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C’è una sottile affinità tra il progressive rock e San Nicola: la convivenza. Da una parte, quindi, il rock degli Anni ‘70 capace di sperimentare con molta efficacia una musica contaminata da più generi musicali, dall’altra un santo venerato sia dalla religione cristiana, con le sue diverse sfumature, che dagli ortodossi.
A omaggiare il Santo patrono di Bari, ma anche la festa patronale e di come questa venga vissuta ogni anno dai baresi e dai pellegrini, arriva L’Uomo delle genti, concept album che segna l’esordio della band barese Hora Prima dopo cinque anni di attività.
Il disco, composto da sei brani, vuole essere un viaggio musicale nella tradizione religiosa e culturale, nonché nel profondo senso di culto che unisce i devoti al Santo e alla sua storia. Gli ideatori del progetto Francesco Bux (batteria e voce) e Domenico De Zio (chitarra), la band si completa con Gianluca De bene (chitarra), Roberto Gomes (tastiere e voce) e Valeria Tritto (basso), hanno puntato sui territori del rock progressivo, un sound a loro molto congeniale.
A cucire liricamente la storia del Santo, la band si è avvalso del paroliere barese Giovanni Boccuzzi, che ha cesellato tutti i testi dei brani. «L’album, caratterizzato dall’assenza di strutture convenzionali nel mondo del pop, lascia spazio a frequenti incursioni strumentali -commenta De Zio-. A passaggi orchestrali, vengono affiancati temi di fiati ed archi in un avvicendarsi di sonorità più o meno distorte e di sempre nuovi scenari musicali che accompagnano l’ascoltatore in un suggestivo viaggio attraverso la storia di San Nicola».
Il disco si apre con 1087 (anno in cui le spoglie del Santo arrivarono a Bari), un prologo strumentale orchestrato da colonna sonora di un film, che si intreccia perfettamente al tema del viaggio e dell’avventura dei marinai e che apre la strada alla narrazione. Si passa poi a Il folle miraggio, brano che ricorda le gesta dei 62 intrepidi marinai che, ispirati dal desiderio di dare a Bari un santo patrono, hanno spiegato le vele per poi partire verso l’Oriente e trafugare le ossa del Santo. Inevitabilmente arriva anche il momento di raccontare i miracoli di San Nicola con Le mie figlie.
Qui la band racconta uno dei prodigi più rappresentativi di San Nicola: il miracolo della dote alle tre fanciulle, condannate alla prostituzione per la loro povertà e impossibilità a sposarsi. L’episodio della canzone, talmente emblematico da venire riportato in tutta l’iconografia del Santo e attraverso la rappresentazione dalle tre palle dorate, è narrato in prima persona dal padre delle tre ragazze.
La quarta traccia dell’album, La locanda nella notte, racconta della incredibile storia risuonata negli echi della leggenda, che riguarda la resurrezione di tre bambini, uccisi da un oste e serviti come carne proprio a Nicola quando egli cercò ristoro in una locanda. La nostra festa, invece, si pone come dedica ai baresi, ai pellegrini e ai forestieri, che puntualmente ogni anno a maggio rendono omaggio, attraverso la loro devozione e agli eventi della festività, a un uomo divenuto santo e innalzato a simbolo di una città.
Infine, U Sand Néste, è un brano in vernacolo barese che, prendendo spunto dalle ballate e dalle canzoni popolari dedicate al Santo, omaggia la veracità del Capoluogo pugliese fautrice della molteplicità di «colori» e dell’impronta folkloristica della festa.

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