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Se nel bene e nel male la Puglia fa rumore

Il successo di Diodato, un tarantino «qualunque», al festival di Sanremo è solo l’ultimo esempio di una regione che non riesce a non essere in prima pagina. Nel bene e nel male

Se nel bene e nel male la Puglia fa rumore

C’è poco da fare, la Puglia è terra che colpisce e che scolpisce il suo ruolo nel contesto nazionale. Il successo di Diodato, un tarantino «qualunque», al festival di Sanremo è solo l’ultimo esempio di una regione che non riesce a non essere in prima pagina. Nel bene e nel male.
La Puglia fa rumore, proprio come il titolo del brano che ha trionfato a Sanremo mettendo d’accordo una volta tanto critica e pubblico, senza polemiche né contestazioni. Quasi una negazione del suo imperativo. Sin dalla prima serata Diodato ha mostrato le potenzialità del suo brano e della sua interpretazione. Che il secondo arrivato ammetta in ginocchio che il tarantino ha meritato di vincere la dice lunga sull’onestà professionale di Francesco Gabbani ma anche sui meriti del cantante che ricorda la sua famiglia e la sua Taranto nel momento inebriante del trionfo.

Già, Taranto. Da quanto tempo siamo in prima pagina per i problemi di questa città? Bellissima eppure sempre irrisolta, appare sospesa fra i fasti della Magna Grecia e le incognite di un futuro in cui il lavoro è in antitesi con la salute. Taranto è metafora di carne del dilemma contemporaneo: riuscire a coniugare sviluppo e ambiente, diritti e lavoro, vita ed economia. Un problema così lacerante da meritare l’attenzione del Papa con la sua enciclica «Laudato sì». A Taranto Francesco non è andato ancora, nonostante la città apparisse come il luogo più adatto per parlare di clima e sostenibilità. In realtà la sua presenza avrebbe dato la sensazione di voler entrare troppo direttamente nel dibattito politico e nel conflitto quotidiano che vivono i tarantini, dove non sembra esservi via d’uscita all’aut aut diritto al lavoro-diritto alla salute.

Ma quando si parla di Papa non si può tacere il ruolo della Puglia in campo religioso. E non solo perché fra due settimane Francesco tornerà a Bari per suggellare il grande sforzo di riportare la pace nel Mediterraneo. Ma perché la regione riesce a custodire e valorizzare questa antica vocazione al dialogo, a far incontrare fedi e culture diverse, a creare le occasioni perché discorsi interrotti possano ricominciare, perché si possano riannodare i fili del passato. Quando milioni di persone fanno ore di coda al gelo per venerare la reliquia di San Nicola tra i luccichii degli ori nella Basilica del Salvatore a Mosca, la Puglia riesce a fare notizia anche in luoghi lontani e tra credenti di fedi diverse.
Certo, questo terra guadagna gli onori delle prime pagine anche per la sua criminalità. Sempre più agguerrita e feroce. È triste dover ammettere che siamo leader in alcune «specializzazioni» criminali come le rapine ai tir o ai portavalori. E questo alimenta troppo spesso pregiudizi nei nostri confronti. Ma evidenzia anche quelle assenze colpevoli e colpose dello Stato in aree del nostro territorio. Un vuoto che alimenta la paura, che amplifica i silenzi, che fa dell’omertà l’unica cifra possibile di certe comunità. Non si può pretendere che i cittadini si trasformino in eroi. E quando ogni notte c’è un attentato è difficile denunciare, testimoniare, tenere la schiena dritta. Chinati giunco, che passa la piena.

E siamo in prima pagina anche per la politica, specchio fedele delle contraddizioni e delle dinamiche nazionali. Dal laboratorio vendoliano degli anni passati, all’exploit dei 5Stelle; dalla ricerca di nuove ragioni per tenere insieme la sinistra, alle difficoltà di un centrodestra che fu forte e compatto ma che oggi stenta a coagularsi attorno al nome di un candidato. La Puglia in qualche modo anticipa ed elabora quelli che saranno gli sviluppi nazionali della politica con una singolare capacità profetica. Le intemperanze renziane, la crisi – che vuol dire anche cambiamento – del Movimento 5Stelle, l’evidente difficoltà della Lega di affermarsi al di là del suo leader, sono solo alcuni aspetti della vita politica regionale che attingono e attengono al protagonismo innato di questa terra.

Si potrebbe continuare a lungo a parlare dei «primati» pugliesi: dal turismo all’enogastronomia, alla natura stessa, come svela Mario Tozzi con «La grande storia»: un territorio che offre una mirabile sintesi, con testimonianze preziose di un passato che va dai dinosauri alle gravine, dagli ambienti lacustri alle grotte marine, dal Romanico al Barocco. Scusate, forse viviamo nella regione più bella del mondo e non ce ne siamo ancora accorti, perché costretti a guardare sempre in basso, perché non c’è mai il tempo, perché c’è prima un lavoro che non c’è. Allora bisogna cominciare a puntare gli occhi al cielo, a volere e volare alto, come ha fatto l’altra sera Diodato alzando il suo meritato trofeo di Sanremo. Grazie ragazzo di Puglia per avercelo ricordato.

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