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Lecce, la fame sportiva di Sticchi Damiani e i «gioielli» del mercato

Lecce, la fame sportiva di Sticchi Damiani e i «gioielli» del mercato

Sticchi Damiani premia l'Mvp della B Coda

Il nuovo progetto da costruire dipenderà dalla sostanza economica. Si riparte da Lucioni, Hjulmand e Strefezza?

07 Maggio 2022

Redazione online

LECCE - Avvocato in diritto amministrativo, specializzato nel settore degli appalti pubblici, professore ordinario all’Università di Lecce (in Diritto Amministrativo e Diritto dell’Ambiente) dal 2008, dopo la sua laurea con tesi sperimentale «L’atto amministrativo comunitario» da 110 e lode nel 2000, autore di numerose pubblicazioni accademiche, vicecapo di Gabinetto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, ha nelle sue radici la passione per lo sport giallorosso. E' questo l'identikit di Saverio Sticchi Damiani, 46 anni di Galatina, presidente dell'Unione Sportiva Lecce. La sua famiglia ha lo sport nel cuore, visto che suo zio Angelo Sticchi Damiani, classe 1954, presidente dell'Automobil Club d'Italia, dal 2021 è vicepresidente onorario della Federazione Internazionale dell'Automobile, la «mamma», per intenderci, della Formula Uno. E Sticchi Damiani «Senior» è infatti colui che ha salvato il Gran Premio d'Italia di Monza. Suo nipote Saverio ha riscritto la storia calcistica leccese quando ha creato la cordata di imprenditori che, il 9 novembre 2015, è diventata proprietaria dell’US rilevandola dalla famiglia Tesoro. La stessa, il 18 giugno 2012, l’aveva acquistata dalla famiglia Semeraro, per 18 anni al timone del club.

La terza promozione dell'era Sticchi Damiani e il ritorno di Corvino

Da quando Saverio Sticchi Damiani guida il Lecce, in sette stagioni del professionismo del calcio, ha firmato tre promozioni: la prima in B nel 2018 e le altre due in serie A, rispettivamente nel 2019 ed oggi nel 2022. La costruzione della squadra avviene sull'asse leccese direttore sportivo-direttore tecnico, formata dal classe 1974 di Copertino Stefano Trinchera e dal classe 1949 di Vernole Pantaleo Corvino. Quest'ultimo costituisce un pezzo della storia del Lecce, visto il suo primo impatto dal 1998 al 2007 da abile talent scout, portando alla ribalta nazionale e internazionale giovani cresciuti nel vivaio del club giallorosso (la cui Primavera, allenata da Rizzo, vince, tra il 2003 e il 2005, due scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa) ed elevando la parabola di gente semisconosciuta come Božinov, Chevantón, Vučinić, Ledesma e Konan. Il suo ritorno al club leccese dopo 15 anni, entrando dalla porta dirigenziale.

E' già mercato: le sirene dell'Inter per Hjulmand, i dubbi parmensi di Coda

Dopo l'ultima operosità di mercato che, nella finestra festiva dicembre/gennaio, ha portato i calciatori Asencio, Simic e Faragò, il Lecce è già a lavoro per mettere in cantiere la squadra che affronterà la sedicesima serie A della sua storia. Una delle prime voci non fa certo piacere alla piazza salentina, visto che il Parma avrebbe bussato alla porta per riprendersi l'attaccante Massimo Coda, provando a sfruttare una clausola non troppo esosa presente nel contratto con scadenza 2024. Col club emiliano, nel 2014-2015, e col Benevento, nel 2017-218, il giocatore campano ha segnato i suoi unici gol in serie A, rispettivamente 2 e 4 a stagione. Un altro «gioiello» del Lecce che intriga la concorrenza è l'incontrista danese, classe 1999, Morten Blom Due Hjulmand. Sulla sua orbita si è messa l'Inter, pronta a spezzargli il legame col Lecce che ha come scadenza contrattuale il 30 giugno 2024. Al giocatore nordico (oggi dal valore di 20 milioni di euro) sarebbe interessata anche la Juve. Ma restando in tema Inter, il club salentino si vocifera abbia aperto le «indagini» sul portiere della gaffe «astronomica» Radu, che ha consegnato lo scudetto nelle mani del Milan. Una pista che il Lecce batterebbe vista la scadenza di contratto di Gabriel, il quale però è umanamente legato alla piazza giallorossa.

Ipotizzare la rosa della prossima stagione del Lecce non è facilissimo. Il club dovrebbe ripartire da pezzi affidabili come il centrale Lucioni che ha nella serie A un'isola bella dove sfogare la sua maturità calcistica, il mediano Hjulmand anima del gioco, l'ambita ala gol vizio del gol Strefezza, il vitale terzino Calabresi e la promessa della porta Plizzari come prestito da rinnovare via Milan. Restando in tema gioventù, profili interessanti giungono dal «giacimento» della Primavera. Gli esempi portano al portiere rumano Alexandru Borbei (tratto stagionale in panchina in B), all'attaccante di Gallipoli Samuele Oltremarini e al compagno di reparto di Erchie Giulio Carrozzo. Pedine salentine che ambiscono ad entrare nella «fortezza straniera» della prima squadra.

I milioni nelle casse del club come «appeal» della serie A

In vista della serie A la sostanza economica c'è nel progetto Lecce. Il club, di partenza, conta sui 25-30 milioni di euro di introiti previsti per una matricola del massimo campionato italiano. Il prezioso bilancio finanziario passerà attraverso le mani e le idee del pacchetto societario che ha visto un mese fa la new entry dell'imprenditore top dell'abbigliamento Luciano Barbetta. Il socio neretino ha trovato la tavola apparecchiata dai padroni di casa: Sticchi Damiani presidente, Renè De Piciotto (la maggioranza delle quote al 35% all'ex banchiere coi dubbi sui bilanci della piazza salentina), il manager di formazione bancaria e vicepresidente Corrado Liguori, l'altro vicepresidente autodichiaratosi «tifoso del Lecce» Alessandro Adamo, la famiglia Garofalo leader sulla piazza del settore assicurativo con Silvia Garofalo terza donna ad entrare nel Cda della storia del Lecce. Questo l'attuale mosaico dirigenziale che varca la serie A, con l'obiettivo di costruire un nuovo progetto. Dentro e fuori dal campo.

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