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Due ore di incontro, anzi di confronto, sui temi della sostenibilità ambientale, della sicurezza sui luoghi di lavoro, sulle politiche comunitarie, sul rapporto tra la fabbrica e la città di Taranto. E l’impegno di fare il possibile per ridurre l’utilizzo di carbone nel ciclo produttivo. L’amministratore delegato di ArcerlorMittal Italia Matthieu Jehl, accompagnato dal responsabile delle relazioni istituzionali Samuele Pasi, nel primo pomeriggio di ieri a Bari, negli uffici della presidenza della Regione, su sua richiesta, ha illustrato al governatore Michele Emiliano, al capo di gabinetto Claudio Stefanazzi e al consigliere per le questioni ambientali e il dossier ex-Ilva Rocco De Franchi, i progetti della multinazionale per lo stabilimento siderurgico di Taranto, anche alla luce delle recenti decisioni assunte dalla multinazionale dell’acciaio.


L’azienda che gestisce lo stabilimento siderurgico di Taranto - l’acciaieria più grande d’Europa - dallo scorso 1 novembre in fitto biennale finalizzato all’acquisto, ha annunciato due settimane fa un taglio della produzione annua per le sue attività europee di 3 milioni di tonnellate, una decisione dovuta alla combinazione tra l'indebolimento della domanda, l'aumento delle importazioni, associati a un'insufficiente protezione commerciale della Unione Europea, gli elevati costi energetici e l'aumento dei costi dell’anidride carbonica.
Proprio su questi aspetti, stando a quanto appreso dalla Gazzetta, si è incentrato il confronto di ieri tra ArcelorMittal e Regione Puglia perché la decisione avrà un impatto anche a Taranto, dove il rallentamento dell’aumento della produzione dovrebbe far concludere il 2019 con poco più di 5 milioni di tonnellate di acciaio liquido al posto dei 6 milioni previsti. Sul piatto c’è il rifacimento dell’altoforno numero 5, il più grande del siderurgico di Taranto e di tutta Europa, con le sue potenziali 12.500 tonnellate di acciaio al giorno producibili, la metà della capacità produttiva installata. Il piano industriale di ArcerlorMittal prevedeva 250 milioni di euro per rifarlo, considerando che è fermo dal 2015 per fine ciclo. Tra il rifacimento in maniera tradizionale, nel solco del ciclo integrale che caratterizza il siderurgico di Taranto, o invece farlo ripartire utilizzando tecnologia green, passa il futuro dell’acciaio made in Puglia, con tutto quello che ne può conseguire in termine di emissioni inquinanti e impatto sulla salute di operai e cittadini.


Jehl ha illustrato a Emiliano la nuova tecnologia, studiata dai tecnici di ArcerlorMittal, che punta alla riduzione delle emissioni di co2, creando bioetanolo dai gas di scarico della produzione dell’acciaio usando microbatteri. Il nuovo impianto è in via di sperimentazione a Gent, in Belgio, dove c’è un siderurgico simile se non come taglia sicuramente come impostazione impiantistica a quello di Taranto. Il nuovo sistema abbatterà drasticamente le emissioni nella lunga fase di transizione verso l’affermazione di tecnologie più verdi: in particolare con la conversione dell’anidride carbonica in bioetanolo e la ri-trasformazione in carbonio per rialimentare il processo di riduzione del minerale di ferro in altoforno. Si tratta di una strada sulla quale ArcelorMittal ha investito 250 milioni di euro per rendere le prestazioni compatibili con la produzione industriale. Rifare Afo5 con questa nuova tecnologia è stata una delle richieste fatte da Emiliano, che ha molto insistito anche sul tema della messa in sicurezza della fabbrica alla luce delle numerose segnalazioni giuntegli nei giorni scorsi. Temi sui quali Jehl si sarebbe detto pronto ad avviare un confronto continuo e costante in sede tecnica con il capo dipartimento Ambiente della Regione Puglia Barbara Valenzano.

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