Giovedì 24 Gennaio 2019 | 09:36

LETTERE ALLA GAZZETTA

Mestiere sempre più difficile la gestione della cosa pubblica

Gestire la cosa pubblica è un mestiere molto difficile e non ci si può improvvisare con una semplice candidatura.
Prima di ogni altra cosa è necessario conoscere bene la Costituzione, per cui ritengo che per candidarsi al Parlamento o al Senato o alla Regione o al Comune o alla Provincia sia obbligatorio superare un esame di diritto costituzionale.
Oggi anche per fare l'amministratore di condominio bisogna sostenere un esame e non vedo perché per fare il deputato, cioè un compito molto difficile, sia sufficiente presentarsi agli elettori e chiedere il voto.
Questa democrazia ha molte lacune e la causa principale è dovuta al fatto che si improvvisa tutto.
Si fanno le leggi, che poi sistematicamente vengono bocciate dalla Corte Costituzionale.
E questa non è incompetenza?
Ci sono troppi galli nel pollaio e il cittadino italiano è diventato la gallina dalle uova d'oro.
Si crede che la gestione della cosa pubblica sia semplice.
Serve una scuola? Si chiedono i soldi ai cittadini per costruirla, cioè si mettono le tasse.
Per qualsiasi necessità si ricorre alle tasse senza sapere che ci sono altre forme di ricerca delle risorse.
Se lo Stato assumesse la funzione imprenditoriale, come avveniva prima dell'Unione Europea, se entrasse in prima persona nella gestione dell'energia, dell'acqua, del petrolio, della telecomunicazione, dei trasporti, delle banche, forse avrebbe meno bisogno di tasse, ma per fare questo occorrerebbero uomini onesti e intelligenti come Mattei. Occorrerebbero uomini competenti e non volubili, occorrerebbero uomini senza pretese di compensi miliardari.
Tutto questo sarebbe possibile?
Ahimè temo che sia solo utopia, perché abbiamo visto i disastri fatti dai disonesti che hanno approfittato delle posizioni dominanti che avevano, grazie ai monopoli, e non si preoccupavano di innovare o di rinnovare, per cui non si impegnavano a far crescere l'ente che gestivano e ricorrevano a tariffe sempre più alte.
E non parliamo delle aziende partecipate. Non ce n'è una che si salvi.
Per un governo di tipo marxista occorrerebbero uomini come Che Guevara, il San Francesco guerrigliero, e forse questo papa che porta il nome del più grande dei santi, riuscirà a far germogliare i semi che porteranno nuovi frutti per una Società Solidale, fatta da uomini nuovi.
Una nuova democrazia pura, veramente cristiana, quel compromesso storico voluto da Aldo Moro, sarebbe auspicabile in questo momento delicato.
Ma servono uomini onesti che siano capaci di sollevarci da queste sabbie mobili. Ce ne sono ancora?
Facciamoci il segno della croce e preghiamo che nascano nuovi valori, uomini nuovi che agiscano non per il loro tornaconto, ma per la gloria, per essere ricordati nella storia come uomini giusti, capaci di risollevare l'Italia.
Renzi tornerà fra qualche mese e riuscirà a completare quello che aveva iniziato a fare? Farà tesoro degli errori commessi riguardo al buonismo assurdo nei confronti dei migranti ed a riforme costituzionali non incisive sul debito pubblico? Capirà che deve eliminare del tutto il senato e i vitalizi? Capirà che deve ridurre il deficit pubblico?
Ai posteri l'ardua sentenza.

Biagio Sannicandro, Bari

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