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Altro furto (17 miliardi) al Sud senza treni veloci

Ma è possibile che si sia aspettato 159 anni per un collegamento diretto fra Bari e Napoli, le due maggiori città del Sud continentale?

Dal 18 luglio chiusa stazione Fal Matera centrale

Cosa ti sottraggo oggi al Sud? E’ di un paio di settimane fa la denuncia dell’Eurispes sugli 840 miliardi di euro in 17 anni che il Sud non ha ricevuto come gli spettava e finiti al Nord. Conteggio arrivato dopo quello della Svimez su 61 miliardi all’anno scippati dal 2009 al 2019, sempre su dati ufficiali dei Conti pubblici territoriali. Ma ora, per completare il trittico del danno di essere Sud, ecco l’alta velocità ferroviaria che non c’è: ma che ci fosse stata, esempio sulla Napoli-Bari, avrebbe consentito un aumento del reddito meridionale di 17 miliardi in sette anni. Perduto come il resto. Con i giovani che continuano a partire in mancanza di lavoro. I figli che non nascono più in mancanza di futuro. E uno scandalo nazionale che continua.

È stato Ennio Cascetta a presentare i risultati del suo studio. Docente alla Federico II di Napoli, e già dirigente del ministero delle infrastrutture, si devono a lui i calcoli sui costi-benefici in campo ferroviario. Primo risultato: le città raggiunte dai treni veloci sono cresciute del 10 per cento, quelle che ne sono prive solo del 3 per cento. L’alta velocità conta più del reddito pro-capite. Conosciamo la situazione dell’Av: 181 km al Sud (11,4 per cento), 1.583 al Centro Nord (88,6 per cento). Ma non è una sola Italia? E perché questa colossale sperequazione?

Quindi già un 7 per cento in meno di crescita per le città del Sud. Perché un Frecciarossa significa anche altro. Significa cemento per le costruzioni. Significa macchine adoperate. Significa sistemi di controllo. Significa progetti collaterali. Significa 18 mila posti di lavoro. Significa appunto 17 miliardi di Pil in sette anni. Significa soprattutto fra Bari e Napoli due regioni molto più vicine di quanto siano ora. La valorizzazione di un territorio collinare ora mal collegato e periferico. L’attivazione di traffici commerciali, di imprenditori, di pendolari, di studenti, di turisti. Significa una massa critica di interessi, rapporti, scambi, appuntamenti. Significa qualità della vita. Significa integrazione. Significa un Sud compatto con nuova possibilità di movimento (gli spostamenti in Av nel 2017 sono stati per il 40 per cento nuovi spostamenti). Significa un inizio di comune sentire di fronte al Partito Unico del Nord. Una svolta, proprio quella finora mancata al Sud. Ché restino divisi fra loro e staccati dall’Italia dominante.

Ma è possibile che si sia aspettato 159 anni per un collegamento diretto fra Bari e Napoli, le due maggiori città del Sud continentale? Lo stesso treno senza cambio intermedio che dovrebbe partire da marzo, parliamone. Tre ore e mezzo, quando fra Roma e Firenze si va in un’ora e mezza. Ma già fra Bari e Napoli ci sono pullman che ci mettono meno. E quando nel 2026 dovrebbe avviarsi l’alta capacità a lungo spacciata per alta velocità, è solo un doppio binario su un tracciato in alcuni punti non cambiato dal 1800. Mentre Matera, già capitale europea della cultura, è l’unico capoluogo italiano senza ferrovie dello Stato.
Ancòra. Al Sud ci sono 45 chilometri di ferrovie per mille chilometri quadrati di superficie, al Centro 59, al Nord 65. Con treni dall’età media di 19,2 anni al Sud e di 13,3 al Nord. Da Milano è più facile andare a Parigi che a Reggio Calabria. Per i 266 chilometri da Siracusa a Trapani ci vogliono 11 ore 21 minuti: sembra Scherzi a parte. Le linee sono elettrificate per l’80 per cento al Nord e per il 50 al Sud. E ci sono più treni per pendolari in Lombardia che in tutto il Sud. Fra le 17 opere previste dal nuovo piano di Ferrovie e Rete ferroviaria, solo quattro sono al Sud. Perché i governi continuano a ritenere che un treno o un binario in più devono dare un profitto o non si fanno. Fanno finta di non capire che sono invece un servizio pubblico essenziale come la sanità, la scuola, la sicurezza. Un diritto di cittadinanza che non può cambiare a seconda di dove nasci e di dove vivi. Una colossale violazione della eguaglianza, della democrazia, della Costituzione. Un razzismo civile.

Telefona un amico dirigente sindacale nazionale. In un giorno al Nord ho fatto riunioni in tre città, al Sud non ci sarei riuscito, neanche con l’auto. Ferrovie italiane investe in Gran Bretagna e non al Sud. I sindaci di un gruppo di cittadine campane si battono perché non sia preteso il compenso sull’ultimo miglio, insomma non sia a pagamento l’utilizzo dei binari. La Gazzetta ha condotto una lunga battaglia per treni più veloci sulla linea adriatica. Questa battaglia è ora continuata dall’Associazione L’isola che non c’è, Al Bano in testa. Nel frattempo si apprende che un treno in meno, oltre che fatica, significa 17 miliardi in meno al Sud che si aggiungono a tutti gli altri scippati. Significa una ennesima infamia contro il Sud. Significa che i suoi parlamentari non dovrebbero girare la testa dall’altra parte.

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