Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 02:17

LETTERE ALLA GAZZETTA

Attenzione ai facili trionfalismi dopo il «Sabato Sarto» di Salerno

Ma cosa crede questo Bari di vincerle tutte così le partite che lo porteranno verso i play off? Se chiedete giro in se la vittoria di Salerno sia stata migliore o peggiore dell’altra di Novara molti non saprebbero come rispondere. Atteniamoci piuttosto alla realtà. Andare alla gustosa ricerca di altri quattro gol segnati in trasferta sarebbe come perdersi nella notte dei tempi.
Al contrario tre reti incassate fuori casa - non dimentichiamolo - dalla penultima in classifica - le scopriamo come a Salerno pari pari nel girone di andata, a Terni. Detto tra noi non sono un bel vedere. Una medaglia di cui fregiarsi. Fatevi una ragione. Il Bari è questo, non è una novità. Incostante nei risultati e nel rendimento. Non ha una forte personalità, tale da incutere timore e rispetto agli avversari. Ammesso che l’abbia avuto gli manca un copione da osservare e interpretare direi quasi ad occhi chiusi. Per la verità nessuno glielo ha finora tracciato e spiegato. Direi anche nella stagione scorsa.
Ricordiamolo, è anche un Bari primatista nelle promesse di promozione, delle plurime campagne acquisti, degli inutili doppioni, del centro campo come un cantiere aperto senza arrivare ad una costruzione accettabile. Delle cessioni incredibili da Caputo a Schiattarella sorvolando su Sabelli sacrificato per un pugno di Euro pur sapendo che la difesa non godeva di buona salute.
Non ditemi che ognuno di noi, anche una squadra, è fatto così con i suoi umori e i suoi quarti di luna. Nel Bari degli ultimi tempi i fatti dicono il contrario perché alcuni così l’hanno voluto o involontariamente subìto. Altri da allenatori, nel lavoro quotidiano con la squadra non si sono purtroppo rivelati all’altezza delle attese anche del pubblico, in sintonia con una tifoseria generosa ed esigente come la nostra, d’una grande città. Stessa dolorosa historia con i direttori sportivi anch’essi non all’altezza d’un Perinetti o d’un Angelozzi di non lontana felice memoria.
Non sorprendetevi di queste righe più agre che dolci. La mia pluridecennale professionale invita alla prudenza, a mettere qualche freno agli eccessivi trionfalismi dopo una gara vittoriosa condita di troppi se. Ammettiamolo, per noi anche con più d’un pizzico di fortuna. Vogliamo provare a riandare onestamente, con sincerità a Salerno?
Immaginatevi un Bari Sabato Sarto (senza la certezza di Risorgere nella partita del giorno dopo) armato di forbici, ago, filo e pezzi di stoffa biancorossa. Di vederlo correre come un forsennato nel primo enel secondo tempo sia in difesa che a centro campo per ricucire strappi, riannodare fili alla disperata, senza un attimo di sosta mettere toppe e pezze a colori a sinistra e a destra grazie anche a due volonterosi “garzoni”, Micai e Romizi, riscoperti per caso negli scatoloni abbandonati dello spogliatoio. Via, per i nostri occhi non è stato un grande spettacolo. Ecco un Bari da Sabato Sarto, armato così, che corra da disperato prima della temporanea Resurrezione immagino nessuno lo vorrà rivedere lunedì quando il Cesena scenderà minaccioso al San Nicola. Camplone è avvisato Nemmeno nelle successive partite che si presenteranno più toste di Salerno. Io lo spero. E voi, almeno quelli che non credono al primo Santo che passa, che ne dite?


Venanzio Traversa, Bari

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