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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Sii con l’America e contro l’America

Sii con l’America e contro l’America

Ogni cosa è terra smemorata, ruggini ad ogni lato del tempo, mari grandi e piccoli separati da se stessi

22 Settembre 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Voce grattata, sabbiosa, stonata di un millimetro, Bob Dylan tri- tura le sillabe ingoiando strofa su strofa. Le dita sulla chitarra; le labbra sull’armonica; i piedi a strascicare ritmi sbilenchi e dispari; gli occhi glauchi aperti sui responsi. Sibilla americana, Bob cerca sintesi tra blues e country: la musica dei neri e la musica dei bianchi, tasti di un immenso pianoforte. Ponti attraversati da treni, motociclette che sbandano, donne abbandonate. Sempre un po’ più in là, verso il punto irraggiugibile, no direction home. Va da Woody Guthrie in ospedale.

È necessario un passaggio di consegne tra due cercatori di terra. Bob lo sa che non s’inventa mai nulla dal nulla. Mentre scrive lunghe ballads a partire da notizie lette su giornali spiegazzati e pronti per la pattumiera, sa che c’è sempre un prima, un anticipo di noi, un luogo o una persona che fanno da crocevia. Woody è subito individuato, padre con la chitarra; uno venuto con la polvere che sta andando via con il vento. Bob, fanne una canzone; parti da lì. Componila, cantala, mettila in un disco come segnavia. Il viaggio è corsa, impossibile fermarsi. I treni fischiano nella notte; nelle gallerie il buio formicola di progetti: andrò sin lì, farò a pugni con il tempo; spazio accoglimi, fammi tuo, possibile passeggero di passi e di note. I tempi stanno cambiando, sempre. Mutevoli, infrangitori di abitudini, sussultori, terremoti da schiantare i cuori. Servono metronomi, misuratori di ansie, ticchettii di gioie, dita sulle sei corde un po’ sfilacciate.

Vai in città, torna in campagna; sii con l’America e contro l’America; innamorati di Sofia Loren, seguine il fascino sanguigno. Rauca, sabbiosa, instabile, nasale come la tromba di Miles Davis, la tua voce è tempo a zigzag. Ami cantare all’infinito, i tuoi sono never ending tour. Sul palco ci vai come uno sconosciuto, come uno che incontra un altro se stesso. Le tue canzoni ti s’arrotolano nella gola; a volte ti vien voglia di sputarle per terra; vorresti liberartene. Ogni strofa si allunga o si accorcia per istanti instabili. Ami l’ora incerta di Coleridge. Niente cade a filo di piombo. Il tempo ti si sbriciola tra le dita. Ne senti il tritume sulla chitarra. Sai dirmi quando i tempi cambieranno davvero? Dal mio finestrino vedo la nuvolaglia far graffiti nel cielo. Ogni cosa è terra smemorata, ruggini ad ogni lato del tempo, mari grandi e piccoli separati da se stessi, immense navi da crociera ai bordi di minuscole banchine, ulivi inceneriti e muti. Guerre in agguato. Viaggi tu, viaggio io: c’inseguiamo. Dimmi come rotolano le pietre quando perdi tutto, quando rimani solo, quando la tua donna chiude gli occhi e ritrae la ma- no. I tempi stanno cambiando, sempre. E hanno bisogno di canto, di misuratori d’insidie, di rimuginatori d’infinito. Tu tieni le strofe in bocca, sibili sibillini. Non è mai deciso quando scivoleranno fuori dalla labbra. Ne fai riccioli di carne amaranto, le tue labbra. La peluria chiara s’infittisce tutt’attorno. T’immagino alla fine della galleria trapezoidale dove la Sibilla vaticinava.

Sento che oggi parla con la tua voce. Una Cuma senz’oracolo ha per attimi subito persi chi le dice chi sia stata. Dici che una pioggia tossica cade puntuta sul mondo; dici che il pugile Hurricane è innocente, non è stato lui a farsi assassino; citi versetti biblici. Il mare laggiù ti ascolta; le pietre solitarie dei templi si ricompattano; la fitta vegetazione libera un esercito lieve di lucciole. Puoi cantare, adesso. Puoi dire alle nuvole di trattenere i ve- leni. Puoi argomentare a voce rauca dicerie perdute tra i versi degli antichi. Come Miles anche tu ti aggiri nel time after time.

Sei nel tempo che sopravanza e soggiace; levi la polvere alle ombre; le fai brillare nell’aria del tramonto. Adesso la tua voce risuona come quella del muezzin. I tempi cambiano quando sembrano non cambiare. I tempi aspettano senza aspettare. Canta, Bob. Fai di te meridiana ombrosa; metti da parte l’inessenziale; torna da Woody. È nel suo letto d’ospedale, t’aspetta.

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