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Insegnamenti per la Puglia dalla ricetta Bonaccini

Se la via Emilia porta in Puglia. Più del trionfo berlusconiano in Calabria, è il responso delle regionali dell’Emilia-Romagna a offrire spunti di riflessione per l’agone pre-elettorale pugliese

Elezioni

Se la via Emilia porta in Puglia. Più del trionfo berlusconiano in Calabria, è il responso delle regionali dell’Emilia-Romagna a offrire spunti di riflessione per l’agone pre-elettorale pugliese. Le premesse, però, sono differenti: il governatore dem vittorioso Stefano Bonaccini non è come il presidente progressista Michele Emiliano e la sconfitta Lucia Borgonzoni con la sua coalizione non ha mostrato lo stesso radicamento del centrodestra pugliese (maggioritario nelle competizioni politiche ed europee, a eccezione di quelle del 2018).

La conferma di Bonaccini rivela un nuovo vitalismo del Pd, che ha tratto linfa dalle sardine per riaffermare la compattezza del blocco sociale progressista, recuperando i voti di sinistra che erano temporaneamente confluiti nel ribellismo pentastellato. Il presidente modenese ha rivelato la profondità del volto riformista della sinistra emiliana.

Quella di Bonaccini è una sinistra modernizzatrice, a favore dell’autonomia differenziata, attenta alle imprese, «svizzera» nella spesa dei fondi Ue, legalitaria sull’immigrazione al punto da sembrare più vicina alle opzioni dell’ala reazionaria della Die Linke tedesca che all’umanitarismo di Laura Boldrini, puntuale nel dare risposte sui temi del diritto alla salute. Lo stesso look di Bonaccini - Ray Ban da sanbabilino e barba da hipster - è sembrato più in linea con lo spirito del tempo rispetto ai dolcevita anni Settanta di Salvini, che evocavano atmosfere da canzoni di Guccini. In Emilia-Romagna, la coalizione progressista è apparsa compatta, senza smagliature con i renziani di Italia Viva, mimetizzati tra Pd e liste di appoggio, e con un M5S sostanzialmente ridotto ai minimi termini nella terra da cui era partita l’onda del Vaffa Day.
Emiliano ha esultato sui social in piena notte per il successo della corazzata rossa in Emilia-Romagna, ma il quadro bolognese gli ricorda le spine da affrontare in Puglia: la coalizione non è compatta, Italia Viva, +Europa e Azione si preparano a un candidato alternativo per le sue posizioni eretiche, qui i grillini sono discretamente più organizzati di quelli che abitano la terra del parmigiano e dei tortellini. Insomma l’entusiasmo per la vittoria ha contagiato il mondo emilianista, ma le prossime settimane saranno cruciali per il consolidamento della «coalizione dei pugliesi», fronte largo nel quale Emiliano include anche pezzi del centrodestra allergici al sovranismo, e ha una piattaforma programmatica che ha fatto propri temi comuni ai 5S (dall’ecologia al No-triv, passando per il reddito di dignità). E per superare tutte le grane a Emiliano non basterà indossare la stessa montatura destrorsa di occhiali alla Bonaccini…

Il centrodestra pugliese, invece, dovrebbe «citofonare» alla Borgonzoni: la candidata salviniana non ha bucato nella borghesia delle città (a Bologna e Modena soprattutto) e non ha conquistato abbastanza consensi nel fronte produttivo per capovolgere un sistema fondato su cooperative e assetti di potere antichi. La lotta all’immigrazionismo e la presenza nelle periferie o nei quartieri operai (sedotti dal salvinismo) non basta per vincere in Emilia Romagna e nemmeno in Puglia. Il contesto del centrodestra pugliese, inoltre, vede la coalizione litigiosamente in marcia verso la candidatura di Raffaele Fitto: una volta sciolto il nodo del candidato governatore (su cui Fdi e Lega sono protagonisti di un duro braccio di ferro), sarà indispensabile definire una visione ampia di soluzioni per i problemi pugliesi, dalla sanità, all’agricoltura, ai fondi Ue passando per futuro dell’industria, dell’acciaio e del turismo. Fare propaganda sulle lacune dell’amministrazione di centrosinistra non basta ad assicurare il cambio di colore alla regione, in Emilia-Romagna come in Puglia.
Poi c’è il crollo del M5S in Emilia-Romagna, che potrebbe favorire un indebolimento della proposta grillina anche in Puglia: il fattore 5S - pur in campo con la volitiva candidata presidente Antonella Laricchia - avrà un peso determinante sull’esito elettorale della corsa di Emiliano. I pentastellati pugliesi hanno posizioni che collimano con quelle del governatore e delle sinistre su ambiente, sviluppo e diritti. Arretrando anche in Puglia, favorirebbero proprio l’attuale presidente. Se la via Emilia porta in Puglia…

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