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Nella politica e nel calcio c’è poco da stare allegri

La politica e il calcio si somigliano più delle gemelle Kessler

De Tomaso da oggi in Rai  ricorda i giorni della Storia

La politica e il calcio si somigliano più delle gemelle Kessler. E non solo perché i loro esegeti animano e agitano i salotti tv adoperando quasi lo stesso linguaggio e le medesime tipologie di discussione. Politica e calcio si somigliano e, a volte, si confondono, perché si confrontano, e si scontrano, sulle stesse filosofie di produzione e conduzione. Da una parte ci sono i costruttivisti, i perfettisti, coloro che ritengono che le partite (politiche e sportive) si vincono alla lavagna, con gli schemi e la pianificazione del gioco. Dall’altra parte ci sono gli empiristi (spesso critici), gli anti-perfettisti, coloro che diffidano dell’ingegneria sociale, della programmazione capillare, di ogni mossa, negli stadi come nelle assemblee legislative.

L’ex calciatore Lele Adani, ora raffinato opinionista televisivo, è il portabandiera, il teorico riconosciuto del costruttivismo calcistico. I suoi commenti sono intrisi di conoscenza e competenza, oltre che di un lessico forbito. Si vede che è uno studioso della materia e che è impermeabile alle piogge di banalità che allagano molti bar sport del video. Ma, pur leggendo e approfondendo molto, come gli riconosce il trainer della Juve, il bravo Adani dà l’impressione di propendere per una visione tolemaica del gioco del calcio, un po’ come fanno quei governanti convinti di poter piegare il futuro e di programmare i gusti e le attese della gente comune, oltre che prestabilire il Pil, il debito pubblico eccetera. L’altro antesignano del costruttivismo pallonaro, che pretende di ambire al rango di nuovo titolare dell’ Ipse dixit aristotelico - ma nei casi in ispecie il suo punto di riferimento dovrebbe essere Platone (428-348 avanti Cristo) -, è di sicuro l’immaginifico Arrigo Sacchi, per il quale i calciatori non sono che pedine nelle mani del Grande Fratello che dalla panchina dirige l’orchestra di undici ragazzi in mutande. Altro che estro individuale o casualità delle giocate, come chiunque spettatore disinteressato sarebbe indotto a pensare. Leo Messi? Per loro, per i cultori del perfettismo comandato, l’asso argentino del Barcellona conta fino a un certo punto nella collezione catalana di capolavori sotto rete. Anche per i costruttivisti da stadio vige la dottrina dell’uno vale uno. L’importante, per loro, è il Gioco, non la Vittoria. Ossia l’importante è solo la strategia numerica (3-4-3, 3-5-1-1, 3-4-2-1 eccetera) comunicata dal Grande Matematico Onnisciente.
Né vale la pena di obiettare al Guru che portò il Milan sul tetto d’Europa di essersi giovato di prodigi olandesi del calibro di Gullit, Van Basten e Rijkard, cioè di tre divinità extraterrestri planate sul prato verde. Né varrebbe far notare al celebratissimo Pep Guardiola, anch’egli iper-costruttivista come Sacchi (e oggi Maurizio Sarri), che le uniche sue coppe di prestigio le deve al dio pallonaro in terra, ossia all’insuperabile trapassa-portieri di cognome Messi. No. La mitizzazione degli ingegneri di panchina modello Guardiola e Sacchi, è più forte di qualsiasi argomentazione razionale. Chissà perché il loro gioco è sempre il più bello e il più apprezzato. Un po’ come succede a quei politici bravi a promettere e disegnare scenari, ma del tutto refrattari a misurarsi con la gestione concreta della cosa pubblica e, soprattutto, con i risultati conseguenti.
Alfiere della teoria decostruttivista è, invece, Massimiliano Allegri, il quale, pur avendo vinto sei scudetti (uno col Milan e cinque con la Juve) e pur essendo approdato a due finali di Champions, deve sempre dimostrare qualcosa. Anzi, poco manca che egli sia liquidato dalla critica imbevuta di sacchismo, guardiolismo e sarrismo, alla stregua di un semi-analfabeta non meritevole di discorrere di calcio. Per i costruttivisti il Risultato non conta. Quello che conta è l’Idea o la Causa per le quali ci si batte. Se l’Idea è buona - ad esempio: viva il calcio totale - anche le sconfitte sul campo non vanno sottolineate ed esorcizzate più di tanto, come è riuscito a ottenere, e far credere, un filosofo carismatico sillabato Ze-man.
La politica è uguale. Gli scatoloni vuoti, il copyright è di Luigi Einaudi (1874-1961), eccitano più di una starlet a Cannes. Chissenefrega di limitarsi a creare le condizioni per la ripresa economica. No. Secondo i perfettisti, la politica deve stabilire per filo e per segno cosa devono fare le imprese e i cittadini. E se poi queste direttive produrranno più fiaschi di una cantina sociale, pazienza. Vorrà dire che si correggerà il tiro, non senza aver prima alleggerito il conto corrente delle famiglie. Insomma, la corrente di pensiero dei costruttivisti, nel calcio e in politica, è sempre animata dalle migliori intenzioni, e non viene mai attesa al brusco esame con la realtà. Al contrario, la scuola di pensiero degli anti-costruttivisti viene associata a pulsioni medievali, a teorie passatiste, quasi che la constatazione che l’uomo sia un essere pieno di limiti e imperfezioni sia una trovata (cinica) per impedire il progresso.
Eppure la storia dimostra che, raramente, nel calcio e in politica, i costruttivisti hanno avuto ragione e che, quando ciò è accaduto, il successo è dipeso dal talento e dalla genialità dei singoli individui.
Su una cosa, però, gli anti-costruttivisti alla Allegri sbagliano di brutto: quando ironizzano sulla predisposizione dei competenti alla Adani a leggere in continuazione, a fare indigestione di volumi. Questo ragionamento di Allegri sì che scivola nell’oscurantismo. Studiare fa solo bene, perché apre la mente, fa scoprire mondi nuovi, aiuta a viaggiare consentendoti di rimanere fermo. Aiuta anche a farti cambiare convinzioni se queste si rivelano fallaci. Il che, evidentemente, vale anche (o soprattutto) per la politica, e lo sport.
Invece, nella politica italiana, prevalgono i sacchiani e i guardioliani, e non tutti, tra questi, dispongono della capacità analitica di un Adani. Ecco perché c’è poco da stare allegri nella Penisola. Per Massimiliano Allegri la giocata individuale è più importante dello schema. Per i suoi avversari l’Entità prevale su tutto. Infatti stiamo fermi.
Giuseppe De Tomaso
de tomaso

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