Martedì 26 Marzo 2019 | 10:58

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Calcio

Bari, parlare chiaro resta la medicina migliore

x «Farò di tutto per aiutare la società»

Cosmo Giancaspro

Il Bari calcio non ha pagato quando avrebbe dovuto. Punto. La verità della giustizia sportiva, dopo due gradi di giudizio, è questa. Il presidente Mino Giancaspro ha depositato una «dichiarazione non veritiera» - si legge tra l’altro nelle carte - e non c'è traccia di un fido bancario che avrebbe dovuto coprire, alla scadenza prevista, la momentanea assenza di danaro sul conto.
E così la città del pallone, illusa, ferita e tradita, sarà costretta a seguire la partita dei biancorossi in televisione. Perché la capienza dello stadio del Cittadella è talmente piccola, da sembrare un giocattolo della Lego.

Le ombre, purtroppo, sembrano non abbandonare mai il patron del Bari, entrato in punta di piedi nel mondo del calcio e, forse, mai accettato fino in fondo dai baresi. Giancaspro non ha le doti del grande comunicatore, si sforza di essere simpatico. E non sempre ci riesce. Quando parla, resta intrappolato nelle parole, deve continuamente rimescolarle, nel tentativo di tranquillizzare tutto e tutti: «Il rischio penalizzazione? Una fake news. Notizie inventate. I tifosi possono stare tranquilli», disse, dopo settimane di assordante silenzio. Non era così.

E se adesso si gioca in trasferta, a causa della penalizzazione, con due dei tre risultati possibili contro le ambizioni del Bari, la colpa è di chi non ha pagato nei termini stabiliti. Nessun complotto, nessun tentativo di destabilizzare la società. A volte, è meglio un'amara verità che una dolce bugia.

C'era cascato anche capitan Basha, un po' infastidito per le domande sul rischio penalizzazione: «Noi aspettiamo la sentenza, se dirà che ci devono togliere i punti, avranno ragione i giornalisti che tirano sempre fuori il discorso».

La serie A non si conquista solo sul campo. La serie A va rafforzata e puntellata con una società all'altezza del palcoscenico sul quale esibirsi. I metodi e il linguaggio biancorossi troppe volte vanno nella direzione opposta. Lo stadio San Nicola è stato trasformato in una torre dorata. Il numero di cortigiani ha superato quello dei collaboratori: abbiamo perduto il conto degli addii (voluti o imposti), delle persone uscite da quella porta girevole diventata l'astronave di Renzo Piano. Tutto si accentra. La sindrome dell'uomo solo al comando crea più danni che consensi. L'entusiasmo si raffredda, l'indifferenza diventa poco a poco diffidenza, per uno spettacolo sempre meno divertente.

Ma ai playoff il Bari è comunque arrivato. E di questo non possiamo che essere contenti. È bene precisare, però, una serie di cose per chi ha la memoria corta.

È stato l'allenatore a decidere di non parlare più con la piazza, ma di scegliere la platea di Sky per le sue esternazioni (a sostenere la squadra al San Nicola ci vanno i telespettatori o i tifosi baresi?).
È stata la società - se si escludono le scontate e banali dichiarazioni prima di ogni partita - ad adottare la politica del semi-silenzio dei calciatori.

È stata la società a cambiare i punti di riferimento della comunicazione, come se fossero ciliegie da divorare, una dopo l'altra.
È stata la società a non firmare (sono trascorsi diversi mesi da quando è stato messo tutto nero su bianco) gli accordi per dare la possibilità alla città del pallone di conoscere meglio i protagonisti dell'avventura biancorossa, attraverso interviste, racconti, chiacchierate, incontri.

L'elenco dei divieti è lungo e potrebbe continuare ancora.

Poi, c'è il capitolo della solidità economica, presupposto indispensabile per un futuro roseo. A Paparesta - come un tormentone - si chiedeva conto sulla provenienza dei soldi, linfa vitale se una società vuole volare alto. Sappiamo tutti come è andata a finire.

Giancaspro, sotto questo punto di vista, risveglia i fantasmi. Le cicatrici, mai rimarginate, tornano a bruciare. Dubbi legittimi anche alla luce delle inchieste sull'imprenditore molfettese.

Ad aggiungere un pizzico di incertezze in più, c'è il duello a distanza degli alleati di convenienza di ieri, i carissimi nemici di oggi, impegnati a muoversi tra crepe e debolezze di leggi e regolamenti. Forse più una guerra psicologica che un attacco al castello dorato.

Ma chi ha a cuore la Bari, come si dice dalle nostre parti, ha il dovere di guardare avanti, di non voltarsi indietro. Questo significa assunzione di responsabilità, misurare le parole, a prescindere da cosa deciderà la roulette dei playoff. Giancaspro ha promesso che il progetto non si fermerà, che Sogliano e Grosso resteranno ai loro posti, che costruirà una squadra da vertice perché «il Bari in B deve puntare al massimo, non può pensare ad una salvezza decorosa». Saprà mantenere tali garanzie? Meglio un'amara verità di una dolce bugia. Parlare chiaro rimane la medicina migliore.
Gaetano Campione

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