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Dopo voto come un film già visto. Chiuse le urne in Emilia e Calabria, ecco il coro dei soliti noti. Emilia civile, Calabria marcia. Emilia democratica, Calabria mafiosa. Emilia europea, Calabria africana. Emilia terra di partecipazione, Calabria terra di astensione. Effetto anche del voto diverso, benché a nessuno di questi fustigatori passerebbe per la testa definire Terzo Mondo una Lombardia o un Veneto dove governa la Lega: in fondo sempre Nord sono. Ovvio che non gli passerebbe per la testa neanche di andare a vedere perché avvenga quanto da loro denunciato. E cioè perché l’Emilia è Emilia, ma soprattutto perché la Calabria è Calabria. Se lo facessero, dovrebbero vergognarsi dei loro giudizi. E svelare gli altarini di una Italia che è due Italie per imposizione.

Tanto per cominciare, la percentuale di elettori: 67 per cento in Emilia, 44 in Calabria. A parte la proporzione diversa in passato, varie domande. Qualcuno sa quanti sono i calabresi emigrati? Avrebbero potuto tornare, è vero. In treno da Roma a Reggio Calabria, 6 ore (di fronte all’alta velocità dell’Emilia, dove però non ci sono emigrati). Se magari tornavano dall’altro lato, Statale 106, cento morti in soli cinque anni. E per decenza evitiamo di parlare dei collegamenti interni per i paesi.
Si vede la pagliuzza nell’occhio dei calabresi, non si vede la trave in quello degli italiani, visto che alle elezioni politiche ed europee il principale partito è sempre stato quello dei non votanti. Sfiducia che possa cambiare qualcosa, pericolosa rinuncia a un proprio diritto. In Calabria si chiama rifiuto di uno Stato considerato assente se non nemico. E’ lo Stato che per ogni cittadino calabrese spende ogni anno 4 mila euro in meno rispetto a ogni cittadino dell’Emilia, perché un calabrese vale meno di un emiliano. E un calabrese non è un italiano, è un calabrese. E’ lo Stato che investe in infrastrutture 2.188 euro per ogni cittadino calabrese e 3.515 per ogni emiliano. E’ lo Stato che in sanità destina 1.513 euro per ogni calabrese e 1.954 per ogni emiliano (così i calabresi vanno a curarsi in Emilia accentuando il divario).

Ancòra. E’ lo Stato che attribuisce asili nido al 37 per cento dei bambini emiliani e solo al 9,7 per cento di quelli calabresi. E quando si è deciso di spendere un po’ di più per tutti altrimenti si continua a non fare figli, solito metodo: più all’Emilia, meno alla Calabria. E’ lo Stato che non riesce a trattare alla pari nemmeno i disabili e gli anziani non autosufficienti: ci vuole fortuna anche ad avere problemi nella regione giusta. E’ lo Stato che con questa coerenza contro il Sud, determina il reddito pro-capite di 36 mila euro annui per l’emiliano e di 12.700 mila per il calabrese (poco più di 1000 euro al mese, ma se lavori: perché la disoccupazione creata da questa massiccia <cura> anti-calabrese è una disoccupazione tripla).
Dice, ma perché non parlate di tutti i forestali che ci sono in Calabria? Dipendenti pubblici: 6,11 ogni mille abitanti in Calabria, 6,16 in Emilia (che però hanno il pregio di non essere forestali, perché è la Calabria ad avere sfortunatamente Sila e Aspromonte). Beh, ma con tutta l’assistenza alla Calabria e al Sud? Siete dei parassiti. Aiuti statali alle imprese: 61,7 per cento Centro Nord, 38,3 per cento Sud. Allora il Sud non può lamentarsi, la percentuale è superiore al 34 per cento della sua popolazione. Sì, ma col trucco: se ci togli i fondi europei, si passa al 73,2 per cento al Centro Nord e al 26,8 per cento al Sud (ed è stata la stessa Europa a ricordare all’Italia divisa in due che quei fondi si devono aggiungere alla spesa nazionale, non sostituirla).

Va bene, va bene, ma la ‘ndrangheta non potete negarla. Non potete negare che è stato lo stesso procuratore Gratteri a dire che il 30 per cento dei voti in Calabria è deciso dalla criminalità. Lo stesso procuratore Gratteri ignorato dalla stampa nazionale, con quella del Nord in testa, quando ha arrestato 330 mafiosi in tutta Italia, compresi politici e insospettabili. Dava fastidio Gratteri che scopriva tanti loro legami con l’economia settentrionale? O dava fastidio una Calabria che reagiva con l’appoggio di migliaia di meridionali che hanno manifestato pubblicamente per lui? Come in precedenza un corteo di 20 mila era sfilato a Foggia contro quella Quarta mafia?
Però, la vostra classe dirigente. Che in una situazione sociale, economica e umana fatta diventare così degradata dovrebbe essere a un livello di un Gandhi. Gestendo il bisogno, non l’abbondanza. Classe dirigente arma di distrazione di massa quando si vuole nascondere lo scandalo di un’Italia maggiore e di un’Italia minore. Che, bontà loro, i signori benpensanti scoprono al momento di un voto. Perché dopo può continuare come era prima. Anzi il Sud resti così, altrimenti come facciamo a far restare così privilegiato il Nord?

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