Martedì 22 Gennaio 2019 | 15:15

LETTERE ALLA GAZZETTA

Le difficoltà di realizzare opere pubbliche in tempi certi

Le difficoltà per realizzare nei tempi necessari opere pubbliche o di pubblico interesse sono veramente tante nel sistema amministrativo vigente.
Programmato l’intervento, occorre reperire le risorse. E queste, per essere quantificate, necessitano di un progetto preliminare. Bisogna poi che i progetti da preliminari diventino definitivi per ottenere pareri, autorizzazioni, per procedere agli espropri che spesso fanno nascere ricorsi. E così i tempi si allungano e spesso, molto spesso, i costi lievitano rendendo necessario procedere o a un ridimensionamento dell’intervento o alla ricerca di altri fondi. Non vanno dimenticate le varianti urbanistiche che devono essere approvate dai Consigli comunali.
A ciò si aggiunga il contenzioso prodotto nella fase di aggiudicazione da parte delle imprese (che sospende e/o preclude l’avvio dell’opere), intasando di ricorsi i tribunali amministrativi ed il Consiglio di Stato.
E così i tempi si allungano senza che l’intervento abbia avuto ancora inizio.
Nel frattempo può verificarsi un «disastro» che dà luogo alla caccia al colpevole, un «colpevole» che spesso è, lui malgrado, all’interno di un sistema sicuramente colpevole!
Non mi sembra che le soluzioni normative recentemente poste in essere diano una «sterzata» al sistema. Appaiono finalizzate essenzialmente a contrastare fenomeni di corruzione - e mi sta bene -, ma non vedo norme mirate a realizzare interventi infrastrutturali in tempi certi e rapidi. Se l'interesse primario è questo, tutti i contenziosi devono trovare soluzione solo dopo la realizzazione dell’opera, altrimenti avremo ancora interventi non fatti o non portati a termine, risorse non utilizzate o utilizzate senza un risultato concreto, quindi spreco di danaro pubblico e... disastri annunciati: alluvioni, ferrovie a binario unico e via dicendo.
Ricordo ancora le parole espresse con rabbia dal sindaco di Genova, Marco Doria, a poche ore dal disastro che non molto tempo fa ha messo in ginocchio la città e provocato un morto. «Genova è una città fragile e delicata, il suo corpo è malato. Per curarla servono le grandi opere. Abbiamo i soldi, i progetti, ma sono bloccati dai tempi della burocrazia e della giustizia amministrativa».
E dire che dopo trent'anni di schermaglie i soldi per disinnescare la bomba-Bisagno ci sarebbero pure. Ma i ricorsi delle ditte escluse dagli appalti viaggiano da due anni e mezzo da un Tar all'altro (prima Liguria, poi Lazio) e al Consiglio di Stato. E i lavori non possono partire. «I tempi tecnici sono incomprensibili, dilatati dall'inefficienza del sistema - diceva il sindaco - la Corte dei Conti ha tenuto fermo un progetto sei mesi prima di darci il via libera».

Francesco Sannicandro, già dirigente Regione Puglia e consulente Autorità di Bacino della Puglia, Bari

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