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L’astro nascente del nuoto italiano, l’atleta azzurra più giovane a debuttare in un campionato italiano (a 14 anni e sei mesi), battendo il record di precocità della Divina Federica Pellegrini. Argento ai Mondiali in vasca lunga in Corea un anno fa nei 50 rana e oro ai Campionati europei in vasca corta a Glasgow a dicembre 2019, sempre sulla stessa distanza. Benedetta Pilato, per tutti Benny, è la nuova speranza dello sport pugliese, e non solo. L’Italia l’ha scoperta quando è esplosa a Gwangju e in questi giorni se la coccola dopo il record mondiale juniores di qualche giorno fa al Sette Colli, sempre nei suoi 50 rana. Un crono con cui ha anche ritoccato il primato italiano. Benny sorride, si gode il momento e continua a virare come se niente fosse, con la naturalezza di una ragazzina che riesce a tenere fuori dall’acqua le pressioni concentrata e determinata sugli obiettivi da raggiungere.

Ci dica la verità: quanto ci pensa a Tokyo?
«Prima del rinvio all’anno prossimo non ci pensavo tanto, ora di più, lo ammetto. C’è più tempo di lavorare, ma non è un’ossessione, non lo è mai stata. Non sono preoccupata se non dovessi centrare questa Olimpiade. Per altro sapevo di poter migliorare nei 100 rana, ma non credevo nemmeno di riuscirsi così tanto».

Quasi due secondi lo stesso anno, un secondo quest’anno ai regionali a Casarano. Un crono confermato anche al Sette Colli. È vero che i tempi non si fanno sulla carta, ma se tanto mi dà tanto ci sono margini…
«Certo, ci sono, non resta che allenarmi. Ma, ripeto, Tokyo non è la mia ossessione. Già qualificarmi sarebbe un sogno».

Ma pensa più a Tokyo o a Parigi?
«Più a Parigi, sicuramente. Spero di essere pronta per allora, il tempo è dalla mia parte. E poi forse inseriranno i 50 rana per ai Giochi del 2024, è una cosa di cui si parla e che ovviamente spero».

Quanto è stato difficile questo lockdown?
«Mi sono allenata a marzo in palestra e in piscina, poi ad aprile ci siamo dovuti fermare tutti. Un po’ mi è servito questo stop anche perché l’anno scorso la stagione è finita il 26 agosto e poco dopo è ricominciata la scuola. Non c’è stato nemmeno il tempo di rifiatare. Ovviamente questo periodo di blocco ha penalizzato noi nuotatori perché il nuoto è uno sport particolare, c’è bisogno del contatto quotidiano con l’acqua, se manca la materia prima come fai? Poi non siamo abituati a fermarci così a lungo, anche d’estate non ci si ferma mai più di un mese».

Quanto l’ha cambiata questo anno?
«Questo periodo di stop mi ha fatto crescere tanto. L’anno scoro ogni volta era la prima. Quest’anno è stata la prima stagione con i grandi e c’è stata tanta emozione, peccato per come sia andata, ma c’erano ovviamente problemi più importanti da gestire».

Il primo incontro con Vito D’Onghia?
«Non me lo ricordo. Ma non dimenticherò mai quando è venuto sotto casa con il motorino per convincere i miei genitori a farmi gareggiare. Non avevo 6 anni»

Ci racconti…
«Mio papà aveva fatto nuoto a livello agonistico, non voleva assolutamente che io percorressi questa strada. Ma Vito ci aveva visto lungo. Lui insisteva, “solo una gara”, diceva, poi basta. Allora venne a casa un pomeriggio con il motorino per farsi avere dai miei una foto per il tesseramento in propaganda. Alla fine è riuscito a convincerli».

E meno male, verrebbe da dire…
«Già, anche perché è ovvio che il suo “solo una gara” era una scusa».

Lo fa arrabbiare molte volte?
«Dipende. Bisticciamo spesso, ma abbiamo un rapporto di amicizia. Lui dice che io voglio avere sempre ragione, ma io dico la stessa cosa di lui. E poi io sono molto permalosa, ma sappiamo come prenderci».
Dove deve migliorare Benny Pilato nel nuoto?
«In tante cose. Devo allenarmi ancora molto. Soprattutto devo concentrarmi su aspetti specifici: virate, tuffi. Lì devo crescere».

È vero che da grande vuole fare il medico?
«Magari, mi piacerebbe. Ma è una scelta che va ponderata bene, soprattutto se gli impegni con il nuoto dovessero aumentare».

Flavia Pennetta e Roberta Vinci hanno speso ottime parole su di lei sulla Gazzetta.
«Le ringrazio, mi hanno molto colpito. Con Roberta mi sento spesso, spero di poter essere alla loro altezza».

La sente la responsabilità di Taranto sulle sue spalle?
«Non la sento, ma sono orgogliosa di essere tarantina, sono fiera di questa appartenenza».

Nella sua città ci saranno i Giochi del Mediterraneo…
«Ci penso perché sarà bellissimo poter ospitare un evento di tale portata e soprattutto è una grande possibilità di un miglioramento degli impianti e di nuove strutture».

Come si trova all’Aniene?
«È stato un anno bellissimo, sono orgogliosa di far parte di questo club. È una società che offre tante possibilità e nella quale ti senti sempre a casa. Anche chi come me o come Elena (Di Liddo, ndc) è distante fisicamente. Mi sento parte di questa famiglia ogni giorno e anche quando sono a Roma sono tutti sempre gentilissimi. Non solo Gianni Nagni (responsabile della sezione nuoto, ndr) che è una persona straordinaria, ma tutto lo staff, dalla segreteria alle signore delle pulizie».

Si può avere amici nel nuoto?
«Con i ragazzi in cui mi alleno a Taranto c’è un buon rapporto, siamo una bella squadra e andiamo molto d’accordo. Ho tanta empatia con gli atleti della Nazionale giovanile. C’è sincerità, voglia di scherzare e di divertirsi insieme. L’amicizia è possibile, oltre le gare».

Se non ci fosse stato il nuoto che sport avrebbe fatto?
«Papà voleva farmi fare tennis, io avrei voluto fare tutto. Ma forse è andata meglio così».
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12. FINE - Le precedenti interviste sono uscite il primo (Pennetta), l’otto (suor Giovanna Saporiti), il 15 (Quadarella), il 22 (Di Francisca) e il 29 giugno (Camellini); il 6 (Piccinini), il 13 (Bevilacqua), il 20 (Vinci) e il 26 luglio (Idem); il 3 (Dallapé) e il 10 agosto (Ferrari)..

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