Martedì 04 Ottobre 2022 | 09:48

In Puglia e Basilicata

Meridiane

Nell’alba napoletana il Golfo è poesia

Silvio Perrella

Silvio Perrella

Sotto l’occhio del Vesuvio e del Monte Somma, aliscafi, barche agli ormeggi e traghetti carichi di storie

18 Agosto 2022

Silvio Perrella

Meridiane

Silvio Perrella

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole. Attraverso le parole di Silvio Perrella facciamo un viaggio nel tempo nei luoghi del cuore che profumano di Meridione e Sud.

Alba napoletana, il tempo a forma di Golfo. I suoni arrivano in alto liberandosi nell’aria, dopo aver percorso come ciclisti la parabolica del Crater, come Strabone definiva questo spazio.
Vesuvio e Monte Somma possenti e afflitti dagli aculei di cemento; braccio della Costiera con varie muscolature che sguscia da dietro al Vulcano e corre da Vico Equense fino alla Punta della Campanella, carezzando le inaspettate falesie di Sorrento; Capri a bitorzolo che nasconde i Faraglioni in un cantuccio e sale a dorso d’occhi verso Anacapri.
E su tutto il pontos unente e a frastaglio del mare.
Sinfonie d’onde che bramano il Sud, le Eolie, la Sicilia, Lampedusa e ancora in là vanno nell’altrove africano.
Il sole a quest’ora è preparazione di luce piena tenuta a bada dal Vulcano.
Sventaglia raggi, dora la superficie acquea, disegna i contorni degli edifici, dà un saluto alle piante che hanno dormito sui balconi.
Le finestre sono rimaste aperte per la notte ferragostana.
Le tende messe in disparte.
Una poltroncina lasciata sola a rimirare desideri.
I suoni salgono insieme alla luce: l’abbaiare di un cane, le ultime grida di una coppia usa a strapparsi i capelli, i motori in attesa di moto delle navi nel porto, una motocicletta che passa, il miao di un gatto che si stendicchia e fa esercizi di risveglio.
Nelle stanze c’è chi ancora dorme e c’è chi ciabatta tra bagno e cucina sognando profumi orientali di spezie.
La nave in arrivo da Palermo fa una piccola sosta nel mare quieto in attesa che le diano il via libera per raggiungere la banchina abituale.
Partono i primi aliscafi per Procida Ischia e Capri.
Le barche da diporto galleggiano con le prue puntate su via Caracciolo.
Una donna solitaria è già in acqua completamente nuda e fa bracciate, guarda il fondo come se fosse l’abisso del suo occhio e si prepara a fare il morto per sogguardare in vastità di silenzio il cielo che si riprende dal pallore notturno.
Il Golfo, diceva Paul Klee, che lo disegnava affacciandosi da una finestra del Petraio, a volte è Lago.
Ti sembra pozza d’acqua senza ricambi.
Può esserlo all’alba, quando gli occhi non si sono ancora del tutto svestiti dal sonno.
Dietro Capri però fervono le onde meridiane dell’estate; in antitesi con quelle imprigionate dalle banchine e dalle oleosità elettriche degli scarichi.
Il Golfo è curvatura di spazio, raggomitolamento d’idee, tempo a mulinello.
Quando c’è il vento fa piazza pulita di ogni cosa e corre furioso tra le coste, sbatte sugli spigoli, si rilancia come palla da biliardo impazzita tra le sponde.
Nell’alba napoletana di oggi invece ogni suono si libera nell’aria come voce singola che s’incontra con voce singola e fa coro di città.
Si avverte un brusio difficile da definire; la sua reale provenienza è ignota.
A dare nomi alle cose si potrebbe definire la voce a sussulto ignoto della città.
Su un terrazzino sospeso un anziano signore dà acqua alle piante.
Prima tocca con le dita il grado di umidità della terra allocata nei vasi, poi decide di quanti sorsi ogni pianta abbia bisogno.
I girasoli sono già ben svegli; hanno patito l’afa dei giorni precedenti; qualche foglia si è accartocciata; il signore anziano potandole le accarezza; per lui ogni pianta è una miniatura dell’universo.
Due signore s’incontrano per strada; si salutano; si scambiano parole gentili; senza darlo a vedere si dicono quel che non direbbero nemmeno ai loro figli; lo fanno ad istinto, quasi a volersi liberare dai pensieri neri della notte appena andata via.
In una stanza ricca di libri un uomo prende appunti su un taccuino dalla copertina dura e scura.
Sono pensieri vaganti, uncinati di sillabe, incerti se dire tutte le inquietudini o lasciarle tra le ombre delle righe.
Ha accanto a sé un libro di Fernando Pessoa.
Per la verità il vero autore sarebbe Bernando Soares, ma con Pessoa non sai mai chi abbia dato forma alle frasi.
I suoi esseri immaginati lui li chiamava eteronimi. Li metteva al mondo per farsi compagnia.
L’uomo vorrebbe trascrivere sul suo taccuino uno dei pensieri inquieti di Soares-Pessoa.
Ma non lo fa.
Alza gli occhi e l’alba napoletana a forma di Golfo è lì.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Calendario dei post

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725