Sabato 25 Maggio 2019 | 15:56

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Per non dimenticare

I Numeri e la Memoria

La strage dei disabili

Il Progetto T4, ecco da dove tutto ebbe inizio

DiversaMente

Michele Pacciano

Michele Pacciano

L'handicap è un dramma. Ma può anche diventare uno stimolo e una possibilità, uno sguardo diverso sul mondo. Proviamo ad andare oltre la rabbia e il piagnisteo. Capovolgiamo la prospettiva, guardiamo i problemi dall'interno, cerchiamo insieme le soluzioni.

I Numeri e la Memoria

Tutto cominciò da Noi, dai disabili, Non eravamo neanche numeri, neanche "stukie", neanche "Pezzi", eravamo.

Nell'economia del nazismo eravamo solo, "Vuoti a perdere", "vite indegne di essere vissute.

Le parole si ghiacciano in gola e la memoria si fa viva ripercorrendo le storie e i volti, laddove le parole servono a poco. Allora proviamo a dirlo con i numeri, quello che è stato, tutti numeri degli stermini dimenticati.
Settantamila disabili tedeschi, fisici e mentali, 80.000 omosessuali e più di 500.000 zingari, tral Rom, Sinti e Lalleri . Queste sono le cifre dell'altro olocausto, dello sterminio nazista di disabili, zingari e omosessuali, che in parte prefigurò quello degli ebrei. Ma i dati non sono ancora esaustivi. Subito dopo la guerra, le prime prove documentali sull'olocausto riguardarono la strage nazista di disabili fisici e mentali.
Le cifre del progetto «t4», così si chiamò per un macabro scherzo della storia, la strage scientifica dei disabili, programmata in una villa di Tiergarten strasse n° 4 che era stata requisita ad una ricca famiglia ebrea di Lubecca, rimangono scarnificatamente agghiaccianti.
70mila: tanti furono i disabili tedeschi uccisi dai nazisti a partire dal 14 luglio 1933. Con l'emanazione della legge sulla sterilizzazione coatta, iniziava il processo di ostracismo e sterminio delle persone handicappate.
3.088: Le persone handicappate sterilizzate nel primo anno del programma.
5mila: L'omicidio medicalizzato di 5000 bambini handicappati tedeschi negli ospedali e nelle case di cura statali, fu il primo passo per attuare il programma di sterminio, che dal dicembre del 1939, si estese a tutti gli handicappati adulti.
16: I bambini disabili erano stati sistematicamente eliminati in gran segreto, con veleno e psicofarmaci, spesso ingeriti in forma liquida. Tra il dicembre del '39 e il gennaio del '40, sedici cavie, handicappate fisiche e mentali ambosessi, furono prelevati da diversi ospedali e condotti nell'ex prigione di Brandeburgo. Dissero loro di spogliarsi e di scendere a pianterreno, in una stanza quadrata, con piastrelle bianche senza finestre. C'era solo qualche panca e un tubo sulla parete, oltre i rubinetti. L'esperimento duro meno di dieci minuti. Il Reich aveva inaugurato la prima camera a gas.
6: Brandeburgo, Grafeneck, Sommestein, Harteim, Hadmar e Bemburg ; questi i centri di uccisione, dove finirono dal '39 alla fine del conflitto. 70.000 disabili Lo sterminio assumeva rigore scientifico, coprendo a macchia di leopardo tutto il territorio nazionale. L'anticamera di Auschwitz-Birkenau.
10mila: Medici e paramedici coinvolti, in grande segretezza nel progetto di Eutanasia dei disabili.
T4: All'inizio il progetto di eutanasia era orchestrato e organizzato nella cancelleria privata di Hitler. Con lo sterminio degli handicappati adulti, il centro operativo fu spostato in una villa gentilizia, sequestrata a ricchi ebrei, al 4 di Tiergarten strasse, a Berlino. Da allora in poi il progetto si chiamò per tutti: T4.
885.439.980: I nazisti erano ottimi ragionieri, metodici, ma non molto precisi, un altro mito da sfatare. Secondo un calcolo approssimativo, ma ampiamente documentato, lo sterminio dei disabili avrebbe fatto risparmiare al Reich circa 885.439.980 milioni di marchi.
«14f13»: una sigla, solo una sigla a designare lo sterminio dei disabili ebrei, ancora sconosciuto il numero esatto delle vittime. Il 25 agosto del 1941, Hitler vara la 'Soluzione Finale', i campi di sterminio, vengono trasferiti all'Est, disabili ed ebrei hanno lo stesso destino: Dachau, Treblinka. Sobibor, Auschwitz.
Questa è solo qualche cifra, i numeri parlano da soli. Ma qual è il numero della Memoria?
Non è questione di cabbalah, forse per ognuno la Memoria ha un numero diverso. Ma è il ricordo che riempie i numeri, facendone volti, storie, fatti, Persone.
Il ricordo, lo «Zakhor», ebraico, diventa «Dabar», parola viva, che ci restituisce carne e sangue di uomini, donne e bambini.

Tuttavia i disabili, quelli che furono le prime cavie dell'orrore, quelli come me te, non hanno né un nome, né un numero, né una tomba, perché non finirono neanche in una fossa comune. Diversi tra i diversi, anche nella morte.

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