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Che notizie edificanti circolano a volte sotto Natale: tra cori di bambini e mercatini di beneficenza, ecco una maestra bolognese sorpresa dalle telecamere a schiaffeggiare bambini e a gridare ai piccoli dalla pelle nera: «Guarda questa, fa il ballo dell’Africa nera anche quando mangia...». Maltrattamenti per tutti gli alunni, ma «arricchiti» da ingiurie razziste per gli stranieri: «Dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Algeria... Venite qui a fare delle idiozie!», diceva la dolcissima insegnante, chissà se più salviniana o più sprovveduta.

Sempre nei giorni clou dei mercatini di Natale, in un luogo lontano da noi come la frontiera del Messico, laddove la gente si accalca non certo per gli acquisti, ecco l’immagine dei bimbi con i numeri marchiati sulle braccia. È l’ultimo scandalo che travolge l’odissea dei migranti in carovana, dei disperati che cercano di varcare il confine: la polizia di frontiera ha scritto numeri con pennarelli sulle braccia dei minori.

Non si può nemmeno dire che ci sia fantasia al potere, visto che il gesto del «marchio» numerato è una replica ispirata a quel periodo della Storia coincidente con i campi di sterminio di Auschwitz. Ma si sa, corsi e ricorsi storici sono un po’ come il Natale: si ripetono. E la memoria del nazismo è tornata a bomba ieri, visto che si è appreso che i bimbi in fuga dal nazismo 80 anni fa, quelli che non rividero più le loro famiglie ma ne videro di tutti i colori, saranno risarciti. E con quanto? Con una cifra simbolica di 2500 euro. Lo ha annunciato il governo tedesco e la «Claims Conference», che si occupa del risarcimento delle vittime della Shoah: l’assegno arriverà a quegli ultraottantenni sopravvissuti, creando probabilmente più emozione e lacrime che un vero beneficio.

Una sorta di reddito di cittadinanza (c’è un Di Maio pure a Berlino!) capace di lanciare un colpo di spugna sul buonsenso. Certo, ci hanno impiegato ottant’anni ad emettere questo «regalo», ma alla fine lo hanno fatto. E pure sotto Natale.
Povero 25 dicembre. Anche quest’anno sembra impastato di luoghi comuni e di contrasti, di ovvietà e di straordinarietà. E anche per questo, alla fine, potrà commuoverci.

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