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L'inchiesta

Elezioni a Bari, «Il Municipio 4 è in crisi sia il primo della lista»

Sprint verso la presidenza tra Albergo, Lisco, Quaranta e Saliano

Elezioni a Bari, «Il Municipio 4 è in crisi sia il primo della lista»

BARI - È il «corno d'Africa» della città, per via della configurazione geografica somigliante al continente nero (di nero qui, a parte qualche migrante, c'è il fumo dei continui roghi appiccati nelle campagne). Ma, se vogliamo, anche per la contrapposizione tra le... miniere archeologiche disseminate e il degrado di alcune aree abbandonate a se stesse, comprese alcune di pregio storico. La insufficienza di servizi e la carenza di infrastrutture, alcune attese da decenni, compongono un quadro, se non da terzo mondo, da terzo livello nella considerazione delle istituzioni. Il Municipio 4, il più vasto della città, con i suoi 35 chilometri quadrati (complicato, dunque, da monitorare e preservare, perlomeno nella zona rurale) è formato da tre ex frazioni: Carbonara, Ceglie e Loseto. I residenti sono 38.734 (19.863 femmine e 38.734 maschi), di cui 34.499 aventi diritto al voto nelle prossime elezioni amministrative del 26 maggio. Conclusa l'esperienza di Nicola Acquaviva, si andrà alle urne per eleggere il prossimo presidente tra Grazia Albergo (centrosinistra), Saverio Lisco (Baricittàperta), Nicola Quaranta (centrodestra) e Vito Saliano (Movimento 5 Stelle).

CARBONARA A un estremo, nella lingua confinante anche con Japigia e Triggiano, c'è il Maab, ritenuto erroneamente ubicato a Mungivacca. Disputa topografica a parte, al di là della linea ferroviaria c’è il Mercato agroalimentare barese, inaugurato un decennio fa e in stato di abbandono, una struttura che il candidato sindaco Irma Melini vorrebbe attivare facendovi confluire le imprese del Moi (il Mercato ortofrutticolo all'ingrosso) di via Caracciolo. Difficilmente, stando ai sondaggi, diventerà primo cittadino, cosicché il destino sarà eventualmente ridiscusso da altri un... domani. Domani, del resto, è la parola chiave di questo Municipio. Dà, tra l'altro, il nome a un complesso residenziale posto all'altra estremità del quartiere, tra la statale 16 e la Modugno-Carbonara: Baridomani, appunto. Attratti probabilmente anche da una denominazione così promettente, la speranza di un futuro migliore si è però trasformata in un refrain fastidioso. Quando si farà l’asilo? Domani. E la parrocchia? Domani. E il giardino? Domani. Se non fosse che a mancare sono pure l’illuminazione e una rotatoria, indispensabile per permettere ai residenti un ingresso e un’uscita più agevoli. Qualcuno recentemente si è proprio inviperito: «Ennesima beffa in questo quartiere! Oltre ad essere ancora in un cantiere - si legge sulla pagina Facebook del Comitato Baridomani - oltre a non avere posti sufficienti per le nostre macchine in quanto il parcheggio è ancora chiuso, oltre al resto, da questa mattina un camion vela occupa impropriamente e in modo del tutto incivile i posti auto per pubblicità elettorale. Noi siamo stanchi di continuare a subire questi comportamenti».
Per ora ci si accontenta di una nuova isola ecologica, della segnaletica realizzata per perimetrare le altre due già esistenti e della sostituzione di alcuni cassonetti rotti. A Baridomani con il conferimento dei rifiuti sono quindi a posto, in attesa della prevista illuminazione pubblica e dell’installazione delle telecamere che fungano anche da deterrente al fenomeno della prostituzione, diffuso proprio intorno al Parco dell’Amore. La zona in quanto a immondizia e mercato del sesso deve essere davvero molto attraente (anche vicino all’insediamento, affacciato al... canalone, di Torre Tresca), visto che intorno allo stadio San Nicola le gare con più spettatori, piuttosto che le sporadiche della Bari, sono quelle per l’accaparramento della... mercanzìa migliore (a volte anche di piccolo taglio, come ci hanno fatto sapere nel dettaglio le cronache nera e giudiziaria). La piaga dei fuochi, però, non riguarda tanto il riscaldamento invernale e notturno delle lucciole (e dei gigolò, e dei gay, e dei transessuali...), quanto le continue fiamme divampanti sui suoli agricoli delle aree incolte presenti fino a Santa Rita. Nel periodo (cinque mesi nel 2018) del monitoraggio da parte dei Rangers d’Italia furono censite oltre 50 discariche in un’area dove si intrecciano prostituzione, abbandono di rifiuti, deposito di mezzi rubati e roghi tossici. Tanto da indurre i criminali a spostarsi, perlomeno per bruciare e ricavare metalli (rame soprattutto), anche in altre zone, fino ad arrivare a Ceglie e a Loseto. «Il nostro auspicio - afferma Silvana Natola, dell’associazione Cittadini Primi - è che si possa replicare l’esperienza dei Rangers e che il nuovo presidente del Municipio possa da subito prendere un impegno affinché il controllo del territorio e la salvaguardia dell’ambiente diventino una priorità. Servono controlli, video e foto trappole. La bonifica deve essere l’extrema ratio, a causa dei costi di gestione che richiede, delle tempistiche estremamente lunghe per il completamento e dell’inefficacia reale visto che in poche settimane, senza un controllo, le zone bonificate tornano ad essere una discarica».
Santa Rita ne sa qualcosa, come se non avesse altre questioni da risolvere. Sentendosi componenti di un'unica comunità (di fronte all'Ospedale Di Venere siamo a Carbonara; da via Cascia, già prima della Chiesa di Santa Rita, siamo invece a Ceglie), i residenti, a ben sentire, difendono l’abitato in cui risiedono, ma non possono fare a meno di sottolinearne le disfunzioni e le criticità. Cava di Maso è diventato un problema dopo l’alluvione del 2005 e lo resterà fino a quando non ritornerà a essere un parco, come nelle intenzioni dell’Amministrazione uscente. Per il momento, si sta procedendo al consolidamento della parete Nord su cui insistono le palazzine a rischio crollo di via Rocco di Cillo 18: «La bellezza del quartiere - afferma Francesco Gatto, uno dei condòmini - è data dalla forma residenziale dello stesso, fuori dal caos cittadino e provvisto di aree di socializzazione che potrebbero divenire veramente il fulcro dell'intera zona, ma che, purtroppo, sono letteralmente abbandonate al proprio destino. Faccio l'esempio di piazza Sandro Pertini, lungo via Rocco Dicillo, sicuramente confortevole e bene attrezzata, ma lasciata in balìa degli eventi. Vi si annidano gruppi di piccoli vandali che non disdegnano di danneggiarla, deturparla con lancio di bottiglie di vetro e di occuparla fino a notte inoltrata con schiamazzi e disturbo della quiete senza alcun ritegno. Presenza di agenti di polizia: zero. Interventi su richiesta, fatti più volte: zero. Il risultato è che difficilmente si può utilizzare quell'area nell'interesse di tutti. I servizi, poi, andrebbero potenziati anche dal punto di vista commerciale. La Cava Di Maso pare finalmente rinascere. Per ora siamo riusciti a ottenere il consolidamento della parete. Non so cosa ne diverrà, ma spero che prima o poi aiuti il quartiere a prendere lo slancio che si merita. Finché è stata in vita, le aree sportive sono servite veramente tantissimo ed io stesso, organizzando incontri sportivi, riuscivo a far venire gente da quartieri più lontani».
Peraltro, Santa Rita è prevalente nel progetto di Parco Lama Picone, il cui obiettivo è restituire le aree abbandonate della campagna con modalità di gestione innovative (boschi didattici, agricoltura sociale), riqualificando anche percorsi di interesse storico-culturale e archeologico che caratterizzano (come già accennato in apertura) il territorio. Più a breve termine, sono in programma altre manutenzioni improrogabili: gli interventi per l’edilizia residenziale pubblica. Ci saranno: l’adeguamento degli ascensori, la sostituzione delle caldaie e degli infissi, il rifacimento degli impianti elettrici, la sistemazione delle aree esterne agli edifici. Certo, per qualcuno (vedi i residenti di via Ranieri) è improcrastinabile il prolungamento della strada dove si abita, ma sono decisamente più importanti la realizzazione della fogna bianca (in dirittura d’arrivo) e la riqualificazione del centro storico (più a lunga scadenza), opere che riguarderanno sia Carbonara sia Ceglie. «Indubbiamente - afferma Natola - servirebbero iniziative a livello locale per ascoltare esigenze e criticità del quartiere: crediamo che promuovere strutture preposte, come l’Ufficio relazioni con il pubblico di piazza Umberto I a Carbonara, possa servire a diminuire la distanza tra istituzioni e cittadini, facendo sentire questi ultimi meno soli e abbandonati. Poi ritengo che tutto il Municipio 4 necessiti di politiche a favore della cura del bene pubblico e dell’ambiente. Servono, inoltre, iniziative in un territorio che risulta attualmente sprovvisto di incubatori culturali». E, a dire il vero, anche di impianti sportivi (c'è il Palacarbonara, qualche struttura privata...). Altrimenti non si spiegherebbe la difesa a spada tratta del campo «Leo Dell’Acqua», al confine tra Carbonara e Ceglie, dove, nell’ambito di uno studio per migliorare la viabilità, con annesse pedonalizzazioni di alcune strade e riduzioni di posti auto, si è pensato di realizzare un parcheggio, subordinato però all’individuazione di un’area alternativa su cui realizzare il nuovo campo sportivo tra gli ex campi Cral della Rai a Ceglie e una zona nei pressi di via Manzari, sempre a Ceglie, ma molto vicina a Carbonara (a pochi passi dalla scuola media Manzoni-Lucarelli). L’idea è di far diventare il vecchio impianto, che non ha le autorizzazioni per l’agibilità da parte di Coni e Federcalcio, una superficie per la sosta temporanea, utilizzando via San Marco e via Donizetti per l’ingresso e l’uscita dei veicoli. Peraltro, si inserisce in un intervento complessivo di riqualificazione che prevede una nuova area verde con campi polifunzionali da basket e attrezzature ludiche per bambini.

CEGLIE Come si può notare, Carbonara e Ceglie, a dispetto di un’antica rivalità, hanno molto in comune, tanto che percorrendo via Vittorio Veneto, a partire da piazza Umberto I a Carbonara, nemmeno ci si accorge di essere in via Roppo a Ceglie, ritenendo erroneamente che il confine sia all'altezza della biforcazione da cui parte via Umberto I, la lunghissima strada che oltrepassa il cimitero arrivando fino a Valenzano. Anche qui (a Ceglie), come a Santa Rita, si procederà alla manutenzione delle case popolari (in più sono previsti nuovi alloggi per soggetti con disabilità nella zona 167). Anche qui, come detto, arriverà il cantiere della fogna bianca. Anche qui ci sarà la riqualificazione del centro storico (e, tra pochi mesi, il rifacimento di Piazza Diaz con verde e arredi). Anche qui si potrebbe rifare il ragionamento sui terreni agricoli devastati dai roghi dolosi. Quindi, proprio per non ripeterci, è il caso di lasciare lo spazio dedicato a questo quartiere per decantarne le meraviglie ereditate dal passato. «In realtà anche Carbonara ha i suoi gioielli - afferma Giuseppe Laricchia, fondatore e presidente dell’associazione culturale Kailìa, citando, tra gli altri, gli ipogei di Santa Candida, Torre Ciccio e Martinez -. Ogni punto della nostra città ha una propria identità da scoprire e valorizzare. Ceglie del Campo nasconde e custodisce il tesoro che la rappresenta e la caratterizza. Intanto, le due necropoli: una adiacente alla cappella di Maria SS. di Buterrito e l’altra inserita nel complesso dell’istituto scolastico Calamandrei, ritenuta da tutti scuola museo. Poi, i resti di quelli che sono i 5 km delle mura appartenenti alla cultura greca, un castello (sede dell’associazione Kailìa, ndr) sottoposto a vincolo archeologico, che custodisce nelle sue fondamenta l'opus reticolatum, una tecnica costruttiva utilizzata nel periodo romano e sulla quale poggia una torre normanna. E ancora l’edificio ad archi in largo Orologio Vecchio, sede della Magnifica Universitas, nella quale avvenivano gli incontri pubblici degli amministratori locali; la chiesa matrice Santa Maria del Campo e della Pietà, con un campanile del 1400 e con il dipinto su stele calcarea dell’immagine di Maria SS. Del Campo, patrona di Ceglie. L’associazione, nata con l’obiettivo di approfondire e divulgare alle nuove generazioni la storia dell’antica Ceglie, cerca di recuperare questo borgo. Molte strutture sono oggi purtroppo discariche a cielo aperto. Ricolme di immondizia sono per esempio le mura e l’antica abazia di Sant’Angelo. Stesso discorso, in alcuni tratti, per i letti delle lame Picone e Fitta».

LOSETO L’intero nucleo residenziale di Loseto, compresa la zona 167, rientra negli ambiti previsti dal recente bando del Comune a sostegno delle piccole imprese commerciali attivate nelle aree più depresse della città. Ce n'era davvero bisogno perché, in quella che è la ex frazione più piccola (e anche la più lontana) della città (è più vicina a Valenzano e a Bitritto), gli esercizi aperti si contano sulle dita delle mani. Ed è proprio in uno di questi, finito in una polemica... elettorale, che abbiamo deciso di incontrare e ascoltare i residenti: il bar dell'Arco, situato in piazza Vittorio Emanuele III, la piazzetta della chiesa di San Giorgio Martire, in pieno borgo antico. Nicola Assunto, 37 anni, figlio della titolare, non ha molta voglia di discutere («ci hanno messo in mezzo, ma qui pensiamo solo a lavorare»). Qualcuno ha dato il locale già per chiuso, o quasi. Ma dopo 33 anni di attività, a quanto pare c'è voglia di resistere («si lavora, si vive, si va avanti»). Armarsi di pazienza, del resto, è la qualità principale degli abitanti di Loseto, alle prese con questioni che definire annose è riduttivo. Qualcosa si muove, ma, siccome non è la prima volta, si preferisce andare cauti. «Dal Comune ci hanno assicurato - afferma Vito Angiulli del Comitato Un progetto per Loseto, 1.700 firmatari - che la deliberazione di affidamento della progettazione a Terna per lo spostamento dei tralicci avverrà questa settimana. È una richiesta che avanziamo da sempre». Si può dire, sin dalla costruzione delle case popolari, poste a poche decine di metri ed esposte all’inquinamento elettromagnetico. Per questo si attende l'arretramento di tre linee di distribuzione elettrica (una da 380 e due da 150 kilovolt), innanzitutto per scongiurare effetti sulle persone, visto che c’è chi le associa ad alcuni decessi per cancro («si vive con la paura per la propria salute - afferma Natola di Cittadini Primi - temendo un impatto determinante con l’ambiente circostante») e anche per rimuovere un ostacolo allo sviluppo del quartiere, bloccato peraltro dall’autostrada, verso Bitritto, e dalla lama Baronale, verso Valenzano. «ll parco urbano di Loseto - spiega Angiulli - diverrà il più grande di Bari con 60mila metri quadri di superficie. Dei tre lotti, il primo è già realizzato per una superficie di poco più di 6mila metri quadri, il secondo di 20mila metri quadri è destinato ad attività ricreative (è nella seconda annualità del Piano triennale delle opere pubbliche 2019-2021, ndr) e il terzo (terza annualità, ndr), di oltre 34mila metri quadri, è di raccordo con la campagna circostante, dove sono previsti orti urbani e una tensostruttura. È da qui che verrebbero allontanati i tralicci (il quadro economico prevede per lo spostamento 1,1 milioni di euro, ndr)».
A Loseto, però non si sentono soltanto ingabbiati (e in pericolo). Sono affetti (giudicate voi se trattasi di patologia psicosomatica) dalla sindrome da... isolamento. C’è sempre l’auto, per carità, ma da quelle parti ci si chiede se per caso siano figli di un dio minore, non tanto per aver perso una linea Amtab (la numero 6) delle tre provenienti dalla città (restano 11 e 11/), ma per non riuscire a usufruire di un servizio annunciato sin dalla fine degli anni 80, nel periodo delle trasformazioni legate al Mondiale di calcio del 1990, che avrebbe dovuto offrire l’opportunità agli abitanti di spostarsi velocemente prendendo la metro (la Bari-Bitritto, con fermate anche a Carbonara e Loseto). L’infrastruttura esiste, ma il binario è... morto e va resuscitato. «Anche in questo caso - afferma Angiulli - qualcosa forse si muove grazie all’interesse di Giovanni Giannini, assessore regionale ai Trasporti, il quale qualche giorno fa ha finalmente, seppur ufficiosamente, garantito la convocazione di una riunione tra i soggetti interessati ed il sindaco. Ad oggi, Decaro ha promesso una lettera di sollecitazione al Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli per accelerare le procedure di consegna dalle Ferrovie appulo lucane alla Regione per l'affidamento a Trenitalia (Rfi è di fatto l’unico soggetto qualificato per la gestione ndr), presupposto indispensabile per il collaudo formale e la messa in esercizio della linea».
L’intrigo burocratico («il gatto che si morde la coda», lo definisce Angiulli) merita un’inchiesta a parte. In questa invece ci sono altri aspetti da evidenziare. Ad esempio, il fatto che l’isolamento non si limita a Loseto rispetto al resto del... mondo, ma è anche una condizione tutta interna al quartiere, spaccato a metà da via Trisorio Liuzzi: da una parte la zona vecchia, dove c’è l’ufficio postale, una scuola elementare (il plesso «Carmela Ciniglio», sede distaccata dell’istituto comprensivo Giovanni Paolo II-De Marinis di Carbonara), il cimitero e la futura fermata della metro; dall’altra l’insediamento più recente, dove peraltro è prevista la costruzione di edifici scolastici (per primaria e secondaria di primo grado) tra via Valenzano e via Minervini. «L’attraversamento è un problema - spiega Angiulli - a causa dell’alta velocità di percorrenza di via Liuzzi. Va dunque trovata una soluzione. Qui non ci facciamo mancare nulla: anche raggiungere il medico di base può essere un problema. Recentemente ne era rimasto soltanto uno (per circa 4mila abitanti, di cui 650 nella parte antica, ndr), poi fortunatamente ne è arrivato un altro. In quanto alla scuola, ci sono stati sottratti soldi spostati per le esigenze di altre periferie. Nessuna intenzione di alimentare una guerra tra poveri, sia chiaro, ma noi aspettiamo ancora il nostro turno. Diciamo la verità: le periferie devono diventare la priorità dell’Amministrazione comunale, devono essere in cima alla lista degli interventi. Prendiamo il nuovo cimitero. C’è il collaudo, ma è un’opera in degrado per il mancato uso. Ci vuole un’accelerazione della progettazione esecutiva della manutenzione straordinaria. Sono stati già trovati e stanziati 250mila euro, ma aspettiamo dal gennaio del 2017. Infine, abbiamo segnalato da tempo la scarsa sicurezza e lo scarsissimo livello di manutenzione del Parco don Vito Marotta (per la cui riqualificazione è previsto un intervento da 100mila euro incluso nella prima annualità del Piano delle opere pubbliche, ndr). C’è anche la promessa di procedere intanto all'immediata rimozione della recinzione sul lato di via Nuzzi, lasciando il solo muretto a secco. Ripeto, massima disponibilità da parte nostra, nessuna intenzione di andare allo scontro. Noi del Comitato vogliamo solo il bene del quartiere. Però, aspettiamo, una buona volta, fatti concreti». Domani è un altro giorno...

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