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Il punto

Dove «stanno» i teatri attorno cresce la bellezza

Teatro Tommaso Traetta, Largo Umberto Teatro, 17, 70032 Bitonto BA, Italia

Il Teatro Tommaso Traetta a Bitonto

La libreria si chiama «Del Teatro». E sta vicino al teatro, di fronte, per la precisione. È una piccola libreria nata da pochi anni a seguito e affettuosamente assecondando i lavori del restauro del teatro. Fu un segnale bellissimo di un fenomeno naturale che disbriga una dinamica sociale affascinante ed emblematica: dove si fa arte e cultura, il territorio si bonifica da solo, guarisce, cresce, si abbellisce. Il Teatro ricorda nel nome un grande musicista bitontino, Tommaso Traetta e sta a Bitonto. Proprio così: sta. I teatri stanno, non si trovano o esistono, stanno.

Conosciamo la polisensa ricchezza virtuosistica del verbo «stare» in Puglia: si dice stare per connotare una condizione. Si può stare con o senza qualcosa, stare con  la donna significa molto di più che avere una donna: è più evoluto, più civile. Si sta con i soldi o senza i soldi. È frequente la locuzione lamentosa «Sto senza una lira». Ancora non praticata la formula «Sto senza un euro». I poveri fanno più fatica a modernizzarsi. Stare, dunque, indica una situazione particolare di condizione d’essere. I teatri, dunque «stanno». Anche il Petruzzelli «stava», poi, da rudere combusto stava, ma non molto, anzi non ci «stava» più. Ora sta e basta, in corso Cavour, a Bari. Il Teatro di Bitonto «stava» e ancora «sta» nel borgo antico, proprio sul confine, al limitare della, cosiddetta «frisola», quella piazza alberata a giardino somigliante, in pianta, a una padella, «frisola», appunto che confina con la piazza della porta Baresana.

Il teatro è stato a lungo abbandonato dalla insipienza colpevole degli uomini e dalla premeditata rapacità della speculazione che ne auspicavano il degrado totale per motivarne la distruzione onde lucrare sullo spazio edilizio. Altri uomini e altra fame, quella della cultura, hanno impedito il crimine, vanificato l’avidità e ricostruito il teatro che, adesso, risplende, restituito alla comunità. La gente lì intorno, gli inquilini dei vecchi palazzi, gli abitanti del quartiere hanno occhieggiato, prima, si sono incuriositi, poi, e, con la consueta prudenza della nostra gente, hanno osservato i lavori in corso con un interesse che lasciava trasparire non solo curiosità, ma, anche una forma burbera di amore. Ed è accaduto qualcosa, qualcosa di affascinante e significativo: la gente, non la «gente» dell’Auditel, ma quella che riflette, considera, ragiona ha percepito che quel cantiere era un miracolo di civiltà, quando la civiltà è opera della fatica degli uomini.

Ed ecco che qualcuno ha cominciato aprendo una libreria dove, insieme ai libri, mette a disposizione lo spazio per gli incontri, l’occasione del ragionamento e della scoperta. Qualcun altro ha dato, più semplicemente, una mano di pittura ai muri, un altro ha dato di piglio a una ristrutturazione che permette di riscoprire la genialità dell’opus edilizio popolare. Semplicemente, così, per dar a intendere quanto sia ovvio che dove c’è un teatro la comunità riscopre le sua identità dignitosa e virtuosa. Sembra, addirittura, che i passanti abbassino la voce, passando davanti alle porte di quel luogo da dove si sente arrivare la voce dei cantanti che provano e il suono del pianoforte. Il libraio poeta, di certo sente anche altre voci e altri suoni: quelli di tutto il tempo dell’arte, di tutti gli artisti che in quel palcoscenico hanno dato vita al loro mestiere.

Una leggenda che a noi, gente di scena e di musica, piace molto, vuole che nei teatri resti la traccia indelebile dell’arte che in quei palcoscenici, tra quelle mura, ha avuto vita. Per sempre. Basta saperla intendere ed ascoltare. Per questo i teatri non dovrebbero mai essere distrutti. Un sindaco del mio paese, di Bitonto lo seppe. Nicola Pice lo ha sempre saputo. Il 16 aprile del 2005, il Teatro riaprì e la musica tornò a farsi udire. Anzi, come ha detto una volta una bambina che seguiva le prove con curiosità deliziosamente infantile, tornò a farsi vedere. Perché la musica le anime gentili la «vedono» quando «sta». E ora musica e teatro, a Bitonto «stanno».

Così scrivevo anni fa e, oggi, ricordando quella bambina bionda che mi aveva commosso per la sua bella e folgorante intuizione della polisemia dell’arte mi viene in mente Greta Thunberg, la ragazza sedicenne che ha cominciato, con la sfacciata innocenza della sua età, una battaglia magnifica in difesa della natura, della cultura, quindi, e dell’arte, per inerziale logica delle cose e consequenzialità delle idee e una aspra azione per tentare di salvare il «pianeta terra» dai disastri che segnano il nostro tempo. Greta segnala l’aggressione che l’antropocene ha messo in atto e ancora perpetra alla Terra destinandola alla catastrofe provocata dalla incuria e dalla delittuosa fame dell’oro che dai tempi di Virgilio (auri sacra fames, ricordate? Nella libreria le opere di Virgilio ci sono) distrugge l’ambiente, spopola di vita e di animali il pianeta, avvelena aria e acque. E Greta ha cominciato la sua battaglia con sfrontata innocenza, con improntitudine sacrosanta attirando sulla sua coraggiosa ingenuità attacchi volgari di una plebe ignorante e vigliacca che è arrivata a darle della «Gretina», giocando sull’equivoco schifoso di speculare sulle farse dell’avanspettacolo (ricordate le innocenti scenette «Vieni avanti cretino?»). Sì, le hanno offese negli ambiti postribolari di certe prose giornalistiche. Giornali marginali, d’accordo, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Stasera, ieri per voi che leggete, sarò nella libreria del teatro di Bitonto. Bianca Guaccero presenterà il suo libro: la lettera che ha scritto a sua figlia «Il tuo cuore è come il mare». Ecco perché mi è venuto in mente di parlare del mio teatro Traetta (troppo, troppo trascurato, devo avvertire) e di tre bambine che salveranno il mondo. L’angelo biondo che seguiva le prove del mio lavoro, Greta e Alice.

E, poiché «tutto il mondo è teatro», salveranno ancora una volta il mio Teatro Traetta dal degrado. Il mio Teatro che «sta» a Bitonto.
Michele Mirabella

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