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Zone economiche speciali
più ettari per la Puglia

Dagli iniziali 3mila si passerebbe a 4200. Un terzo sarebbero di Taranto

Zone economiche speciali  più ettari per la Puglia

TARANTO - Zone economiche speciali, il Governo, attraverso il ministero per il Mezzogiorno e la Coesione territoriali, amplia la superficie delle aree e viene così incontro alle richieste delle Regioni espresse in sede di conferenza Stato-Regioni dove è stato discusso il primo dei Dpcm relativi alle Zes. Con la revisione che il Governo vuole fare, la Puglia passerebbe da 3.033 ettari a circa 4.200 mentre la Basilicata salirebbe da 428 a circa 500. Della quota pugliese, la Zes di Taranto avrebbe circa un terzo mentre il resto andrebbe ai porti di Brindisi, Bari e Manfredonia. Sono due, infatti, le Zes previste per la Puglia: una fa capo all’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico e l’altra, invece, all’Authority dello Ionio. Taranto, inoltre, oltre ad avere un terzo dei 4.200 ettari, comprenderebbe anche i 500 della Basilicata visto che per l’Authority dello Ionio si ragiona su una Zes interregionale, ovvero tra il porto di Taranto e la zona industriale di Ferrandina. Stamattina, alle 11, in una conferenza stampa che si terrà al molo San Cataldo nell’area del porto, sarà il deputato Pd, Ludovico Vico, a fare il punto della situazione e ad annunciare le novità che si profilano in materia di Zone economiche speciali.

Il primo Dpcm sulle Zes è stato discusso lo scorso 6 dicembre ed ha riguardato le modalità per l’istituzione delle Zone economiche speciali, la loro durata, i criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area nonché i criteri che ne disciplineranno l’accesso e le condizioni speciali, oltre al coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo. Per la Puglia ha ritenuto inadeguati i 3mila ettari inizialmente prospettati l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Michele Mazzarano, ma adesso si va verso un’estensione dell’area a disposizione.

Attrarre investitori, mettere in moto lo sviluppo economico utilizzando la leva dei porti e dei retroporti, offrire agevolazioni alle imprese: queste le finalità essenziali delle Zone economiche speciali. La Zes, infatti, offre sconti doganali e fiscali per l’export, accelera le procedure burocratiche e attrae gli investimenti produttivi soprattutto attraverso il credito d’imposta per macchinari, impianti ed attrezzature. Credito che è passato da 15 milioni a 50 milioni di euro (pari ad una esenzione fiscale fino al 25 per cento). Questo, si osserva, mette in moto un meccanismo di interesse per le medie e grandi imprese. Senza escludere, sempre per l’export, anche le piccole realtà. A disposizione delle Zes, previste con l’ultima legge sul Mezzogiorno, ci sono 206 milioni di euro. Una dote che alcuni ritengono insufficiente ma il ministero per il Mezzogiorno ha previsto che l’alimentatore delle Zes sia il Fondo per lo sviluppo e la coesione dell’Unione Europea le cui disponibilità sono rilevanti. A ciò si aggiunga anche l’intervento del sistema bancario a favore delle imprese: giorni fa, a Taranto, Banco-Napoli Intesa - col direttore generale per il Sud Francesco Guido - ha presentato l’accordo con le Autorità portuali di Napoli e Taranto col quale si offre, a supporto alle imprese che investiranno nelle due Zes, un plafond di 1,5 miliardi di euro.

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