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ArcelorMittal ha presentato ricorso al Tar Puglia per l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente del 27 maggio che ha «disposto il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (per lo stabilimento siderurgico di Taranto, ndr) di cui al Dpcm del 29 settembre 2017, al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie». Il decreto seguiva l'istanza con cui il sindaco di Taranto chiedeva di avviare il riesame dell’Aia visto il rapporto di valutazione del danno sanitario elaborati da Arpa Puglia e Asl Taranto.

LE PAROLE DI EMILIANO - «Ho già dato mandato all’Avvocatura regionale di intervenire 'ad opponendum' nel giudizio al Tar Lecce» dopo il ricorso presentato da Arcelor Mittal contro l'avvio del procedimento di riesame dell’Aia su richiesta del Comune di Taranto. Lo annuncia il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, precisando di aver appreso del ricorso "dalla stampa» e ricordando che «analoga istanza l’aveva già avanzata la Regione nel mese di marzo, trovando un diniego da parte del Ministero». «Il fatto che il ricorrente-affittuario dell’ex Ilva non abbia avuto la 'cortesià di notificare il ricorso, tra gli altri enti, anche alla Regione Puglia - sottolinea - evidentemente non ci impedirà di fare la nostra parte». «L'affittuario brandisce oggi l’arma giurisdizionale - aggiunge il governatore pugliese - per tentare di paralizzare l'unico atto che può riaprire il tema delle autorizzazioni ambientali, con il contributo istruttorio della Regione attraverso la valutazione preventiva di impatto sanitario commissionata all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Noi non ci fermeremo - conclude Emiliano - e faremo tutto ciò che possibile per tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente».

MELUCCI: GRANDE SCHIAFFO - «Non bastavano tutta la confusione, tutti gli errori, tutte le mancanze, tutti gli incidenti di questi mesi: ora il gestore ci fa comprendere che non ha alcun interesse per il futuro di Taranto e lo fa ricorrendo alle aule di tribunale. Messaggio chiaro. Questo è lo schiaffo più grande». Lo afferma il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci nel rendere noto che il Comune ha ricevuto la notifica del ricorso al Tar Puglia da parte della società ArcelorMittal Italia «per l’annullamento del decreto ministeriale recante ad oggetto il riesame dell’Aia di cui al Dpcm del 29 settembre 2017» per lo stabilimento siderurgico di Taranto. «Sono stato tra quelli - aggiunge Melucci - che si era adoperato per una convivenza civile e sostenibile, nel suo ruolo istituzionale e di responsabilità. Evidentemente qualcuno ha pensato che a Ferragosto fosse possibile l’ennesimo saccheggio e l’ulteriore presa in giro di questa città». «La verità - osserva - è che le nostre imprese sono allo stremo e registriamo comportamenti la cui legittimità andrebbe vagliata attentamente». 

Il sindaco di Taranto fa presente che «sindacati e lavoratori stanno ripiombando nell’incertezza di fronte alla giostra di dichiarazioni scomposte che giungono anche dalla famiglia Mittal». «Sembra persino - sottolinea - che il gestore stia sottovalutando le implicazioni complessive del fermo di Afo2, implicazioni che si materializzeranno nel prossimo mese di settembre, non tra un anno o due. E tutto questo - sostiene - a prescindere dal tema controverso dell’immunità penale».
Riferendosi al ricorso al Tar contro il decreto di riesame dell’Aia, Melucci parla di «indecorosa notizia dall’azienda, che non comprende quanto sia cruciale per Taranto il tema del danno sanitario, che non vuole arrendersi all’idea che, senza un quadro chiaro per il futuro in questo frangente, i tarantini tutti non consentiranno alcuna produzione, non sarà un comunicato stampa o un protocollo di intesa che risolveranno la questione questa volta».

Il sindaco annuncia di aver «chiesto al Ministro Di Maio di convocare con urgenza gli enti locali. Nessuno può sottrarsi in questo momento, ascoltiamo il grido delle parti sociali e decidiamo insieme come correggere la pessima strada che questo gestore ha imboccato, sempre che esso abbia davvero in animo di restare a Taranto». «Ci aspettano giorni molto delicati - conclude Melucci - e impegnativi. Valuteremo con calma il da farsi, senza paura, sempre razionali. Non si arretra di un passo per Taranto».

LA QUESTIONE IMMUNITA' - Nella norma portata in cdm dal ministro Di Maio e inserita nel dl imprese, a quanto si apprende, si toglie l’immunità totale ad Arcelor Mittal e viene introdotto un piano di tutele legali «a scadenza» per l’azienda, strettamente vincolato al rispetto del piano ambientale secondo precise prescrizioni. Quindi, si spiega, solo se l’azienda rispetterà tempistiche, criteri e modalità di esecuzione del piano ambientale potrà usufruire delle tutele. Non è prevista alcuna immunità sulle norme a tutela della salute e della sicurezza del lavoro, si sottolinea ancora.

Nella norma sull'immunità per l’ex Ilva, si apprende ancora, rimane inalterata la responsabilità penale, civile e amministrativa conseguente alla violazione di norme poste a tutela della salute e delle questioni inerenti la sicurezza dei lavoratori: non sarà dunque prevista alcuna forma di tutela straordinaria per l’azienda, che risponderà di ogni incidente dovesse verificarsi secondo le norme e i principi di diritto penale ordinariamente applicabili nel nostro Paese.

Nella norma sull'immunità per l’ex Ilva, si apprende ancora, rimane inalterata la responsabilità penale, civile e amministrativa conseguente alla violazione di norme poste a tutela della salute e delle questioni inerenti la sicurezza dei lavoratori: non sarà dunque prevista alcuna forma di tutela straordinaria per l’azienda, che risponderà di ogni incidente dovesse verificarsi secondo le norme e i principi di diritto penale ordinariamente applicabili nel nostro Paese.

LE PAROLE DI DI MAIO - «Abbiamo individuato una norma di equilibrio che rivede la precedente forma di immunità generalizzata in un sistema di tutele a scadenza vincolate al rispetto del piano ambientale, in questo modo Mittal potrà operare ma sarà obbligata a rispettare le prescrizioni. Se qualcuno pensava di riprendersi l’immunità rimarrà deluso, ma io non do l’immunità a chi ricatta i lavoratori e l’Italia. Lasciatemi dire inoltre che Mittal sta assumendo un atteggiamento ambiguo nonostante l’impegno del governo». Lo ha detto, a quanto si apprende, Luigi Di Maio in Cdm.

Mittal non ha pagato pochi giorni fa 40 milioni di euro di canone. Non solo: non si sono presentati al sopralluogo del forno. Noi non possiamo accettare ricatti. La nostra norma è di equilibrio: salva lavoratori e ambiente e ora ci aspettiamo collaborazione», ha sottolineato il titolare del Mise e del Lavoro nel corso della riunione.

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