Mercoledì 24 Aprile 2019 | 19:47

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Il Senato ha respinto l’autorizzazione a procedere contro il ministro Salvini per il caso della nave Diciotti. I senatori, a larga maggioranza, hanno deciso di accettare la tesi secondo la quale tenere sequestrati a bordo di una nave della marina italiana, in un porto italiano, per 5 giorni, 179 migranti irregolari, oltre all’equipaggio, sia stato un atto necessario “all’interesse nazionale”.

Atto non perseguibile in quanto espressione di una volontà condivisa dall’intera compagine governativa. Eppure, “normalmente” i migranti irregolari che giungono nei nostri porti vengono immediatamente indirizzati nei centri di prima accoglienza (come quello di Lampedusa che ha appena accolto i 49 della nave Jonio) e poi gestiti in base alle leggi vigenti (identificazione, valutazione delle richieste d’asilo, eventuale espulsione, ecc.). Quali erano le motivazioni di “superiore interesse nazionale” che in quel caso, e solo in quel caso, giustificavano un reato grave come il sequestro di persona? Le “superiori ragioni” della politica (e non della nazione, evidentemente) sfidano ancora una volta il più elementare buon senso, come quando la stessa Aula decise che Berlusconi agiva in perfetta buona fede affermando che Ruby era la nipote di Mubarak.
Ma più che l’incoerenza politica, ciò che ferisce in questa vicenda è la maggioritaria accettazione che sembra accompagnarla nell’opinione pubblica. L’8 agosto 1991 giunse a Bari la nave Vlora, con un carico di oltre 15.000 disperati: di gran lunga il più grande sbarco di migranti mai avvenuto da quando è iniziato il fenomeno. Le istituzioni nazionali erano assolutamente impreparate all’evento, e la loro latitanza fu fortemente stigmatizzata da Don Tonino Bello, prontamente accorso a prodigarsi per proporre umana, prima ancora che cristiana, solidarietà. Furono giorni estremamente difficili, eppure la città affrontò l’emergenza senza gridare all’invasione nemica: l’indimenticabile Sindaco Enrico Dalfino si attivò immediatamente con grande spirito umanitario. “Sono persone” diceva, come ricorda commossa la vedova Anna “persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro ultima speranza”, e poco importa che il Presidente Cossiga lo ingiuriasse in termini assolutamente ingiusti: tanti baresi, religiosi e laici, condivisero questi suoi sentimenti. Quanto è cambiato il nostro paese dalla Vlora alla Diciotti? Davvero i 179 disperati della scorsa estate costituivano una minaccia alla sicurezza nazionale maggiore dei 15.000 del ’91?

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