Venerdì 18 Gennaio 2019 | 10:22

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Il Sud cresce solo aiutando le imprese più dinamiche

Le polemiche non mancano fra chi ritiene che gli interventi nel Mezzogiorno siano molto limitati, se non del tutto inesistenti, e chi invece sostiene che non mancano alcune significative novità

E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

La legge di bilancio che il Governo presenta alle Camere per avviarne l’iter di approvazione entro il 31 dicembre è stata ed è tuttora oggetto di accesi dibattiti e vivaci confronti in Italia e a livello comunitario per quelli che sono i suoi contenuti e soprattutto per il rapporto deficit/pil, stabilito al 2,4% per il 2019 nella recente Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.
Particolare attenzione poi è posta dalle Istituzioni e dalle forze politiche e sociali del Mezzogiorno a quelli che sono gli interventi previsti nelle sue regioni: anche in questo caso le polemiche non mancano fra chi ritiene che essi siano molto limitati, se non del tutto inesistenti, e chi invece sostiene che non mancano alcune significative novità.

Premesso intanto che sarebbe necessario velocizzare nell’Italia meridionale l’impiego dei fondi comunitari stanziati per l’arco temporale 2014-2020 - di competenza delle singole Regioni, ma anche e direi soprattutto dei Ministeri in alcuni dei quali si registrano ritardi ormai inaccettabili con il rischio di definanziamento dei singoli programmi di spesa - così come sarebbe auspicabile una forte accelerazione di tutti gli investimenti programmati ed in corso di grandi società a controllo pubblico come Eni, Enel, Leonardo, Fincantieri, Ferrovie dello Stato, Anas e Terna, si può attendibilmente affermare che una prima lettura dei nuovi provvedimenti proposti dall’Esecutivo per il Sud, consente da un lato di apprezzare le novità previste, ma dall’altro deve auspicare che l’iter parlamentare di approvazione della Legge di bilancio porti a miglioramenti di procedure di impiego e ad incrementi (sperabilmente condivisi) di risorse.
Meritevole di apprezzamento, a nostro avviso, è la conferma e l’ampliamento della misura denominata ‘Resto al Sud’ già prevista dal Governo Gentiloni a favore dei giovani aspiranti imprenditori meridionali, oggi estensibile a giovani fino a 45 anni, invece che fino a 35, per la creazione di nuove aziende nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’obiettivo del precedente Esecutivo, fatto proprio apprezzabilmente dal nuovo, è quello offrire l’opportunità a tanti giovani di avviare piccole imprese nell’Italia meridionale anche per evitarne o almeno rallentarne la fuga verso altre aree del Paese o dell’Europa per cercarvi occupazione.

Dalla bozza del documento di bilancio emerge inoltre che sarebbero finanziabili attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei comparti dell’artigianato e dell’industria, ovvero alla fornitura di servizi con l’esclusione di attività commerciali, ad eccezione di quelle connesse alla vendita dei beni prodotti nell’attività di impresa. Rientrerebbero nella nuova Legge anche le attività professionali che non erano incluse nella precedente. La dotazione finanziaria già oggi è cospicua perché esisteva un plafond nella vecchia normativa di 1,2 miliardi di euro. Gli importi richiedibili variano da un minimo di 50 mila euro - se l’interessato è uno solo - sino ad un massimo di 200mila. Grazie poi al lavoro istruttorio di Invitalia che gestisce le domande sono stati ridotti al minimo i tempi di attesa per l’accettazione delle domande e dunque per l’erogazione delle risorse, per il 35% a fondo perduto e per il 65% grazie ad un finanziamento bancario garantito dal Fondo di garanzia per le Pmi, con interessi interamente coperti da un contributo pubblico.

Altro auspicabile provvedimento per il Mezzogiorno sarebbe la riproposizione della clausola della riserva del 34% sulla spesa statale in conto capitale in favore dei suoi territori, già introdotta nella scorsa legislatura, ma di fatto non ancora operativa, anche perché molti programmi ministeriali di spesa erano già stati impostati sotto il profilo progettuale, e pertanto non era risultato possibile o almeno facile un loro riorientamento in favore dell’Italia meridionale.
Sarebbe auspicabile inoltre la conferma anche per il 2019 del ‘bonus’ assunzioni previsto dal precedente Governo per gli imprenditori che hanno assunto, o si accingono ancora a farlo, con nuovi rapporti di lavoro dal 1° gennaio al 31 dicembre di quest’anno - nelle aziende localizzate in una delle regioni meno sviluppate o in transizione - lavoratori disoccupati a tempo indeterminato o anche determinato. L’importo dello sgravio contributivo è stato pari per il primo anno al 100% ed equivalente a 8.060 euro per gli assunti a tempo indeterminato, o riproporzionato per le assunzioni a tempo determinato, mentre per il secondo e terzo anno era previsto pari al 50% dell’importo. I lavoratori occupabili sono giovani da 16 a 35 anni, o lavoratori con più di 35 anni privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi.
Discutibile infine appare fra le misure previste dal Governo la sottrazione a Bari e Matera dei 10 milioni stanziati per ognuna delle due città per il 5G, avendo il Ministro Di Maio ritenuto preferibile destinare quelle risorse ad impieghi di ricerca e sperimentazione.

Ora, se quelle appena citate sono alcune delle misure previste o auspicabili per il Sud che il dibattito in Parlamento potrà arricchire e affinare, chi scrive continua a ritenere opportuno ribadire ancora una volta che il pieno rilancio dell’Italia meridionale potrà avvenire solo a condizione che rafforzino la loro crescita tutte le migliori energie imprenditoriali presenti sul territorio, così come si renderebbe necessario in molte aree del Sud un vero salto di qualità nella pratica di governo delle loro Amministrazioni.
Insomma, non vi sarà sviluppo del Meridione che ci potrà essere offerto dall’esterno se non saremo noi stessi a promuoverlo, avendone peraltro tutte le possibilità materiali e culturali.

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