Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 12:14

Lettere alla Gazzetta

Fate in modo che le donne non debbano voler abortire

Ci risiamo! Il Governatore del Lazio ha riproposto l’assunzione di ginecologi finalizzati agli interventi di interruzione volontaria della gravidanza, dopo quelli per assicurare la certificazione consultoriale. Con tutto il solito strascico di polemiche critiche e lodi, ogni volta supportate dalle motivazioni più assurde. Soprattutto di chi mette a confronto o meglio a contrasto il diritto del ginecologo a obiettare con il diritto della donna ad abortire, pur sapendo bene che quest’ultimo in realtà non esiste. Poiché la legge 194/78 mira alla tutela della maternità e permette alla gravida di ricorrere all’aborto solo e soltanto in caso di grave pericolo per la sua salute fisica e mentale, condizione sulla quale purtroppo si largheggia oltre misura.
E’ noto inoltre che non vi è possibilità di far ricorso a procedure concorsuali così orientate in quanto non previste dalla normativa per le assunzioni nella sanità pubblica, né lo prescrive la legge 194/78, la quale dice sì che le strutture debbono garantire quanto stabilito, ma ricorrendo al massimo alla mobilità su base regionale. Inoltre vi è già una giurisprudenza che ha bocciato iniziative simili, come la sentenza del Tar Puglia (3477/2010), per il fatto che la clausola di riserva ai soli non obiettori viene a ledere i legittimi interessi lavorativi degli obiettori. Diversa è la situazione del privato convenzionato, ad esempio le case di cura, per cui non si comprende come nel Lazio, dove esso sovrabbonda, non possa funzionare e bene come da noi.
Eppure c’è chi ha pensato subito di riprovare con qualcosa di analogo anche nella nostra regione, dove al momento un’emergenza vera e propria non c’è. Ma, come si è già avuto modo di dire, salvo sporadici casi di difficoltà, spesso solo logistica, riportati con enfasi dalle cronache, malgrado l’alta percentuale di obiettori, la legge è comunque rispettata dappertutto, come ricordato ogni anno dall’apposita relazione parlamentare. Ciò conferma quanto, a quarant’anni dalla sua approvazione, sia ancora alto lo scontro ideologico tra favorevoli e contrari, che invece di accapigliarsi sul problema obiezione, farebbero senz’altro meglio a creare quelle condizioni affinché le donne non siano costrette a certe decisioni estreme.

Giuseppe Gragnaniello, Terlizzi (BA)

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