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Ma io sono giovane anche a 90 e vi indico l’elisir di lunga vita

Da ieri si è ufficialmente anziani dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della società italiana di gerontologia e geriatria. Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa.

Ma io sono giovane anche a 90 e vi indico l’elisir di lunga vita

Da ieri si è ufficialmente anziani dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della società italiana di gerontologia e geriatria. Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di uno che nel 1980 aveva 55 anni.
Autodafè? Ebbene sì. Seguitemi. Mi trovo a poche settimane dai 91 anni e mi ritengo fiero difensore e seguace del mai Hikikomori, termine giapponese che indica l’“essere in disparte”. Nel fatto quotidiano, anzi del momento, nella realtà che circonda e conquista, nella iperconnessione, nella capacità di prendermi in giro mentre il corpo – anch’esso – è moto costante, partecipe, flessuoso, veloce di quella fretta che non c’è ma che ti senti chiedere “dove vai di corsa?”.

E invece è soltanto modo di procedere, incedere normale, da sempre (un vecchio carissimo medico di Noci, vedendomi -15-16 anni - correre, sotto la pioggia, mi offrì la possibilità di condividere il suo ombrello. Al mio cortese “grazie, no”, la sua risposta “dimenticavo, tu giungi prima della pioggia”), compromettersi con le sfide. Una dopo l’altra, allegramente.
Gioia intima di essere, colloquiare, avere parenti, amici, ricordi e, soprattutto, prospettive, programmi pur se non sempre realizzati. E non abbattersi né tornare indietro in quest’ultima malaugurata evenienza.
“CuFu”?

Anzitutto i miei geni–tori che – virtuosi fino al sacrificio – hanno trasmesso caratteri genetici ed esempi straordinari, indirizzi indimenticabili, preziosi (parlar di gratitudine è diminutivo), gli educatori, i Maestri (erano veri pur se benedettamente severi). L’educazione scolastica mi proviene dalle Maestre delle elementari, dai professori del Di Cagno e del “Crescamus in illo per omnia” di Conversano e, in particolare, i Padri benedettini dell’Abbazia della Scala di Noci. Mai occasione di scandalo mi è stata fornita da loro.
La passione per il lavoro sempre e dovunque, il dormir quanto appena basti, il mangiar sobrio, mediterraneo del contadino di Puglia), non fumare, non conoscere alcol (un poco non avrebbe guastato, forse) l’esercizio fisico, il mai seduto se non per studiare, mangiare e qualche altra piccola cosa.
E poi la meravigliosa moglie, Mimma, le figlie che hanno realizzato famiglia e che mai hanno interferito con l’esercizio professionale. Anzi.

Faccio parte della generazione indipendenti, autonomi, intraprendenti, amanti della vita sociale, legati ai propri amici, capaci di reinventarsi, di aprirsi a nuove idee, entusiasti del fare.
Terza età fatti più in là. Noi over, per la prima volta dall’unità d’Italia, superiamo gli under 30 ed entro il 2050 (Istat), più di un terzo della popolazione sarà composto da over 65. “Governeranno il mondo”.
Noi, “special over”, giovani dentro, viviamo all’insegna della positività, dell’indipendenza e della famiglia. Più di 8 senior italiani su 10 sono soddisfatti della propria vita (ma non del contesto di vita) e battono anche il primato di “nonni doc”: oltre 6 su 10 si occupano regolarmente dei propri nipoti (3 su 10 negli altri Paesi) e il lavoro di nonno è a tempo pieno per il 57% (48% altrove).
I senior italiani – rileva un’indagine Amplifon-Ipsos condotta su un campione di over 55 di Italia, Australia, Francia, Germania, Usa - dedicano più tempo ai rapporti familiari, alle relazioni sociali, sono pilastro fondamentale per la società. Si occupano di figli e nipoti e degli anziani che hanno bisogno di cure domiciliari.
Fiducia nel futuro, progettualità permanente ma, proprio per questo, responsabile coscienza del rischio (siamo sotto il Cielo) di malattie, perdita di udito, di memoria (52% nell’inchiesta), decadimento fisico (40%), ipertensione (39%), colesterolo alto (32%).

Lo scoscendere dell’udito è punto debole anche perché, se la protesi oculare (occhiali) è accettata, non altrettanto lo è l’apparecchio acustico. Ma la fiducia nella prevenzione, nella tecnologia, nei farmaci, nei medici ci sovviene. Ed è subito pace interna. Avanti, popolo degli over special.
Sottoporsi a controlli regolari (non un’ossessione), intervenire precocemente è fondamentale per rimanere attivi anche se qualcosa zoppica, fa ruggine. La forza per superarla è dentro. E, pur se necessiti protesi, ben venga. La tecnologia – assicura Federico Bardelli - permette di renderla gestibile direttamente dalla persona, permettendole di rimanere attiva in qualsiasi situazione”.

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