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Il Meridione deve alzare la voce ovunque per spezzare la «congiura del silenzio» su un’infamia che si sta per commettere: il cosiddetto federalismo differenziato a favore del Veneto

E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

Sui giornali, in piazza, in Internet. Il Sud deve alzare la voce ovunque per spezzare la <congiura del silenzio> su un’infamia che si sta per commettere. L’infamia è il cosiddetto <federalismo differenziato> a favore del Veneto. E non è stato il leghista (ex Nord) Salvini a confermarlo. E’ stato lo stesso vicepresidente del Consiglio, il meridionale Di Maio. Il quale ha detto che <l’autonomia del Veneto si deve fare il prima possibile>, anche entro dicembre. Dopo che il 22 ottobre, quando nel governo se ne doveva parlare, era stato fatto passare zitto zitto perché c’era aria di protesta.
Che cosa sia il <federalismo differenziato>, almeno i lettori della <Gazzetta> lo sanno a iosa. Non è solo una forma estrema di autonomia, con tutte le 23 materie di amministrazione pubblica passate dallo Stato alla Regione.

Già una arlecchinata, col rischio che ciascuna Regione si regoli in modo diverso rispetto alle altre, così da avere tante Italie quante sono le Regioni. Il Veneto vuole di più. Dice: siccome siamo più ricchi, paghiamo più tasse (normale, ne vorrebbero pagare meno perché sono più ricchi?). E siccome paghiamo più tasse, ce le vogliamo trattenere per noi per avere più diritti degli altri. Per essere italiani privilegiati. Dato che le tasse le pagano le persone e non i territori, è come se un ricco dicesse: io pago più tasse, ma se le pago le dovete spendere per abbellire la via nella quale vivo io.
Sarebbe plausibile se il Veneto fosse uno Stato indipendente che si regola come crede. Ma il Veneto sta in Italia, dove non può fare come gli pare. Più tasse significa più servizi. Il veneto deve essere meglio curato di un pugliese o di un lucano. Deve avere più asili nido per i suoi bambini. Deve avere più bus e più carabinieri. Insomma il principio (diciamo pretesa) in base al quale il ricco ha più bisogno di servizi pubblici di un povero. In modo che lui sia sempre più ricco, e il povero sempre più povero. Ma stando tutti in Italia.

E’ un ribaltamento dello Stato sociale che cerca di parificare chi meno ha. E un ribaltamento della Costituzione per la quale non puoi avere più diritti se nasci in un posto e non in un altro. Il principio che un maggiore gettito fiscale, cioè le tasse pagate, determina un maggiore bisogno anche se non c’è. Perché se si dà più a un territorio, anche al di là delle sue necessità, ed essendo sempre quella la torta, lo Stato toglie a qualche altro. Chessò, togliamo un altro ospedale alla Puglia e alla Basilicata perché il Veneto ne vuole ancòra uno in più?

Il fatto è che già ora al Sud tutti i servizi essenziali sono sotto il minimo indispensabile perché già ora la spesa pubblica al Sud è inferiore a quella per il Nord. Una ingordigia per il Veneto, che vuole sempre di più. E che continuerebbe ad arricchirsi sia grazie alla spesa pubblica nazionale, sia al <teniamoci i nostri soldi>. Fatti però anche con l’appartenenza all’Italia unita, chissà se li farebbe se fosse la Repubblica autonoma del Veneto, uno staterello a sé.
Senza dimenticare un’altra cosa. E dal 2001, quando è partita la truffa del federalismo fiscale alla Bossi. La condizione di questo federalismo era che si stabilissero prima i Lep, livelli essenziali di prestazione. Stabilire, cioè, quanti ospedali e quanti asili nido fossero necessari, mettiamo, a Puglia e Basilicata. E solo dopo averli dati, consentire che ogni Regione si amministrasse un po’ più da sé, che ci fosse concorrenza. Non sono stati dati a tutto il Sud, e con le pretese del Veneto non saranno mai dati. Altra pre-condizione del federalismo era la perequazione (soprattutto infrastrutture) fra le Regioni. In modo da partire con l’autonomia tutti più o meno allo stesso livello. Però il federalismo è andato avanti lo stesso, e per il Sud si è tradotto solo in maggiori tasse locali visto che lo Stato contribuiva sempre meno.

Quindi minore ricchezza come colpa da far pagare. Avverrà in una Italia non più Italia. Perché sùbito dopo il Veneto si accoderanno Lombardia ed Emilia. Una Italia che non esisterà più, anzi che continuerà a esistere in condizioni di ancor più vergognosa diseguaglianza. Col Sud sempre più senza lavoro e sempre più emigrante. Questa svolta storica potrà avvenire prima del panettone, ma è come se non stesse avvenendo niente. Anche al Sud, purtroppo, dove non si sa dove sia finita la società civile, quella che al Nord scende in piazza, e come se si sta facendo sentire chiedendo sempre più per il Nord. Né si sa dove siano finiti gli imprenditori, forse ignari di cosa significherà per loro lavorare sempre con qualcosa in meno. E dando per scontato che l’università preferisce ossessionarsi coi briganti di 150 anni fa e lasciare via libera a quelli di oggi.
Ma l’infamia si sta per compiere. Col colpo di mano di un pezzo d’Italia. Con l’ignavia epocale di un Sud politicamente complice. E col <non sapevo> del resto del Sud.

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Commenti all'articolo

  • gennytop

    21 Dicembre 2018 - 13:01

    Per quelli che hanno scarsa memoria, soprattutto i meridionali: abbiamo dimenticato quanta bauxite il veneto si è preso negli anni, portandosela al nord per ricavare alluminio, farci le pentole e poi venircele a vendere? E i soldi della Bari-Lecce finiti al nord? Un grazie a un giornalista della Gazzetta che ne ha seguito le tracce e i tronchi ferroviari costruiti (al NORD!!!!).

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  • LucasItalia

    LucasItalia

    07 Dicembre 2018 - 16:04

    E' sempre colpa degli "altri"? L'Italia è rappresentata politicamente in modo equanime. Dunque?

    Rispondi