Mercoledì 22 Maggio 2019 | 23:45

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Bari, gli Hora Prima cantano San Nicola in chiave rock-progressive

La band si esibirà in Piazza Diaz il 9 maggio, nel giorno della cosiddetta Festa dei Baresi

Bari, gli Hora Prima cantano San Nicola in chiave rock-progressive

Giovedì 9 maggio alle 20 nel Villaggio del Gusto sul lungomare di Bari (piazza Diaz), in occasione della “Festa dei Baresi”, si esibirà la band barese Hora Prima con il San Nicola Live. Attraverso le armonie e le atmosfere del rock, a tratti progressive, gli Hora Prima raccontano la storia di San Nicola e della città di Bari. Un percorso in musica e parole lungo la tradizione e la devozione dei baresi che, prima come marinai spinti verso Oriente da un folle miraggio e poi come fedeli in processione verso la Basilica, hanno accolto e celebrato il Santo di Myra. Il viaggio musicale degli Hora Prima tocca anche i due miracoli più
rappresentativi di San Nicola: il prodigio dei tre bambini resuscitati, e della dote alle tre fanciulle povere, il tutto sospeso tra sogno e leggenda, sacralità e tradizione, rock e poesia.


Gli Hora Prima nascono nel 2015 con l'obiettivo di ricreare le armonie e le atmosfere tipiche della scena progressive anni '70, non soltanto attraverso l'esecuzione dei brani dei gruppi più rappresentativi, ma anche grazie alla composizione di brani che, per via della fusione fra più generi musicali, del sound vintage e delle tematiche trattate, si inseriscono nel solco tracciato dai
maestri del prog. La band è composta da Roberto Gomes (voce e tastiere), Domenico De Zio (chitarra), Gianluca De Bene (chitarra), Valeria Tritto (basso), Francesco Bux (batteria e voce) e Giovanni Boccuzzi (testi e parole).

«Vogliamo raccontare qualcosa che ci appartiene da vicino, qualcosa che abbiamo nel sangue - raccontano gli Hora Prima - cioè di essere baresi, della nostra città, del nostro santo. Il 9 maggio è il terzo giorno dei festeggiamenti in onore del Santo, la
cosiddetta Festa dei Baresi. Esordire durante questa festa è il massimo, non ci può essere occasione migliore. Speriamo non si
avveri il famoso detto "nessuno è profeta in patria": noi ci auguriamo di esserlo, perché abbiamo messo in musica un pezzo della storia di Bari e della cristianità».


Testi dei brani (di Giovanni Boccuzzi)

Il folle miraggio

Nel vento son tese le vele
Il sole brucia sulla pelle di sale
E nel sogno di un ritorno
Volgiamo la prua verso est
È un viaggio nella fede il nostro
Per molti un folle miraggio
Il mare ascolta le preghiere
Della madre terra che aspetta
Aspetta una nuova speranza
Che da Myra il Santo darà
E mentre s’infrange l’onda
Siamo prede della sete
Foglie tremule nella notte
Nera come il viso di Nicola
Che ci mostra la via
Lontana nello sguardo
Vicina nella fede
E mentre la chiglia taglia l’onda
Siamo seta tra le mani
Note tremule di un canto
Nero come il viso di Nicola
Che ci mostra la via
Vicina nello sguardo
Lontana nella fede

La nostra festa

Qui la gente
Cammina per le strade
E dalle mani si passa il pane.
È un incrocio di lingue
Questa città
Crocevia di barche in festa.
Con gli occhi bagnati di luce
Un copricapo di colori
In fila verso la chiesa si và.
E lì sulla pietra è inciso il coro
Delle voci del mondo.
Lì dove respira la manna
Come segno del passaggio
Storia di un uomo
Di marinai, di un viaggio.
E se il tempo serberà il ricordo
Questa festa, questa città
Ne saranno la traccia.
La fiamma di una candela
Il profumo della cera
Oggi come ieri
Goccia sui fiori di maggio.

La locanda nella notte

Una torcia accanto all’insegna
Una scritta vergata nel legno
“Il vino disseta, la gola s’incanta
Entra e riposa forestiero
Il pane non manca”
Così Nicola spinse la porta
Il caldo del fuoco
Nettare nei boccali
Profumi nell’aria
Dolce approdo
In quella notte di pioggia.
Poi il sorriso dell’oste
I suoi denti gialli
Dove una lingua rossa batteva
Gli occhi accesi dalla brace
La sua ombra curva lo seguiva.
“Per un sì nobile signore
Temprato dal cammino
Mi permetta di servire
La nostra miglior pietanza”
E dalla cucina ecco una donna
Venir fuori con un vassoio fumante
“Di tutti i nostri piatti e vivande
Questo pesce par vivente”

Lo sguardo di Nicola
Sul groviglio di carni si posò
Poi sull’anima dell’oste
Dove oscuro dimorava
Un indicibile vizio e bramosia.
Così Nicola una croce segnò
Su quel piatto ancor rovente.
Un movimento, un pulsare, un
battito
E vene e capillari e sangue
Poi arti e membra riprender forma
In un vortice di nuova linfa
E tre cuori tornare a sorridere
Di quel riso di fanciulli
Puro e senza peccato
Come il primo vagito del creato.

Le mie figlie

Mani viscide e laide
Sulla loro pelle bianca
Carezze come pugni
Sul mio petto fiero
E i sogni di bambine
Gettati nella vergogna
E i sogni di un padre
In pasto a delle belve.
Tirate su con amore
Saranno pagate
Da bestie in calore.
Del loro viso resterà
Solo una lacrima
Che scaverà una buca
Nei miei occhi intenti
A sperare che la sorte
Mi consoli con la morte.

Ma in una notte di preghiera
I rumori di un cavallo sul selciato
I raggi della luna alla finestra
Il respiro di un uomo riservato
Col suo ampio mantello
Che volteggia nel vento

La sua mano protesa nel sogno
Col dono di un angelo, di Dio chissà
Tre sacchetti colmi di speranza
E quel signore santo e il suo cavallo
Nella notte poi svanire

E i sogni di bambine
Tornare a rifiorire
E i miei sogni di padre
Di nuovo germogliare

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