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In Puglia e Basilicata

Meridiane

Il sapore del Baltico e la luce di Stoccolma

Il sapore del Baltico e la luce di Stoccolma

Quando l'inverno dorme ancora negli armadi, il cielo si tinge di un turchino da favola. Una donna si sveste e nuota

15 Settembre 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Stoccolma è arcipelago bosco soprattutto acqua. Lieve è lo sciabordio del mare, fa suono come un’eco lontana.
Ma c’è, basta avvicinarsi ai contorni terracquei e agisce. Ninnanna ipnotica. Con il suono fa somma l’odore: non lagunare, piuttosto paragonabile a spezie che insaporisce l’aria.
Bisognerebbe passare al gusto e assaggiare l’acqua che il vaporino all’attracco ha reso più mossa e ondulata.
Dicono che il mar Baltico non sia salato. Io ho non ho immerso la lingua; ho soprattutto osservato.
E che luce a Stoccolma! Quando la luce c’è perché l’inverno buio dorme ancora negli armadi e il cielo si smeriglia di un turchino da favola.
Cielo ingordo di nuvole. Montagne bluastre e bianche; svago vago per gli occhi.
La stessa strada s’inerpica verso il cielo; ha improvviso desiderio di alto; il passo fa rima con il nuovo ritmo. Cammini e fai volare gli occhi e questo cielo spalanca orizzonti chiari, limpidi, esatti.
I corvi nei parchi saltellano buffamente. Neri, con qualche striatura grigia sui fianchi, sono intenti a occupazioni note solo a loro.
In genere sembrano solitari. Ne vedi uno qui e l’altro lì. Si alzano in volo; poi saltellano a piripicchio.
A Stoccolma sono cittadini anche loro e sembrano averne netta coscienza.
Peccato che non votino. Vado a Skansen.
Attraverso un ponte e faccio passi sull’isola di Diurgarden.
Ci sono sentieri come lunghi serpenti tra gli alberi. Il giardino botanico è tripudio di piante e di fiori.
Ai lati alcuni tronchi caduti sotto gli scudisci del vento sono sculture scheggiate seghettate magmi legnosi, parlerebbero alfabeti arcaici se potessero.
A Skansen i corvi hanno vasta compagnia di altri animali.
Ad ogni specie corrisponde un ambiente. Skansen è un parco tematico, ma non ha nulla di circense e di posticcio.
Certo gli animali sono in cattività, però hanno spazi ampi nei quali far passare il tempo. Carcerati di lusso.
A Skansen si torna bambini e si fa comunella d’emozioni con i veri bambini.
Appare l’orso e il cuore batte. È un po’ panciuto, scuro, pesante e insieme agile.
Ce ne sono altri intenti a non far nulla. Il mio orso si addossa a un roccia calcarea; fa scurore nel bianco; e lo vedi che osserva, pensa, forse ricorda.
Ha occhi leggermene cupi; forse il sonno sta per dondolarlo tra i sogni.
Poi si alza, va verso una grande vasca e immerge il muso nell’acqua.
Sembra che mastichi qualcosa, ma non si vede nulla.
Muove le mandibole e sparisce. Le foche hanno dorsi che tremolano a pelo d’acqua.
Sono rapide nei movimenti; ne vedi solo scie improvvise; sembrano vascelli desiderosi di essere sottomarini.
L’acqua è scura; è mar Baltico portato a calici fin qui.
I cervi sono esseri regali incoronati da un frastaglio di rami. Non danno l’idea che quel garbuglio arboreo gli pesi, inclinandogli il capo.
Hanno andature chiare, ben cadenzate, amano stendersi al centro di una radura.
Se sono due fanno figure da decifrare, rebus arrischiati.
Le renne dove sono?
Si annunciano con la presenza di una slitta lasciata da sola in un angolo.
Anche loro hanno capigliature cornute.
Vanno come comunità che include cuccioli e anziani.
Quello che sembra il capofamiglia si ferma a fare i bisogni.
Se ne infischia di chi lo guarda; la sua è un’occupazione alla quale non dare molta importanza; la compie quasi senza fermarsi.
Ogni animale è un’apparizione; uno strato del tempo che si formula in forme e movenze.
Tu stesso sei uno di loro nello stupore da bimbo che provi; negli andirivieni tra burrasca e quiete silenziosa; negli arretramenti alle scorze sottostanti.
Sei di nuovo, come nei primi anni, polpa lavorabile; materia prima dell’esistenza.
Giù in città il tram numero sette solca azzurrino i binari con fare marinaio.
È pronto il tramonto.
Il mare esegue il suo suono lieve; emana il suo odore; attira una donna che si sveste, fa un bel respiro, allunga gambe e braccia sul tronco fermo ed entra in acqua come a voler salutare il giorno levandosi la terraferma da sotto i piedi.
Nuota a rana, lenta, cerchi concentrici si disegnano in superficie.
Non è più giovane; sa cos’è il tempo che scava rughe.
A lei dovrei chiedere quale sapore abbia il mar Baltico.

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