea?

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