Mercoledì 26 Giugno 2019 | 20:27

NEWS DALLA SEZIONE

L'analisi
Giù le mani dall’unità ma serve più luce a Mezzogiorno

Giù le mani dall’unità ma serve più luce a Mezzogiorno

 
L'analisi
Dalle scosse nel governo alle crepe nei due partiti

Dalle scosse nel governo alle crepe nei due partiti

 
L'analisi
La sfida della manovra e il gioco del risiko

La sfida della manovra e il gioco del risiko

 
L'analisi
Il baluardo del Quirinale e la questione giustizia

Il baluardo del Quirinale e la questione giustizia

 
L'analisi
Ma l'eccessivo euro-castigo «sovranizza» il belpaese

Ma l'eccessivo euro-castigo «sovranizza» il belpaese

 
La riflessione
Ma il Nord l’autonomia l’ha già presa (con i soldi)

Ma il Nord l’autonomia l’ha già presa (con i soldi)

 
L'analisi
Sud avanti in letteratura indietro in economia

Sud avanti in letteratura indietro in economia

 
L'analisi
Tra spifferi e correnti terzo potere senza bussola

Tra spifferi e correnti terzo potere senza bussola

 
L'analisi
Se l’Italia si smarca da Bruxelles a Washington

Se l’Italia si smarca da Bruxelles a Washington

 
La riflessione
Sud, la nuova frontiera indicata dalle città

Sud, la nuova frontiera indicata dalle città

 
Il punto
Euro-trattativa e urgenza di ridurre le tasse

Euro-trattativa e urgenza di ridurre le tasse

 

Il Biancorosso

CALCIO MERCATO
Machach, talento francese del Napoliè l'ultima idea intrigante del Bari

Machach, talento francese del Napoli è l'ultima idea intrigante del Bari

 

NEWS DALLE PROVINCE

LecceIl caso
Lecce, ergastolano tenta di uccidere compagno di cella: è in coma

Lecce, ergastolano tenta di uccidere compagno di cella: è in coma

 
BariA Japigia
Bari, morti da roghi ex discarica: famiglie si oppongono ad archiviazione

Bari, morti da roghi ex discarica: famiglie si oppongono ad archiviazione

 
FoggiaLa tragedia
Foggia, muore infilzato nel cancello della Sapienza: in centinaia ai funerali

Foggia, muore infilzato nel cancello della Sapienza: in centinaia ai funerali

 
Potenza Graduation day Unibas
Potenza, la Giornata del laureato in stile college: 130 nuovi "dottori"

Potenza, la Giornata del laureato in stile college: 130 nuovi "dottori"

 
TarantoIl siderurgico
Taranto, la minaccia di Mittal: «Senza immunità, a settembre si chiude»E intanto parte il Cig per 1400 operai

Taranto, la minaccia di Mittal: «Senza immunità, a settembre si chiude».
Al via Cig per 1400. L'ira del Mise

 
GdM.TVIl rogo
Torre Guaceto, incendio minaccia la Riserva:  interviene il Canadair

Torre Guaceto, incendio minaccia la Riserva: distrutti tre ettari

 
MateraGiustizia
Potenza-Matera, scoppia la guerra delle toghe

Potenza-Matera, scoppia la guerra delle toghe

 
BatIl caso
Barletta, tentano di rubare la pensione ad anziana: arrestati

Barletta, tentano di rubare la pensione ad anziana: arrestati

 

i più letti

La riflessione

Dalla rivoluzione economica alla regressione culturale

Oggi ci ritroviamo tutti impegnati a interpretare il Terzo Millennio come stagione di cambiamento tumultuoso ovvero come «era dell’innovazione devastante», così definita da due studiosi americani, Larry Downes e Paul Nunes nel loro libro Big Bang Disruption

economia

Suscitano perplessità le immagini che vediamo continuamente scorrere sugli schermi televisivi. Immagini drammatiche, che documentano la tragedia di Genova alle quali fanno seguito quelle di Amatrice ancora sepolta dalle macerie di un terremoto accaduto due anni fa. Immagini anche dei volti smarriti dei tanti sfollati che a Genova e altrove hanno perduto le loro abitazioni che forse non rivedranno più e che ora attendono improbabili nuove case sempre promesse, troppe volte finite nel nulla.

Quelle immagini sono le stesse apparse nei giorni dei disastri - impressionanti quanto le reazioni urlate dai mass media, tali da provocare nell’opinione pubblica immediate richieste di identificazione dei colpevoli in una vera e propria «caccia all’untore» di manzoniana memoria, mentre i politici auspicano inefficaci commissioni d’inchiesta e si esibiscono in vacue promesse di immediati e risolutivi interventi. Queste immagini inutilmente ripetitive sembrano voler assuefare l’opinione pubblica agli effetti di disastri spesso previsti e annunciati, sui quali far scendere la noia matrigna di un oblio che vuol far dimenticare il passato così da evitare di pensare al futuro.

D’altra parte, oggi ci ritroviamo tutti impegnati a interpretare il Terzo Millennio come stagione di cambiamento tumultuoso ovvero come «era dell’innovazione devastante», così definita da due studiosi americani, Larry Downes e Paul Nunes nel loro libro Big Bang Disruption (New York 2014). Una stagione accompagnata dalla dilagante informazione-comunicazione digitalizzata che impone modifiche tali da incidere anche “nelle abitudini e negli stili di vita”.
Trascuriamo invece un altro, diverso e pericoloso cambiamento, tenacemente presente in Italia – un cambiamento che nasce dall’accumulazione nel tempo di singoli eventi in sé e per sé più o meno significativi, spesso tragici, che interessano la «disruption» di manufatti abitativi e delle infrastrutture in generale. Sono eventi prodotti da obsolescenze non rilevate e da cause naturali come terremoti e inondazioni - situazioni peraltro assai frequenti in Italia - in grado di provocare tragedie umane spesso di grandi dimensioni, distruzioni catastrofiche che incidono in forme sostanziali nella vita del Paese. Il disastro del viadotto di Genova progettato dal prof. Riccardo Morandi – uno dei nostri più illustri professionisti - è l’ultimo drammatico episodio di una serie di crolli di ponti (almeno una decina) sulle strade italiane – segnali del tutto ignorati di catastrofi annunciate.

Un pacato e pur drammatico commento lo troviamo su La Gazzetta del 24 agosto a firma di Alfredo Sollazzo, professore emerito del Politecnico di Bari, che esorta a “monitorare sempre il cemento armato” per “il timore che eventi analoghi si possano ripetere e provocare lutti e gravi danni alla nostra economia”.

Anche i terremoti, purtroppo, costituiscono ormai una costante che non può essere ignorata nel nostro Paese caratterizzato da sempre da elevata sismicità, così come una costante sono i problemi causati dai fenomeni idrogeologici - è ancora vivo il ricordo del terribile alluvione di Firenze del 1968, al quale si associa ora la recentissima notizia dei dieci morti per un torrente in piena in provincia di Cosenza, ultimo tragico evento di un lunghissimo elenco che ha interessato l’intero territorio nazionale.

Tutti questi avvenimenti, troppo spesso presto dimenticati, si accumulano inesorabilmente nel tempo fin quando un bel giorno ci si sveglia con la consapevolezza di vivere in un mondo ormai diverso, del tutto nuovo ma che continua a sapere di antico a causa di una endemica, generalizzata obsolescenza che rende pericoloso l’utilizzo di ogni cosa realizzata nello scenario ambientale che ci ospita. Non si può più parlare allora di semplice cambiamento, ma piuttosto di una vera e propria «rivoluzione» in atto – una «rivoluzione» che non presenta caratteristiche evolutive ma che ribadisce il suo significato etimologico: secondo I. Bernard Cohen (in La Rivoluzione nelle Scienze, Longanesi 1988) quando ci si trova in presenza di un moto periodico, ecco che si ritorna a un punto posizionato nel passato – un passato che nel caso italiano viene troppo presto dimenticato grazie anche alle lusinghe di un attuale benessere peraltro del tutto temporaneo.

Gli effetti devastanti sulle sottostanti abitazioni del crollo del viadotto genovese, i drammatici sismi che hanno colpito scuole, edifici pubblici e soprattutto le antiche case di centri storici hanno generato un gran numero di sfortunati cittadini ai quali la situazione deve apparire abbastanza simile a quella che seguì la fine del secondo conflitto mondiale - cioè una grande carenza abitativa pur considerando che oggi lo scenario ambientale è sostanzialmente mutato.

Uno scenario, peraltro, nel quale incombono anche i problemi infrastrutturali caratterizzati dalla obsolescenza di gran parte di quanto in Italia è stato realizzato proprio negli anni della ricostruzione postbellica: in particolare la rete stradale con relative gallerie, ponti e viadotti che hanno ormai superato i fatidici cinquant’anni di vita che oggi sono sottoposti anche a impreviste sollecitazioni per esempio provocate da un traffico stradale pesante in costante aumento.

L’emergenza che stiamo vivendo è stata evidenziata anche da istituzioni importanti quali il CNR che ha indicato in ben diecimila i ponti in Italia da revisionare con urgenza, per non dire dell’impellente necessità di una generale e continua manutenzione sul costruito dell’intero territorio nazionale. Purtroppo, abbiamo molteplici «piani di intervento» già redatti o annunciati nelle dichiarazioni politiche che sempre seguono gli eventi catastrofici, ma è evidente quanto sia mancata la loro concreta attuazione anche in presenza di preoccupanti avvisaglie di pericolo.

E così ecco riproporsi proprio quel concetto di «rivoluzione» che ci riporta indietro nel tempo ad anni drammatici quando, tuttavia, si sapeva cosa fare in un clima allora guidato da statisti che potevano contare su un’eccellente classe dirigente con il supporto di risorse finanziarie elargite dagli ex invasori liberatori, gli alleati americani. Proprio in quegli anni si realizzò il boom economico che consentì al paese di riprendersi dalle distruzioni di una guerra terribile da poco conclusa.

Oggi invece i problemi vengono spesso subdolamente nascosti quando invece andrebbero accertati attraverso accurate diagnosi preliminari attualmente rese possibili da nuove tecnologie e strategie d’indagine che permetterebbero di predisporre concreti piani di intervento così da mettere davvero in sicurezza il Paese. Purtroppo va considerato anche il problema della estrema scarsità di risorse finanziarie mentre i pericolo aumentano come documentato dalle cronache d’ogni giorno. Fra l’altro, se in passato si poteva contare su di una volontà popolare capace di grandi sacrifici, abituata a sopportare sofferenze oggi impensabili – in quanto sospinta da un forte desiderio di riscatto dopo le sofferenze e le privazioni degli anni di guerra, adesso il benessere diffuso ha minato le capacità di sacrificio soprattutto nei giovani rendendo difficile la formazione di una adeguata classe dirigente sia politica sia professionale.

Sul piano specificamente tecnico è di grande e particolare attualità il monito espresso ancora dal Prof. Sollazzo: “le sfide che attendono gli ingegneri di domani nel campo della sicurezza strutturale sono molte: essi saranno chiamati a mettere in sicurezza anche nei confronti del terremoto il nostro immenso patrimonio edilizio e le nostre infrastrutture stradali, ferroviarie, idrauliche, ecc.”

I futuri professionisti dovranno assumersi l’arduo compito di mettere a punto una «scienza nuova della conservazione urbana», e per questo sarà anche indispensabile, avverte sempre Sollazzo, che i nostri politecnici e le nostre università, si impegnino a “rivalutare le discipline fisico-matematiche di base e particolarmente quelle che trattano della Scienza e della Tecnica del costruire”. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie