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Il significato di una votazione in un movimento di governo

Si tratta dell’apertura di un percorso con una doppia valenza

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Il voto della piattaforma Rousseau, che a larghissima maggioranza ha dato il via libera al Conte-due, rappresenta, da parte della base del M5S, l’avvio del riconoscimento e della identificazione nel partito democratico di una possibile «unità di senso» dopo la guerra di disconoscimento degli anni scorsi. Si tratta dell’apertura di un percorso con una doppia valenza: per il pensiero politico riconoscere e identificare significa distinguere, cioè segnare uno spazio circoscritto e il limite del sé come corpo politico rispetto all’altro; per la mente pensante di un soggetto o di diversi soggetti riconoscere e identificare significa collegare, cioè cogliere temi e oggetti per i quali giudizi e azioni dei diversi attori sono chiamati a fare esperienza di ricerca e di intesa per operare.

Come conciliare entrambi i percorsi e con quale metodo renderli compatibili è tutto da definire: molti saranno gli ostacoli, troppo labile il limite tra riconoscimento e disconoscimento, tra il procedere o tornare indietro, per fare previsioni accurate. Sensibilità e riflessione sono solo i due accessi alla conoscenza politica. Per potere progredire occorre una razionalità forte e condivisa che disciplini il completamento della ricognizione dei temi finora solo accennati e suggerisca già nella fase di ricognizione la costituzione del senso della soluzione.
Il patto di mutuo soccorso tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio sembra arenato nelle convulsioni di due poteri personali improvvisamente degradati nella tracotanza del dominio. Il capo della lega sovranista ha dimostrato una perdita di coscienza democratica clamorosa quando ha invocato <i pieni poteri>, una sorta di appello plebiscitario ai cittadini a diventare servi di un padrone assoluto dei congegni della politica e del potere.
Molte persone, anche della destra conservatrice e non sovranista e autoritaria, hanno percepito una carica sovversiva nuova e preoccupante, e consapevolmente hanno cominciato a prendere le distanze. Il lessico di Salvini è sembrato il ritorno improvviso e tragico alle parole e alle passioni esacerbate di un secolo fa quando i nazionalismi europei hanno continuato a tessere le loro tele esclusive fino allo scontro, agli eccidi e agli stermini della II guerra mondiale.

Di Maio si è detto sconcertato, solo sconcertato, e ha replicato senza però contrapporre un pensiero democratico compiuto e alternativo. Anzi, i corridoi del su e giù politico, tra lui e Salvini, sono rimasti intasati fino alle reprimende implicite di Grillo che hanno indotto lo stesso Di Maio a ridurre la carica della sua hybris e della pretesa di tutti i poteri politici e di governo.
In realtà, il conflitto politico porta sempre con sé qualcosa di tragico. Nella competizione individuale spesso si fa ricorso a quella che molti studiosi chiamano <l’economia della grandezza>. E’ lo <spirito di grandezza> ad alimentare e qualificare continuamente il ruolo dei soggetti in perenne lotta per il potere. Il riconoscimento come vincolo retributivo è solo l’esito, la giustificazione della richiesta di maggiore potere. Una persona è ritenuta grande o piccola in rapporto alle <griglie di grandezza> conquistate. Quante più griglie si occupano tanto più la <riuscita politica> si afferma fino alle soglie oltre le quali il potere democratico diventa autarchia e desiderio di dominio.

Solo la memoria delle tragedie riporta lo scontro entro i limiti di una crescita ordinata, civile, tollerante, mite del proprio potere, relativo e a termine. E’ lo spirito della libertà degli altri e di tutti noi che alimenta il valore fondativo della democrazia. E’ l’ordine dei valori e degli argomenti razionali a costituire la forza vitale del processo democratico. Di questi sentimenti e valori costitutivi che ancora avvertiamo alla base della nostra convivenza nazionale dobbiamo ringraziare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Senso tragico e valori spirituali, nel loro universale manifestarsi negli attuali tornanti della storia, rappresentano il vero nucleo fondante di una nuova sperimentazione del riconoscimento tra partiti e movimenti in precedenza contrapposti e quasi nemici. Così lo spirito della <grandezza ispirata> dal dolore e dalla consapevolezza istituzionale fa sentire la sua forza persuasiva oltre i limiti e gli steccati del potere.

L’incontro tra Mattarella e il pugliese Giuseppe Conte forse è avvenuto in una casualità storica imprevista, all’indomani delle elezioni della primavera del 2018. Tra i due personaggi si ascoltano parole in sintonia e un lessico che parte da letture, studi e consuetudini giuridiche probabilmente molto condivise. Mattarella, siciliano, e Conte, foggiano di Volturara, si trovano in sintonia in un passaggio cruciale della nostra democrazia. Il destino dell’Italia, come è successo in altri momenti, è decisivo per il futuro dell’Europa. Due meridionali che salvano l’unità europea sarebbe la risposta più bella e gratificante rispetto a un Nord ridotto solo a calcolo econometrico. Finalmente, i nostri rappresentanti potrebbero lavorare con sicurezza e fiducia per sminare l’Unione europea dalle insidie delle destre reazionarie e dei circoli regressivi del vecchio nazionalismo. Conte, un nuovo tessitore per un’Italia sfilacciata e però colma di umanità e di intraprendenza, e un nuovo vento che parte dal Mezzogiorno in pena come un appello a salvare il nostro futuro.

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