Giovedì 21 Febbraio 2019 | 02:25

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L’anno che verrà, la canzone dell’Italia gialloverde

«Nell’anno che verrà vedremo per fortuna gli effetti del reddito di cittadinanza e di Quota 100, i due provvedimenti bandiera di Lega e 5Stelle e sui quali hanno costruito buona parte del loro successo elettorale»

Governo

Chi non ha mai canticchiato L’anno che verrà di Lucio Dalla alzi la mano. Quell’incipit così efficace: «Caro amico ti scrivo…» ha affascinato generazioni e oggi ammalia rapper e trapper. Sembra diventato anche il principio guida di molte scelte politiche. Il premier Conte l’altro giorno, dopo aver giocato d’anticipo annunciando che l’Italia è in recessione, ha subito aggiunto che da giugno si cambia tutto e si riparte. E ieri ha puntualizzato: «Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire». Ottimista sfegatato. Del resto se così non fosse, come riuscirebbe a tenere insieme Salvini e Di Maio facendo finta che siano gemelli diversi? 

In realtà appaiono più come fratelli coltelli. E Conte su questo si è lasciato scappare qualche parola di troppo durante un incontro a Davos con la Merkel.
La Cancelliera è stata abile: ha esplorato le opinioni del nostro premier, ma senza far trapelare alcun giudizio. La classe non è acqua e Angela lo sa. Che cosa ha detto Conte alla Merkel che chiedeva se Salvini fosse contro Francia e Germania? «Lui chiude tutto… Salvini è contro tutti», è stata la risposta.
È prevedibile che un’altra bufera ora si abbatta sulla tormentata esistenza di questo governo gialloverde. Salvini muore dalla voglia di andare al voto per capitalizzare quel successo di cui ogni giorno i sondaggi registrano il crescendo. Ma non vuole essere lui a rompere il famoso «Contratto». Così semina trappole. Geniale quella sul caso della nave «Diciotti». Prima dice che vuol farsi processare, con sollievo dei 5Stelle che non devono venir meno ai loro principi duropuristi e poi la brusca inversione di rotta comunicata con una lettera (che modi però, neppure una telefonata all’amico Luigi) al Corriere della sera. Con i 5Stelle che rivivono – si fa per dire – il dramma di Antigone: seguire la legge della maggioranza o la loro aspirazione al massimo rigore morale?
Salvini è inarrestabile. Più che all’anno lui pensa al mese che verrà, quando bisognerà affrontare le elezioni europee. E allora un’altra trappola: va a Chiomonte a visitare il cantiere della Tav. Un gesto che è come camminare con le scarpe sporche di fango sulla bandiera dei 5Stelle. La moglie del ministro Toninelli quando l’ha saputo è stata colta da un surplus di preoccupazioni circa la salute del marito. L’ispezione del ministro dell’Interno non sarà stata vana, anche se per ora si continua a temporeggiare e a rinviare ogni decisione finale a un tempo che verrà.
Gli osservatori politici vedono sempre più vicine nuove elezioni. Gli economisti vedono invece sempre più vicina una nuova catastrofe. Una terza recessione in dieci anni – dicono – l’Italia non la regge. L’anno che verrà saranno richiesti nuovi pesanti sacrifici, perché il Belpaese sta scivolando verso il baratro, risucchiato dal suo debito pubblico. Potrebbe diventare inevitabile un aumento dell’Iva, mentre è certa una manovra correttiva. Da quanto? Venti miliardi almeno, dicono. Anche perché l’Europa non si beve più la storiella che abbiamo raccontato per anni della «vendita» dei gioielli di famiglia. Si sono accorti che erano privatizzazioni fasulle, messe sulla carta per far quadrare conti ballerini.

L’anno che verrà sarà davvero all’insegna di tagli e tasse? Dovranno passare sul mio cadavere, replica l’amazzone Grillo alla guida del ministero della Sanità. In molti paventano infatti una decisa riduzione delle prestazioni sanitarie con aumento dei ticket e ospedali da chiudere.

Nell’anno che verrà vedremo per fortuna gli effetti del reddito di cittadinanza e di Quota 100, i due provvedimenti bandiera di Lega e 5Stelle e sui quali hanno costruito buona parte del loro successo elettorale. L’Inps stila ogni giorno una classifica delle richieste pervenute, mentre i Caf sono alle prese con la compilazione di valanghe di modelli Isee (Indicatore situazione economica equivalente), il passaporto verso il dolce far niente. Meglio, verso l’attesa di un posto di lavoro. Sembra quasi una rivisitazione dell’otium dei latini, solo che quello era riservato a chi poteva permetterselo, cioè ai ricchi del tempo. Noi l’abbiamo inventato per i poveri, o almeno risultanti tali dai minuziosi controlli che saranno messi in campo per stanare quei rarissimi – due, forse tre (milioni) – che tenteranno di prendersi il sussidio senza averne diritto.
È curioso trovarsi a parlare dell’anno che verrà quando l’anno è appena cominciato. Forse è un modo per sfuggire alla durezza del presente, per immaginare un tempo futuro migliore, ben sapendo che l’attuale non ci soddisfa. Dalla l’aveva scritto nella sua canzone-manifesto per sconfiggere la paura: «Vedi caro amico cosa si deve inventare / Per poterci ridere sopra / Per continuare a sperare». C’è bisogno di speranza per affrontare quest’anno e non solo quello che verrà.

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